IL PROCESSO

Hotel Rigopiano: una valanga di favori alla politica clientelare /2

Dietro la sentenza i fatti accertati della «zona grigia»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

33683

Hotel Rigopiano: una valanga di favori alla politica clientelare /2

 

 

PESCARA. Delle sentenze bisogna prenderne atto e quando sanciscono assoluzioni definitive (seppure in primo grado) il discorso è chiuso. Quello penale.

 

I giudici Rossana Villani, Francesco Marino e Teresa De Liutiis che dovevano decidere su una presunta corruzione nell’ambito dell’ampliamento del resort Rigopiano hanno assolto tutti «perché il fatto non sussiste» e perchè sarebbe mancato il sinallagma, cioè il legame ed il nesso, tra i favori (accertati e non messi in discussione) ed il voto favorevole alla delibera di ampliamento e i soldi in un caso ricevuti.

 

Dunque, favori, voti e soldi sono fatti accertati  ma per i giudici non sono da mettere in relazione tra loro, l’uno non ha condizionato l’altro.

Risultato: nessuna corruzione.

 

La vicenda è nota: è il 2007 quando i cugini Del Rosso sono intenzionati ad ampliare l’albergo di montagna ampliato una prima volta nel 1972 facendone anche un centro benessere; a tal fine, hanno necessità di ottenere l’uso di terreno sino a quel momento destinato al pascolo (uso civico).

 

Le intercettazioni depositate nel processo, partito nel 2012 e terminato a novembre 2016, documentano la tenace attività dell’allora assessore provinciale, Antonello De Vico, sindaco di Farindola per più mandati, volta a tessere  una tela di relazioni con i Del Rosso, da una parte, e con i consiglieri da cooptare per una votazione favorevole, dall’altra.

 

Contemporaneamente si lavora per assunzioni di protetti e di parenti dei consiglieri votanti mentre De Vico otterrà  una somma da Del Rosso che per il pm Gennaro Varone era una tangente per l’imputato ed i giudici la restituzione di un vecchio ‘debito di onore’.

 

Si tratta di assunzioni verificate dai carabinieri e illustrate durante il processo.

 

Il consigliere di maggioranza Talone, per esempio, pretende l’assunzione della moglie Raffaella. Dalle intercettazioni emerge chiaramente il clima nel quale nascono le volontà amministrative:

Talone sostiene : «A loro gli è stato dato pure il culo a livello di amministrazione, mò ogni richiesta deve essere esaudita».



Se proprio non si vuol parlare di illecita collusione tra politica e imprenditoria (c’è la sentenza), di certo non si può nemmeno parlare di buone pratiche amministrative da prendere a modello, visto che in queste condizioni serenità di giudizio, imparzialità ed esclusivo sguardo all’interesse pubblico è cosa davvero ardua.

La metafora colorita del deretano sembra chiara ma evidentemente non è bastata ai giudici per dimostrare l’inquinamento della volontà dei consiglieri comunali.  

 

Ma non tutto fila liscio perchè per raggiungere l’obiettivo (l’assunzione della moglie) lo stesso Talone minaccia anche le dimissioni quando scopre che alla consorte è stata preferita la figlia di un altro consigliere.

Tutto detto nel processo e illustrato più volte da testimoni e pm.

L’altro consigliere di maggioranza, Walter Colangeli, riesce a fare assumere la compagna e  ringrazia De Vico per il fattivo interessamento. Assunzione avvenuta il 5 luglio 2008.

Colangeli riesce anche a far assumere la figlia nel settembre 2008 presso la società Alcyonia riconducibile comunque a Del Rosso.

Viene poi assunta la moglie del consigliere Pantalone Squartecchia assunta il 22 agosto 2008, e De Vico e Colangeli al telefono commentano la cosa positivamente.

Anche la nipote dell’assessore Marzola viene assunta il 25 agosto 2008.

C’è poi la moglie del consigliere Fusaro al quale i Del Rosso hanno promesso anche l’affidamento di lavori di illuminazione elettrica nel centro benessere.

Promesse di affidamento lavori sono state elargite anche a Squartecchia come testimoniano appunti sequestrati a  Paolo Del Rosso.

De Vico infine ottiene, in data 21 agosto 2008, il famoso pagamento di euro 26.250 da Paolo e Roberto Del Rosso.


Che cosa fanno poi i consiglieri?

Poco prima della deliberazione, favorevole a Del Rosso,  De Vico si assicura che tutta la maggioranza sia pronta a votare compatta e vuole scongiurare colpi di testa di qualcuno.

De Vico a Fusaro: «Andrè, questa sera non puoi fare il matto perché guarda salta tutto eh, tutte le raccomandazioni che mi hai detto per i Del Rosso …»

Il consigliere di minoranza Scarfagna si fa promotore, a sua volta, di una opposizione alla deliberazione, voluta dalla maggioranza, di assegnazione delle terre in questione, prima che l’abusiva occupazione fosse accertata ufficialmente e sanzionata. Il consigliere ed ex deputato scatta foto e dimostra l’occupazione del suolo pubblico prima di ogni atto. Va in procura e denuncia.

Il sindaco Giancaterino e De Vico sono ben consapevoli della fondatezza delle obiezioni di Scarfagna, dice il pm in aula leggendo l’intercettazione:

GIANCATERINO: eh! Abbiamo dei problemi seri sulla.. su quella delibera di Rigopiano.

DE VICO: che è successo?

GIANCATERINO: eh, è arrivato un esposto di.. dico una diffida, meglio, di.. di coso.. di.. Codici, l'associazione Codici!

E VICO: ah, ah!

GIANCATERINO: dove ci diffida a non procedere eccetera, eccetera. Una serie di premesse, tra cui un numero considerevole di manufatti abusivi, di dubbia legittimità eccetera, ma soprattutto, ha detto la segretaria, che è andato Scarfagna stamattina..

 

….

 

GIANCATERINO: ci sta il fatto che.. no! Lui dice di essere in possesso delle foto, capito? Noi andremmo.. che andiamo a deliberare lì? E.. se si dimostra che noi.. cioè, se si dimostra un'occupazione abusiva precedente, là devi costringere il privato a mettersi in regola con l'occupazione abusiva, capito? Il mio modo di vedere mo’ così eh! se.. molto semplicemente, dopo..

 

DE VICO: ma.. l'occupazione abusiva.. noi sappiamo per lo.. diciamo che sappiamo di.. di.. di.. di reti di cantieri che hanno messo

 

GIANCATERINO: uh!

 

DE VICO: di più non sappiamo!



LA DELIBERA PASSA NONOSTANTE DENUNCE E DIFFIDE

Nonostante l’opposizione, la delibera passa, ma la segretaria comunale, Stefania Coviello, decide di ordinare una ispezione dei luoghi, per verificare la fondatezza della denuncia di Scarfagna. Questa iniziativa è accolta da De Vico come fumo negli occhi; tanto da sbottare al telefono dicendo che l’avrebbe mandata a casa alle successive elezioni.

Poi arriva la relazione del tecnico comunale che mette in luce realmente una serie di irregolarità come occupazione abusiva e lavori eseguiti senza titolo.

Lo conferma al processo anche Enrico Colangeli, il tecnico che effettuò i rilievi.

L’amministrazione comunale allora sente il bisogno di emendare la precedente delibera di settembre 2008 di concessione del terreno (già occupato) e a questo punto, si susseguono una serie di conversazioni tra De Vico e Giancaterino nel corso delle quali il primo (che ha evidentemente assunto l’onere di impostare la delibera) opera una serie di correzioni alla proposta di delibera, per evitare di gravare la posizione dei Del Rosso.

Sempre in quel periodo ai Del Rosso De Vico chiese anche un contributo elettorale che però non arrivò mai.

In compenso però fu pagato quel vecchio debito che un avo dei Del Rosso aveva contratto con De Vico:  proprio quell’Ermanno Del Rosso che nel 1967 iniziò l’ampliamento del rifugio Rigopiano.

Un segno del destino.


a.b.