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D’Alfonso pizzicato con Marcantonio: «appalti truccati prima del bando»

Tre inchieste della procura de L’Aquila creano scompiglio nella giunta D'Alfonso

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D’Alfonso pizzicato con Marcantonio: «appalti truccati prima del bando»

Marcantonio e D'Alfonso

ABRUZZO. Mattinata che si ricorderanno in molti. Carabinieri e polizia ovunque a fare il carico di carte, faldoni e backup di hardisk. Polizia giudiziaria negli uffici della Regione a L’Aquila, in quelli della presidenza della Giunta ma anche in qualche casa in cerca di riscontri precisi.

Quali per ora non è dato saperlo.

Di certo si intrecciano due inchieste diverse, unite dallo stesso pm (Antonietta Picardi) della procura de L’Aquila. Oggi le due indagini, in perfetta sinergia, hanno prodotto acquisizione di atti e perquiszioni a tappeto e due proroghe delle indagini per D’Alfonso ed altri.

Sette indagati nell’inchiesta condotta dai carabinieri su Palazzo Centi e sette in quella che riguarda un progetto del Masterplan a Lettomanoppello e le ristrutturazioni delle case popolari di Pescara condotta dalla Squadra Mobile.

Un punto di congiunzione tra le due inchieste c'è per certo ed è un comune indagato: Gianluca Marcantonio, rampante professionista sponsorizzato da D’Alfonso e da lui fatto nominare all’interno del Consiglio dei lavori pubblici grazie all’intercessione con il presidente delle Regioni, Stefano Bonaccini.

Non che la cosa sia passata sotto silenzio, anzi, D’Alfonso a settembre 2016 volle presentare Marcantonio in una conferenza stampa che destò ancora più attenzione quando si scoprì che lo stesso era amico di vecchia data del presidente ed era stato testimone a favore nel processo Housework per corruzione, finito con totali assoluzioni.



 MARCANTONIO E LO SPONSOR

Gianluca Marcantonio, 46 anni, architetto, oggi ha subito una perquisizione in ufficio ed a casa ricevendo contestualmente l’avviso di garanzia. Nella sua carriera professionale può vantare diversi incarichi alla Regione tra 2014 e 2015 (a guida dalfonsiana), anche per la demolizione dell’Ex Cofa, e, sempre, ai tempi di D’Alfonso al Comune di Pescara (ma anche di recente incaricato da Alessandrini).

Marcantonio nel 2006, mentre la famosa villa di Lettomanoppello di D’Alfonso era in costruzione, fornì consigli, dettagli e cronoprogramma così come dichiarò nell’aula 1 del tribunale di Pescara nel corso del processo.

Il governatore che non si schernì nel far risaltare il suo merito nella attività di lobbing e moral suasion nella nomina nell’organismo più importante per i lavori pubblici in Italia, chiarì anche che avrebbe «usato questa competenza e questa familiarità dal punto di vista della coincidenza con l'Abruzzo per tentare velocemente di risolvere tutte le partite aperte: i dragaggi portuali, il completamento della diga di Chiauci, il 'malloppo' della diga di Bisenti che vogliamo restituire ai cittadini e gli interporti che vogliamo riordinare. Useremo fino in fondo la bravura del Consiglio superiore - ha detto - come accaduto fino ad adesso per altre Regioni».

Come dire l’uomo giusto al posto giusto.

Un professionista da sfruttare al massimo che D’Alfonso ha fatto nominare appena pochi giorni fa anche dentro il comitato scientifico del Commissario per la ricostruzione del terremoto in centro Italia, Vasco Errani.

Marcantonio e D’Alfonso ora sembrano ulteriormente legati anche da queste due nuove inchieste, una del 2015 e l’altra del 2016, per le quali la procura di L'Aquila ipotizza reati di inquinamento delle procedure di appalti o di scelta del contraente.



ART. 353 BIS CP

Di certo a D’Alfonso viene contestata nell'inchiesta che riguarda il territorio pescarese la turbata libertà di scelta del contraente che è un reato recentemente introdotto per cercare di colpire tutte quelle attività svolte nelle fasi preparatorie degli appalti da imprenditori e pubblici ufficiali che vogliono orientarle ed eterodirigerle.

Si tratta di tutti quegli atti che vanno ad avvantaggiare il contraente -prescelto prima della gara- attraverso svariate azioni che possono essere la redazione a tavolino di un bando, la scelta dei requisiti da introdurre per “cucire su misura” la gara o più semplicemente fornire notizie utili a sbaragliare la concorrenza in sede di gara ufficiale. In ogni caso un inquinamento che avvelena la pubblica amministrazione ed il libero mercato.


Palazzo Centi

Palazzo Centi

L’APPALTO DI PALAZZO CENTI

Nel 2015 parte l’inchiesta sulla ristrutturazione post terremoto di Palazzo Centi, edificio importante e storico de L’Aquila danneggiato dal terremoto del 2009 e in attesa di essere recuperato. Importante perchè è sede della Regione Abruzzo.

I tempi sono lunghi, ci sono troppi intoppi, la gente che si avvicina poi si allontana, cambiano tecnici e commissioni ed il tempo passa. Qualcuno non ci sta e l’irritazione cresce e finisce che qualche voce arriva fino in procura dove aprono un fascicolo ed iniziano ad indagare ma nessuno lo sa.

Passa più di un anno di lavoro, discreto, e negli uffici della Regione si prepara l’appalto fino alla recente aggiudicazione: 13 mln di euro ad una ditta non esattamente notissima nè dalla lunga storia: Edil Costruzioni Generali Srl di Isernia.

Oggi i carabinieri sono andati a colpo sicuro ed hanno prelevato carte del procedimento, comprese quelle recenti, ma soprattutto hanno fatto copie di diversi hardisk di alcuni dirigenti.

D'Alfonso in questo filone non è indagato e lo spiega a fatica nel corso della giornata con tre note che hanno più l'effetto di confondere che chiarire. A metà giornata dice: «sono indagato in tre distinte vicende. Ritengo che la mia posizione sia assolutamente estranea a qualsivoglia fattispecie di reato e auspico un espletamento rapidissimo di ogni indagine. Ho fiducia nell’operato della magistratura così come ne avevo in passato, quando è stata sempre accertata la liceità delle mie condotte amministrative».

Evidentemente l'apprensione è tanta che ci si accorge solo nel tardo pomeriggio che D'Alfonso in realtà è indagato "solo" in due procedimenti e non in tre come da lui affermato. Infatti secondo la terza nota del presidente che arriva dopo le 17 nel filone di Palazzo Centi lui non sarebbe indagato ma oggi avrebbe solo ricevuto un ordine di esibizione di atti.

D’Alfonso di più non scrive e non precisa, non chiarisce i contorni delle vicende e non dice che -mentre invia ai giornali le sue dichiarazioni- anche il suo braccio destro Claudio Ruffini stava subendo una perquisizione da parte degli investigatori che sapevano dove cercare.
Gli altri indagati oltre il capo della segreteria di D'Alfonso, Claudio Ruffini, che nella passata legislatura è stato consigliere regionale del Pd, sono l'imprenditore Eugenio Rosa, amministratore delegato di Iciet Engineering di Castelli (Teramo), che è arrivata terza nella gara, i tre componenti della commissione di gara, i funzionari regionali Giancarlo Misantoni (presidente), l'architetto Roberto Guetti e l' ingegnere Silverio Salvi. Sotto indagine anche due progettisti: oltre a Gianluca Marcantonio anche Alessandro Pompa.

Inoltre nella nota del pomeriggio si parla anche di una terza inchiesta che riguarda Penne che per ora rimane ai più oscura e riguarda la vendita di un'ex scuola e D'Alfonso è indagato per corruzione.




IL MASTERPLAN GIA’ FA DANNI

Che tipo di relazione vi sia nel merito tra l’indagine dei carabinieri su Palazzo Centi e quella invece portata avanti dalla Squadra Mobile di Pescara non è chiaro ma la procura ed il pm sono gli stessi.

Qui i filoni sono due e riguardano un progetto nella zona di Pescara finanziato dal Masterplan per circa 4 mln e la ristrutturazione delle palazzine Ater di Pescara per 3,7 mln finanziate dalla delibera 7 del 2017 che non è stata pubblicata sul sito istituzionale (come del resto molte altre in violazione delle norme sulla trasparenza).

Le carte mancano pure sul sito dell’Ater e non può essere una coincidenza: forse per questo la polizia è stata vista anche lì a chiedere le carte al presidente Virgilio Basile nominato da D’Alfonso nel 2015 e che con lui risulta indagato in questa vicenda.

Dettagli ancora da chiarire e accuse da precisare e soprattutto provare quelle che ruotano intorno alla ristrutturazione delle case di via Caduti per servizio e via Salara vecchia che pochi mesi fa hanno caratterizzato uno scontro (l'ennesimo) tra M5s e D'Alfosno. A novembre vi fu una manifestazioni di protesta, capitanata da Domenico Pettinari, per la mancata ristrutturazione. D’Alfonso rispose con un sopralluogo e fece saltare fuori dal cilindro i milioni necessari per i lavori. Tempo un paio di settimane e furono partoriti finanziamenti, delibera e l’avvio per la gara di appalto.

La velocità però sembra essere stata cattiva consigliera.



GUAI PER IL DIRIGENTE DELLA PROVINCIA DI PESCARA

Le indagini passano anche per la Provincia di Pescara dove arrivano dentro la stanza del dirigente Paolo D’Incecco, più noto per la recente vicenda del piano neve e le turbine a Rigopiano.

Acquisizioni di atti e anche per lui un avviso di garanzia.

Gli altri indagati sono come detto Virgilio Basile, presidente Ater pescarese, Enrico Di Paolo, Tino Di Pietrantonio, geometra di Lettomanoppello, Carmine Morelli, ingegnere responsabile dell'ufficio manutenzione dell'Ater di Pescara.

La Regione dice, la Regione fa.

Come, lo dirà la procura de L’Aquila.



a.b.