DIABOLICUM PERSEVERARE

Una montagna di sabbia e fango: il porto vecchio di secca chiude ancora

La capitaneria vieta entrata e uscita. Nuovi incentivi per pescatori in arrivo

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Una montagna di sabbia e fango: il porto vecchio di secca chiude ancora

PESCARA. Se i fattori e le condizioni non mutano, le conseguenze sono destinate ad essere sempre le stesse. E’ un assunto logico che di certo vale per il porto di Pescara dove in seguito all’emergenza neve e all’ingrossamento del fiume si è già formata una montagna di sabbia all’imboccatura dello scalo che rende inaccessibile lo stesso.

E siamo solo all’inizio perchè, con lo scioglimento della neve, il fiume sarà ingrossato per molto tempo (e si temono anche piene pericolose) con il conseguente trasporto di sedime e detriti che si depositeranno ancora nella darsena portuale. Come sempre.

Dunque niente di nuovo.

Nemmeno la chiusura del porto stabilita ieri dalla Capitaneria di porto dopo ore di discussioni ed incontri istituzionali tra marineria, operatori portuali e Regione Abruzzo, potevano essere scongiurata.

Così come  non poteva essere diversa la posizione rassicurante e propositiva del presidente D’Alfonso che ha promesso alle categorie che non potranno lavorare (causa assoluta imperizia della politica) incentivi economici adeguati come già successo nel 2012.

Così operatori economici portuali e marinai non lavoreranno ma riceveranno comunque uno stipendio causa continua e irrisolta impraticabilità di porto.

L’imboccatura della darsena è molto pericolosa e già alcuni giorni fa aveva indotto un peschereccio sorpreso da una tempesta a rifugiarsi ad Ortona non potendo rischiare un incidente sbattendo sulle vette delle montagnole subacquee.

Nella mattinata di ieri in una riunione è stato chiesto lo stato di calamità ed il dragaggio immediato, la messa in sicurezza delle banchine e per questo il Provveditorato avrebbe già dato l'incarico ad un architetto di Pescara.

Sempre ieri mattina alcuni pescatori sono usciti con la motovedetta della Capitaneria a misurare le profondità ed hanno accertato che all'uscita della canaletta, praticamente dentro la darsena, il maltempo dei giorni scorsi e della settimana prima di Natale ha creato una montagna (vera e propria) di sabbia.

L’ordinanza della Capitaneria parla di «particolari avverse condizioni meteomarine» hanno contribuito a rendere ulteriormente grave la già precaria situazione dei fondali. Per questo è fatto divieto a tutte le unità di entrare o uscire dal porto.


Questa mattina alle 9.30 è iniziato un ulteriore incontro fra i pescatori e la capitaneria.

L’ingenuità e la credulità degli operatori portuali ha da venti anni a questa parte giocato un ruolo fondamentale, lasciando agli amministratori locali campo libero per riuscire a fare scelte sbagliate e contribuire a distruggere settori importanti dell’economia pescarese.

Un atteggiamento che si è rivelato suicida. A fine anno gli stessi operatori portuali vergavano speranzose dichiarazioni circa le aspettative per il 2017 come «l’anno zero del porto di Pescara» un anno decisivo per capire che futuro avrà il porto.

Si sono mostrati desiderosi e fiduciosi di una risposta celere, fattiva, risolutiva da parte di una burocrazia che non lo è mai stata prima (anzi è stata la causa di tutti i mali), e così gli operatori sono scivolati su varie bucce di banane incassando ad anno nemmeno iniziato un segnale chiaro ed inequivocabile... chissà se compreso.

 Il festival delle promesse allora continua e prevede l’esaltazione del piano regolatore portuale che secondo alcuni sarà la definitiva pietra tombale del porto e terminerà l’opera nefasta iniziata con il piano precedente, proseguirà con i soliti autoelogi per la celerità nell’approvazione dei lavori per il taglio della diga foranea (lavori affidati prima ancora di terminare le procedure preliminari di Via).

In pochi hanno però compreso che il solo taglio della diga, seppure sarà operato nel 2017, non servirà a nulla perchè dovrà essere accompagnato alla realizzazione del resto del piano portuale che accompagnerà oltre la diga le acque del fiume.  E questo non sarà fatto di certo nei prossimi due anni.

Pescatori e operatori poi non sospettano minimamente che le procedure attuate dal Ministero e dalla Regione sono state attaccate pesantemente e denunciate, per cui è molto probabile qualche stop ed ulteriori ritardi e intoppi “imprevisti”.

Quello che proprio non si può accettare è che, come sempre, la collettività debba pagare tre volte la colpevole incapacità di amministratori pubblici che in venti anni non hanno risolto l’insabbiamento, hanno zavorrato gli enti con progetti da oltre 200 mln di euro per porre rimedio a progetti e scelte sbagliate, hanno bloccato l’economia portuale ed il turismo e continuano ad impegnare ulteriori risorse pubbliche per consentire a chi non può lavorare di avere comunque un sostentamento.

Peggio di così... (e vent’anni di questa tiritera non sono bastati per comprendere).