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Hotel Rigopiano, Procura allertata: «presunte irregolarità edilizie»

Emergono nuovi documenti sul resort investito da una valanga

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Hotel Rigopiano, Procura allertata: «presunti irregolarità edilizie»

Le foto aeree e i segni di una frana "storica"

FARINDOLA. Quattro foto storiche aeree che evidenziano una macchia di colore più chiara che va via via scurendosi con il passare dei decenni. Sarebbero queste le prove che nel canalone alle spalle dell’Hotel Rigopiano, abbattuto dalla slavina del 18 gennaio, c’erano già stati fenomeni imponenti franosi.

Come è stato allora possibile continuare a costruire e autorizzare gli ampliamenti avvenuti nel 2007?

Il Forum H2O scrive tutto in un esposto che ha inviato in tempi record alla procura di Pescara che indaga per omicidio colposo plurimo e disastro colposo.

I recenti fatti impongono una chiarezza oltre ogni ragionevole dubbio sulla regolarità di tutte le pratiche avviate che hanno avuto poi il fine di ampliare e creare una attività imprenditoriale turistica su quella collinetta di Rigopiano così esposta a pericoli franosi e valanghiferi.

C’è chi sostiene che la slavina fosse imprevedibile e che sia stata una fatalità. Gli stessi sostengono che tutte le procedure siano state corrette. La stessa società, che risulta attualmente proprietaria, lo ha ribadito.

Ora però bisognerà dare risposte più articolate e documentate ai leciti quesiti che si pongono.

Quasi certamente si può dire che se frane ci sono state non sono mai state devastanti o non sono arrivate ai rifugi “Rigopiano” e “Tito Acerbo” costruiti nella prima metà del ‘900. Se poi è vero che gli stessi rifugi siano stati costruiti lì dove c’erano santuari benedettini si può forse dire che gli eventi geologici non erano così ravvicinati (come del resto molti degli eventi geologici).

Se infatti è vero che una frana intorno al 1936 c’è stata, è stata di sicuro molto ampia perchè ben visibile dalle foto aeree scovate dal Forum e costituisce un precedente che deve in ogni caso essere rintracciato nei documenti tecnici allegati alle pratiche edilizie, visto che potrebbe caratterizzare anche la qualità del terreno.

Sappiamo che ufficialmente la carta del rischio valanghe manca in Abruzzo a causa di una inerzia di 25 anni e dunque nessun documento certifica quel pericolo.

Sappiamo anche che la stessa legge del 1992 è inapplicata e si è deciso di far finta di nulla anche sulle commissioni comunali specifiche che dovevano segnalare i luoghi a rischio valanghe.

La commissione comunale di Farindola si è riunita l’ultima volta nel 2005 segnalando proprio pericoli in zona Rigopiano. Poi più nulla.

Tanti tasselli di un mosaico complesso che potrebbero portare alla conclusione che in quel posto era meglio non costruire o magari costruire e non autorizzare una struttura ricettiva nel periodo invernale o, ancora, costruire protezioni per eventuali valanghe.

Molte cose si potevano fare ma nella denuncia del Forum sono molti gli aspetti dubbi che si chiede di verificare.

Nella pratica edilizia, per esempio, non c’è menzione dell’autorizzazione del Parco, necessaria secondo la legge visto che l’area ricade nella giurisdizione del parco Gran Sasso laga.

A fine 2006 era stato richiesto un permesso per una ristrutturazione edilizia.

Subito dopo, il 20 gennaio 2007, la Ditta Del Rosso s.r.l. presenta alla SUAP con protocollo numero 141, una pratica (581/2007) relativa ai lavori di "Realizzazione di un Centro benessere e strutture portanti in legno a servizio dell'hotel Rigopiano in Comune di Farindola".

L'intervento contrasta con il Piano Regolatore Comunale in quanto zona interessata a destinazione "agricola".

Viene attivata una procedura speciale per gli insediamenti produttivi e non una procedura ordinaria.

Ma il Forum si accorge che nel momento delle richieste di Del Rosso l’area non è nella disponibilità del proponente visto che solo il 17/09/2007 la Regione provvede alla "sclassificazione" delle Terre Civiche.

«Appare quindi evidente una palese inversione procedimentale che, a nostro avviso, non poteva essere attuata in quanto il proponente non aveva a disposizione una parte dei terreni interessati dal progetto», spiega il Forum.

Nulla che non si potesse evidenziare con dovizia di particolari e cognizione di causa già nel processo per corruzione avviato proprio sulla sanatoria che sembra essersi limitato a guardare il dito e non la luna.

Era dunque possibile attivare la procedura di insediamento di attività produttiva?

Secondo diverse norme citate nell’esposto c’era bisogno anche di conferenze di servizio e interpelli del Parco: è stato fatto?

Per quanto riguarda il permesso a costruire il Forum ricorda che sono necessarie diverse relazioni tecniche e geologiche che devono necessariamente riportare lo stato dei luoghi e la tipologia di terreno sul quale si vuole costruire.

Necessariamente devono ritrovarsi notizie relative alle frane pregresse.

Per questo tipo di intervento edilizio e turistico per il Forum c’era comunque necessità di una Valutazione di Incidenza Ambientale. E’ stata fatta?

E poi il punto che sembra centrale: l’intervento di ampliamento sarebbe «del tutto incompatibile con l'ambito di tutela del parco».

«Sarebbe, quindi, opportuno verificare se», scrive il Forum, «le aree oggetto dell'intervento siano o meno rimaste in area A1 del Piano Paesistico, cosa che avrebbe reso l'intervento di ampliamento del tutto incompatibile con il regime di salvaguardia dei luoghi che, per giunta, si trovano in un Parco Nazionale. La stessa variante al Piano Regolatore non sarebbe stata possibile».

Insomma come stanno davvero le cose?

Le verifiche tardive e post strage non fanno che accrescere il malumore, la sfiducia ed il sospetto che troppe cose andavano fatte prima e con maggiore senno e attenzione.