AMNESIA TEMPORANEA

Emergenza Gran Sasso, nel silenzio i Teramani continueranno a bere l’acqua dei laboratori

Carte segrete, silenzi, nessuna risposta e magicamente la Asl ritrova la memoria...

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Acqua contaminata dal Gran Sasso, nel silenzio i Teramani continueranno a bere l’acqua dei laboratori


TERAMO. Passano i giorni ma il silenzio degli enti continua e le carte rimangono segrete. Per giunta non ci sono risposte alle nostre domande sulla tutela della salute pubblica dei cittadini teramani.

Funziona così anche nel 2017 in Abruzzo dove, sotto la supervisione della Regione e del vice presidente Giovanni Lolli (molto attivo ai tempi del Parlamento sul tema), tutti in riga cercano di porre rimedio ad un pericolo che loro dicono scongiurato ma nessuno può dire in che modo, dopo anni di inerzie, silenzi e omissioni gravissime.

Oggi la Asl di Teramo fa sapere che dopo il parere favorevole dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ricevuto «in via informale dalla dalla dirigente Marconi», Direttore del Dipartimento di Prevenzione, la stessa ha deciso di revocare il divieto che lei stessa aveva disposto a titolo cautelativo quando, il 30 agosto scorso, l’esito di un monitoraggio della qualità delle acque destinate ad uso umano, aveva rilevato la presenza di minime quantità di diclorometano.

Un rilevamento che però desta sospetti e fa pensare visto che l’allarme è stato diramato solo a metà dicembre e questo sempre per ragioni sconosciute.


NESSUN RISCHIO

L’ISS dice che

«non risulta evincersi rischio per la popolazione a seguito dell'inquinamento delle acque sotterranee – approvvigionamento idrico del Gran Sasso da diclorometano - sia in considerazione dei livelli di concentrazione riscontrati e per la sua durata, che per le misure precauzionali adottate, basate su una rilevazione precoce dell'evento pericoloso, nell'accertamento delle cause di episodio transiente, e nella segregazione della captazione, sottoposta comunque al monitoraggio».

Secondo la Asl dall’agosto scorso ad oggi, tutti i monitoraggi delle acque effettuati dal Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione (SIAN) della ASL di Teramo al punto di captazione cod. 1917 INFN, hanno poi sempre evidenziato

 «la conformità ai requisiti di potabilità dei campioni prelevati e in più, l’ente gestore RUZZO Reti S.p.A. ha inviato alla ASL di Teramo una richiesta di revoca del divieto di captazione delle acque nel punto 1917 INFN, in relazione alla grave carenza idrica, aggravata dalle condizioni metereologiche di questo periodo».

Si tratta di un punto di captazione particolarmente delicato e che doveva essere messo in sicurezza per evitare che le sostanze utilizzate nei Laboratori finissero nell'acqua emunta per l'acquedotto. Nessuna messa in sicurezza c'è stata a differenza delle contaminazioni.

Nell'ultimo incidente di fine agosto gli enti pubblici hanno assicurato che l'acqua contaminata non è mai uscita dai rubinetti dei teramani.



RIAPERTI I RUBINETTI


La Asl di Teramo ha dunque disposto

«la riammissione in rete delle acque di cui al punto di captazione INFN cod.1917 in via temporanea e provvisoria, sino ad esecuzione di monitoraggio continuo rafforzato da parte del SIAN ASL Teramo con prelievi ufficiali nei giorni lunedì - martedì – mercoledì - giovedì e venerdì, ed esecuzione di controlli interni da parte dell'ente Gestore Ruzzo Reti nei giorni lunedì - martedì - mercoledì – giovedì – venerdì – sabato e domenica con trasmissione immediata dei risultati a questo Servizio (SIAN n.d.r.) oltre che al punto di captazione cod. 1917 anche al punto in rete cod. 725 ( Bivio Cerchiara - Fano a Corno) e un prelevo punto rete litoranea sud e un prelievo punto rete litoranea nord».


Sempre dalla Asl arrivano poi importanti raccomandazioni per la gestione del rischio per via del fatto che la sorgente è nei pressi dei Laboratori del Gran Sasso dove si maneggiano sostanze pericolose. Prescrizioni che tuttavia arrivano a 14 anni dall’inizio di una emergenza che la stessa Asl ha dichiarato non essere mai cessata.



VECCHIE NUOVE PRESCRIZIONI
Ecco allora che cosa dovranno fare gli enti per contribuire ad infondere maggiore sicurezza (e magari anche maggiore fiducia):

«L'Ente Gestore Ruzzo Reti deve predisporre il piano di sicurezza dell'acqua della filiera idrica delle sorgenti del Traforo Gran Sasso e del punto di captazione dell’ lNFN, avvalendosi anche dell'apporto di competenze istituzionali ( ASL, ARTA, ISS, Università , ecc.) ; I'Ente Gestore deve ufficialmente avviare la costituzione del gruppo per la redazione del PSA (Piano sicurezza acqua) entro il 31.01.2017 trasmettendo il relativo atto a questo Servizio;L'Ente Gestore Ruzzo Reti dovrà predisporre un sistema di campionamento ed analisi in automatico delle acque captate alle Sorgenti del Traforo e INFN prevedendo l'analisi di possibili contaminanti individuati con il PSA da condividere on - line con questa ASL entro il 31.12.2017».


LE OMISSIONI DEI LABORATORI E LA MEMORIA RITROVATA DELLA ASL


Infine i Laboratori di Fisica – si legge sempre nel documento firmato dalla dirigente Marconi- dovranno dare attuazione entro il 31.12.2017

«alle prescrizioni di cui alla nota prot. n. 13315 del 19/07/2013 dell'lSS condividendo i relativi interventi con questa Autorità e con I'Ente Gestore. Rilevato che le opere strutturali eseguite( Ordinanza 3303 del 18.07.2003 ed Ordinanza n. 3873 12010 ) come dimostrato dagli eventi potenzialmente pericolosi verificatisi, non sono risultate completamente idonee a proteggere il sistema idrico, dovranno essere eseguiti ulteriori interventi strutturali come pavimentazioni e canalizzazioni; a tal fine si invita la Regione ad avviare con urgenza le procedure per il completamento delle opere di cui alle sopracitate Ordinanze della Protezione Civile».




Di che parla la Asl?

All’improvviso dopo 4 anni la Asl si ricorda di prescrizioni dell’Iss che tutti avevano dimenticato e che -guarda caso- PrimaDaNoi.it aveva invece pubblicato proprio pochi giorni fa.

Una dimenticanza e una mancata ottemperanza che si aggiungono alle altre e che danno la misura di come si abbia in alta considerazione il pericolo di inquinamento e la tutela della salute umana in Abruzzo.


La procura di Teramo ha aperto una nuova inchiesta dopo quelle non esattamente esemplari del 2003, l’anno del primo incidente Borexino e che diede la stura all’emergenza cavalcata dal commissario Angelo Balducci con la relativa gestione «assoluta» di appalti costati circa 80 mln di euro di cui i cittadini non hanno saputo molto, mentre invece c’è chi all’ombra dei palazzi che contano parlano di «segreti da scoprire».

E’ sempre andata bene così per tutti ed, infatti, nessuno ha imparato la lezione.