ZONE GRIGIE

Hotel Rigopiano: una valanga di sviste all’ombra della politica /3

Dopo la strage aumentano le domande e si indaga molti aspetti

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Hotel Rigopiano: una valanga di sviste all’ombra della politica  /3

FARINDOLA. Un dato è certo: dopo il 2005 a Farindola c’è una epidemia generale di amnesia e le commissioni comunali per il rischio valanghe non si riuniscono più. Di colpo spariscono i rischi legati  a frane ed eventi nevosi e compaiono pian piano all’orizzonte «grandi progetti di rilancio del turismo locale».

Quello che è certo è che tutte le amministrazioni di quel periodo hanno sempre visto di buon occhio le iniziative imprenditoriali specie se provenivano dalla numerosa famiglia Del Rosso che avviò vari progetti di rilancio delle strutture presenti a Rigopiano e amici storici dello storico sindaco Antonello De Vico.

Nel 2007 i Del Rosso chiesero anche un ulteriore ampliamento del vecchio albergo inaugurato nel 1972 costruito sfruttando il rifugio Rigopiano costruito negli anni 30.

Ad ampliarlo per primo dal 1967 fu Ermanno Del Rosso, zio di Roberto, geometra che quando morì, intorno al 2000, lasciò l’albergo di montagna ai nipoti.

In realtà quella zona a 1200 metri sul mare che sale verso il Gran Sasso, da 40 anni è oggetto delle fervidi fantasie di imprenditori che avrebbero voluto realizzare una piccola «Campitello Matese» con grossi impianti e strutture ricettive. Si scelse però un altro tipo di turismo e di tutele del territorio e l’area è rimasta libera e destinata al pascolo.

C’è fermento in quegli anni a Farindola anche perché la politica per 30 anni l’ha fatta praticamente Antonello De Vico, il sindaco da sempre dal 1995 al 2014 con una brevissima pausa di 5 anni quando ha lasciato la poltrona a Massimiliano Giancaterino, e occupando il tempo guardando fuori dal paesello all’intera  provincia dove era assessore.

La voglia è quella di far fruttare il patrimonio naturale e non solo di Farindola per cui inizia la “campagna popolare” per spingere il progetto di Del Rosso che vuole costruire un resort di lusso con una spa.



TURISMO E IMPRESA

E’ il 2006 ed il sindaco Massimiliano Giancaterino, promette «a Rigopiano aumenteremo la capacità ricettiva per quel turismo di nicchia lontano dal "fai da te" privo di organizzazione. L'aspetto alberghiero è prioritario per incentivare le visite dell'area, anche in vista delle manifestazioni di spessore internazionale che ospiteremo. Abbiamo investito ingenti risorse per vincere questa sfida, siamo certi che incontreremo il favore del pubblico e delle istituzioni».

Le ingenti risorse avranno spinto anche il turismo «come risorsa pubblica» ma di certo hanno favorito l’impresa privata che è sempre stata ben vista e coccolata sia da Giancaterino che da De Vico con contributi comunali per feste ed eventi, lavori per mettere in sicurezza la strada provinciale prima nel 2009 con 200mila euro (De Vico) e poi di recente altri 100mila (Di Marco).

Il Comune, dunque, è d’accordo e il progetto per creare il resort di lusso piace e passa in consiglio comunale all'unanimità una bella variante al prg.

L’atmosfera in cui si forma la volontà dei consiglieri comunali di Farindola che decidono l’ampliamento del resort Rigopiano è cristallizzata negli atti del processo conclusosi a novembre 2016 che ha mandato tutti assolti dalle accuse di corruzione ma ha delineato un «zona grigia» moralmente inaccettabile ma non penalmente rilevante, come scritto in sentenza dai giudici.


In quel periodo (2006-2007) c’è malumore e iniziano a partire le denunce. Domenico Pettinari, all’epoca responsabile provinciale di Codici, denunciò l’occupazione abusiva di suolo pubblico (con recinzione per delimitare un parcheggio in uso all’albergo) poi firmò un esposto che fece scattare le indagini qualche anno dopo.

Nel frattempo i cugini Del Rosso costituiscono la società Del Rosso srl e fanno un leasing: in cambio di somme di denaro per i lavori di ristrutturazione.

A fine 2006 venne richiesto un permesso per una ristrutturazione edilizia.

Il 20 gennaio 2007, la Ditta Del Rosso s.r.l. presenta alla SUAP la pratica per la realizzazione del centro benessere.

L'intervento contrasta con il Piano Regolatore Comunale che viene cambiato.


A maggio 2007 è tutto un fiorire di Margherite ed il Pd è sovrano in Abruzzo ancora per un anno ed il presidente del Senato, Franco Marini, è l’abruzzese più illustre. E’ lui l’ospite d’onore per inaugurare il rifugio Tito Acerbo ed il camping affidati dal comune sempre alla ditta Del Rosso.

C’erano anche l’assessore regionale al turismo, Enrico Paolini, l'assessore provinciale alle risorse umane, Antonello De Vico, il sindaco di Farindola, Massimiliano Giancaterino, l'ex sindaco, Ugo Ciavattella, e i rappresentanti della società.

Si parla di «sviluppo del turismo» «di impresa sostenibile» «di posti di lavoro» e di «sinergie con il privato»

E fanno bene perché per tre anni si fanno grandi cose lassù grazie ai Del Rosso e il resort è bellissimo: alza prezzi e target ed è meta di personaggi famosi. Gli imprenditori Del Rosso finalmente sembrano aver raggiunto il loro obiettivo, poi, nel 2010, arriva il fallimento della srl dopo aver ottenuto prestiti di 2 mln di euro anche da Caripe appena un paio di anni prima. La fine coglie tutti di sorpresa ma l’albergo non chiude e poco prima passa di mano  ceduto per 50mila euro alla Gran Sasso Resort, che ha come amministratore il signor Bruno Di Tommaso, la sua società è quella che ha ricevuto in cessione un ramo di azienda della Montain Park srl (amministrata da Emira De Acetis, moglie di Del Rosso).

Dunque se è vero che l’hotel ha cambiato gestione e le società sono diverse è anche vero che tutto è rimasto in famiglia: Di Tommaso, infatti, risulta nipote della signora De Acetis e parente di terzo grado e dunque «in grado di conoscere quali fossero le reali condizioni economiche dell’azienda di cui andava ad acquisire le attività».

Sulle pratiche edilizie di ampliamento il Forum H2o ha depositato un esposto con una serie di rilievi che la procura dovrà ora verificare punto per punto.

Quegli esposti di 10 anni fa sui lavori al Rigopiano daranno luogo ad indagini e ad un processo che finirà in primo grado con assoluzioni dalle accuse di corruzione. Assoluzioni passate in giudicato per intervenuta prescrizione.


QUASI MEZZO MILIONE DI ACQUA REGALATA

Per i giudici le numerose assunzioni non hanno intaccato la volontà e la determinazione dei consiglieri comunali che hanno votato la delibera che portò vantaggi all’hotel.

Il sospetto che la politica non volesse vedere nè dare troppo fastidio con controlli troppo meticolosi arriva però anche da un’altra vecchia storia giudiziaria con molti lati in comune con l’altra che ha sancito assoluzioni definitive.

Anche qui condanne non se ne sono viste ma nemmeno prove certe che potessero smentire e bollare come false le ipotesi accusatorie.

Le assoluzioni arrivano perchè manca la certezza oltre ogni ragionevole dubbio. Le difese sono brave e i dubbi li instillano fornendo versioni alternative, magari fantasiose o improbabili ma non impossibili.

E’ il caso dell’inchiesta sugli “storni selvaggi” dell’Aca forse veri e propri regali che l’azienda pubblica che gestisce il servizio idrico e di depurazione avrebbe elargito a imprese importanti o personaggi influenti e vicini alla politica.

In pratica dalla bolletta dell’acqua in molti casi venivano stornati importi anche a 5 zeri a causa di rotture o contatori “difettosi”. Un evento che ha per certo sottratto imponenti cifre alle casse della Aca dominata per 15 anni dal centrosinistra e dal Pd (che infatti ha accumulato 130mln di euro di debiti) ma regalato immense gioie a centinaia di persone che hanno avuto sconti importanti.

 Che c’entra tutto questo con l’Hotel Rigopiano?

L’Aca per almeno 5 anni non ha richiesto un credito di 438mila euro, bollette non pagate dal 2006 al 2011 alla ditta Del Rosso, praticamente da prima dell’ampliamento.

Dopo un esposto dell’associazione Codici, l’Aca rinsavisce e stacca il contatore ma Domenico Pettinari, allora responsabile provinciale, raccontò che vi furono persino telefonate da Roma per risolvere bonariamente la cosa...

In verità solo ad agosto 2010 (cioè dopo 4 anni di mancati pagamenti) il dirigente dell’ufficio legale Aca, Nicolina Pietromartire, scrisse ai direttori generale, a quello tecnico e amministrativo, Bartolomeo Di Giovanni, Domenico Gelsumini e Lorenzo Livello, per sollecitare un intervento, magari anche per le vie legali e richiedere il pagamento della somma.

Ma ci sono «forze oscure» che frenano, ostacolano e di fatto impediscono di staccare il contatore del ‘moroso perpetuo’, sono del resto i tempi di Ezio Di Cristoforo e degli appalti truccati e confessati dall’imprenditore D’Alessandro.

Si attende tanto che la Del Rosso srl fallisce e l’Aca non sa più come riprendere i soldi che non voleva recuperare.

Quando, però, arriva la richiesta di un nuovo allaccio, allo stesso indirizzo ma da ‘soggetto giuridico’ diverso, ovviamente quello del resort moroso,  l’Aca non perde tempo ed il contatore e l’acqua arrivano subito.

Società diversa ma di famiglia.

Quanto abbia influito la politica anche in questa vicenda lo si può solo intuire ma la giustizia, anche questa volta, non è stata in grado di dare una parola chiara.

Soprattutto per questo le «zona grigie» proliferano in Italia e godono di ottima salute.