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Strage Hotel Rigopiano, iniziato lo scaricabarile istituzionale (che non regge)

Inchiesta penale ad una svolta, primo filone vicino a chiusura

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Strage Hotel Rigopiano, iniziato lo scaricabarile istituzionale (che non regge)

Foto di gruppo sulla provinciale per Rigopiano per festeggiare inizio lavori (2015)

ABRUZZO. Sulla strage dell’hotel Rigopiano da giorni è iniziato lo scaricabarile istituzionale e la difesa mediatica con relativa confusione indotta.

Sembra di capire che non è colpa di nessuno, tutti hanno fatto quello che dovevano, non c’è stato alcun errore, nessuna responsabilità o sottovalutazione. Non si poteva fare altro in quelle condizioni.

Allora perchè 29 morti?

«Evento imprevedibile» è la tesi generale di tutti gli esponenti istituzionali che poi sono quelli che avrebbero dovuto, ognuno per la quota parte, tutelare l’incolumità pubblica.

Prima ancora dei funerali vanno già in onda visi e «coscienze pulite» di chi sostiene di non aver commesso errori, omissioni e nemmeno leggerezze scusabili.

Siamo, dunque, in presenza di amministratori pubblici eccelsi ma anche di una quarantina di morti per neve in 15 giorni, come se fosse una cosa accettabile.

Del resto anche dal governo giungono risposte poco precise, circostanziate e rispettose della tragedia.

Tutti rispondono -o quasi- in tv esponendo le proprie tesi difensive, quando va bene.

Quando va meno bene abbandonano lo studio per “fraintendimento” come ha fatto ieri il presidente D’Alfonso a “Mi Manda Rai Tre”: pensava di essere stato congedato dal conduttore Salvo Sottile appena prima di una domanda cruciale del direttore Ferruccio De Bortoli: «la Regione ritiene di aver fatto tutto il possibile o c’è per caso qualcosa in più che si doveva fare?».

Il fraintendimento non ha permesso il confronto e nemmeno risposte da parte del presidente D’Alfonso impegnato in questi giorni a rispondere a più domande di quante non gliene siano state rivolte in dieci anni e forse per questo si notano disagi e sviamenti.

Anche così la strage di Rigopiano viene risucchiata dall’infotainement.

E se D’Alfonso fraintende, Di Marco si siede a tavolino ed elabora la sua difesa facendo le prove generali con i giornali.

La sua difesa è chiara e si basa su dati oggettivi anche se parziali. Le mail di richieste di aiuto provenienti dal Rigopiano lui le ha viste il giorno dopo ma dice: «nessuno l'ha sottovalutata per il semplice motivo che io alle 14,00 del 18 gennaio avevo incontrato la sorella dei proprietari e avevo dato loro rassicurazioni che entro la serata sarebbe andata una turbina a liberare la strada. Era superata - dice Di Marco - Ma ai fini dell'emergenza io alle 13,30 avevo già spedito la lettera al Governo nella quale richiedevo aiuto e mezzi per liberare anche quelle zone. Per me è una mail ininfluente: non ci siamo mai fermati. Quanto alla turbina dell'Anas di Penne, quella che poi ha materialmente liberato la strada di Rigopiano nella notte, nel pomeriggio non era ferma ma stava ripulendo la ss 81 che è di competenza dell'Anas, così come la seconda turbina Anas in quelle ore era a Villa Celiera per salvare anziani intossicati dal monossido di carbonio», chiude il presidente della provincia.

Nessuna colpa, l’emergenza era colossale e c’erano altre priorità.

Vero, ma...


...E IL SINDACO SI RICORDA DELLA COMMISSIONE VALANGHE

Nel turbinio di visibilità e interviste fa un certo effetto sentir parlare proprio ieri, il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, di «commissione comunale valanghe». Proprio ieri, dopo che PrimaDaNoi.it aveva certificato omissioni per 12 anni, cioè quando l’ultima commissione valanghe -di cui nessuno ha mai parlato nel frattempo- si riunì a Farindola per un pericolo individuato proprio sulla provinciale 8 per Rigopiano.

Il sindaco Lacchetta si difende dicendo di aver fatto tutto il possibile e di non aver mai ricevuto email (ed effettivamente Regione e prefettura non avrebbero inoltrato l’allarme valanghe) perchè il 18 il paese era isolato, nel pieno dell’emergenza, del blackout e nel buco nero dell’isolamento telefonico più profondo.

Eppure -ancora una volta- le allerte erano state questa volta puntuali e con congruo anticipo almeno di due giorni.

Il vero buco nero è infatti il momento tra la pubblicazione dell’allerta meteo e l’inizio dell’emergenza.

Cosa hanno fatto le istituzioni in quel frangente?

Come normalmente si preparano effettivamente alle allerte?



LE DOMANDE CRUCIALI

Sappiamo che la Provincia non ha soldi nè mezzi sufficienti. Lo abbiamo sentito più volte ma soprattutto lo sapevano gli amministratori pubblici, primo tra tutti Antonio Di Marco.

Che cosa ha fatto Di Marco in presenza di allerte meteo per prepararsi e tamponare al meglio le falle di bilancio e di mezzi?

La turbina era rotta da oltre 10 giorni: che cosa ha fatto la Provincia per arginare questa mancanza?

Ha scritto e informato prefettura e Regione Abruzzo che ha il controllo della sala operativa?

Ci sono state riunioni a livello regionale per fare il punto appena diramata l’allerta meteo e la possibilità di precipitazioni eccezionali?

Si è fatto un vertice per stabilire risorse umane e di mezzi?

Esiste un piano regionale e una mappa tipo Risiko con spazzaneve e turbine dislocate sul territorio?

Se sì allora o i mezzi non sono ritenuti insufficienti o nessuno ha evidenziato carenze.

Se la mappa non esiste allora il problema è ancora più grande.

I soldi sono pochi e i mezzi insufficienti il punto però è che questo è un dato acquisito e noto da molto tempo prima del 18 gennaio; la domanda allora è: visto lo scenario e l’impossibilità di far fronte a tutto -

Con la chiusura il 17 sarebbe stata necessaria anche l’evacuazione del Rigopiano.

La mattina del 18 la situazione è già critica il sindaco Lacchetta alle 7 è già al massimo ma promette di risolvere tutto in giornata come se non si trattasse di una situazione poi così straordinaria.

Il presidente Di Marco il 18 promette turbine ma le strade sono già bloccate da ore e nemmeno quella mattina sono state chiuse.

Certo chiudere una strada già impraticabile e con persone bloccate in un hotel sarebbe stato grottesco e proprio per questo andava fatto prima.


BRAVI A PAROLE

La foga di apparire efficienti e autoincensarsi giocherà un ruolo fondamentale in questa vicenda perchè dimostrerà in maniera inoppugnabile che tutte le istituzioni erano consapevoli di rischi, difficoltà e priorità.

Di Marco sapeva benissimo che la provinciale per Rigopiano era una priorità sia perchè è scritto nero su bianco sul piano neve che lui stesso non ha attuato, sia perchè è riuscito a trovare soldi superando grandi difficoltà per effettuare lavori necessari nel 2015.

«Si tratta di un’arteria strategica per l’intera viabilità dell’area vestina, poiché collega la vallata con una zona dalle alte potenzialità turistiche e attrattive quale Rigopiano. Lo scorso marzo», disse all’epoca, «a causa della pesante ondata di maltempo che ha investito la nostra provincia, lungo la strada si sono create frane e smottamenti, che hanno reso inagibile la via, con gravi ripercussioni sul sistema viario dell’intera zona. A seguito delle segnalazioni ricevute, il 28 aprile mi sono recato a Farindola per verificare di persona lo stato d’emergenza ed effettuare un sopralluogo. Insieme al sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, alla direzione tecnica del servizio viabilità e al dirigente D'Incecco abbiamo preso atto della situazione delle strade provinciali che collegano Montebello, Farindola, Rigopiano e Vadodisole e promosso i primi interventi d’urgenza».

Per quell’appalto i soldi c’erano, per riparare la turbina no.

Difficile poi dribblare le accuse di inerzia e superficialità se è vero che molte strade provinciali e proprio quella per Rigopiano erano spesso impraticabili per ore o giorni d’inverno.

Era già capitato nel 2015 e gli ospiti erano rimasti isolati ed in difficoltà ma la cosa scivolò via senza adeguato approfondimento per mancanza di morti.



DIRIGENTE PREVIDENTE

Sarà difficile scrollarsi di dosso dubbi di inefficienza quando ad accusare sono proprio le parole dei diretti interessati.

Il dirigente della Provincia di Pescara, Paolo D’Incecco, ha gongolato quando ha visto l’articolo su Il Centro il 3 gennaio 2017 che lo faceva apparire pronto, indomito e capace; sciorinava numeri e strategia in vista dell’allerta meteo per la prima ondata di neve di inizio anno.

«Circa 150 tonnellate di sale per 780 chilometri di strade, una trentina di ditte coinvolte oltre al personale ai 4 mezzi della Provincia: è questo il piano antineve che l'amministrazione provinciale è pronta a far scattare in previsione dell'imminente ondata di maltempo attesa anche a basse quote».

Così raccontava D’Incecco il 3 gennaio quando le previsioni già parlavano di una befana imbiancata come poi è stato.

Così spiega il dirigente della Viabilità, l'ingegnere Paolo D'Incecco: «Abbiamo diviso il territorio provinciale in 35 lotti. Le ditte private si occuperanno di coprire una trentina di lotti mentre gli altri cinque, quelli relativi alle zone più elevate saranno gestite direttamente dai nostri uomini e dai nostri mezzi».

La voglia di far vedere di essere pronti e capaci lo spinge a dire anche cose che appaiono beffarde oggi dopo la strage.

Perché sempre il 3 gennaio diceva: «in particolare sono due i nodi ritenuti più insidiosi e su cui, all'arrivo del gelo, si intensificheranno gli interventi per sgomberare e pulire al meglio le strade: il collegamento da Lettomanoppello alla Maielletta, e la strada Vado di Sole che da Rigopiano porta a Campo Imperatore e dà l'accesso al Gran Sasso».

Rigopiano, proprio la strada trascurata il 18 gennaio.

Nessun accenno a problemi di bilancio, nessun accenno alla scarsità di mezzi, anzi che i mezzi fossero 4 era un vanto.

E adesso si teme lo scaricabarile, lo temono anche i parenti delle vittime.



INCHIESTA AD UNA SVOLTA

Intanto prosegue l’inchiesta che si puntella ogni giorno di più. Sono molte le parti già acquisite e a buon punto anche se il campo di azione è vasto. Proprio per questo non si esclude che la procura possa operare uno spacchettamento dei vari filoni e chiudere subito quello più importante che riguarda proprio la percorribilità della provinciale per Rigopiano, i turisti intrappolati ed i ritardi nei soccorsi.

Gli altri filoni sulla prevenzione e sul filone edilizio che hanno bisogno di più tempo saranno affrontati in seguito con affidamenti a periti.

Se lo si riterrà necessario o opportuno, in fondo si respira aria di sicurezza in procura che ha come obiettivo quello di fare una inchiesta solida e inattaccabile e raggiungere al più presto il risultato sperato.


E tra le varie omissioni salta fuori anche quella che riguarda la prefettura di Pescara che -secondo quanto si apprende- non avrebbe diramato l’allerta meteo ai Comuni interrompendo una catena istituzionale che doveva necessariamente arrivare ai sindaci per valutare eventuali ordinanze di chiusure strade o sgomberi.