INCUBO BANCARIO

Risparmi bruciati col crac derivati, il cliente che attende giustizia da 15 anni

Storia e misteri mai risolti nonostante sentenze definitive

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Usura: indagati tre ex responsabili della banca Caripe



 

PESCARA. Quindici anni non bastano per aver giustizia e vedersi restituire i propri soldi, svaniti nel nulla a seguito del crac derivati.

Ne sa qualcosa Giovanni Vallesi, dipendente della Provincia di Pescara, unico tra 73 clienti che avevano i depositi presso banca Caripe a non aver mai avuto indietro i suoi soldi.

I loro conti correnti sono rimasti a secco sotto i colpi di investimenti in derivati (introdotti in Italia da Mario Draghi, quando era direttore generale al ministero negli anni Novanta) e caldeggiati dai funzionari Caripe, poi condannati.

Investimenti fatti in maniera inconsapevole ai danni dei clienti, che non conoscevano adeguatamente natura e tipologia degli strumenti finanziari sottoscritti.

 

Una tragedia nella tragedia: non solo l’incubo di veder sparire i risparmi di una vita ma anche il dolore per non essere riuscito a riavere ciò che era proprio, nonostante la condanna dei responsabile che «non potevano non sapere».

La storia è  cominciata nel 2001: in America crollavano le due torri, in Italia Berlusconi formava il suo secondo governo,  la Roma vinceva il suo terzo scudetto e il “povero” Vallesi finiva nelle grinfie della Caripe (capogruppo Popolare di Lodi), oggi Banca Popolare di Bari con l'intervento del Fondo Interbancario del Credito e Risparmio.

Lui, così come gli altri 72 clienti, è rimasto coinvolto nel crac dei derivati della Caripe, che allora si chiamava  Banca Popolare Italiana (ex Lodi).

Vallesi è stato l’unico a non essere stato risarcito. Lui che era al numero  9 della lunga lista di sventurati, dove compaiono anche alcuni nomi molto noti dell’imprenditoria abruzzese.

Numero 9 sta a significare che altre 8 persone avevano iniziato temporalmente ad aderire ai "derivati" molto prima di lui che decise di dire sì dopo una «lunga insistenza» e dopo aver percepito i vantaggi economici -almeno quelli apparenti-, e senza che nessuno gli fornisse una oggettiva informativa di legge circa l'uso di questi strumenti.

Soldi mai tornati indietro, dunque, sebbene ci sia stata una sentenza di condanna a carico dei dirigenti della Caripe.

La Banca d'Italia, nella propria funzione di organismo di controllo con poteri sanzionatori, ha infatti condannato i dirigenti della Cassa di Risparmio di Pescara a pene pecuniarie risibili, 10 mila euro al massimo.

In un articolo del Messaggero del luglio 2003 a firma Paolo Vercesi ci sono ancora le tracce di quella vicenda: «Caso Caripe, colpa dei dirigenti. E Bankitalia presenta il conto». Si raccontava nel dettaglio le sanzioni per direttori, vecchio e nuovo cda e collegio dei sindaci. Secondo Bankitalia i vertici non potevano non sapere del crac.

«Sul profilo del diritto o del filo logico», spiega oggi Vallesi, ancora in attesa dei suoi soldi «non credo ci sia più di tanto da spiegare, se non il fatto di dover subire passivamente una profonda ed ingiusta discriminazione. Ma quello che è assurdo è il fatto che io ho prodotto durante questi anni tanti e tanti ricorsi  ma, nessuno mi si fila».

Vallesi ha informato del caso anche il commissario di Bankitalia Riccardo Sora secondo il quale, però, non sarebbero stati riscontrati profili di illegittimità.

E la Banca Popolare di Bari ha sempre considerato il rapporto del commissario come indiscutibile.

Torniamo però un attimo indietro, a quando Caripe disse a Bankitalia (era ottobre 2004) che riteneva di giungere ad una transazione con il cliente. In realtà l’istituto di credito non ha fatto nulla per ripristinare la situazione del conto corrente svuotato del povero dipendente pubblico.

Di tutto questo la vigilanza di Bankitalia è ben informata.

L’istituto di credito ha sempre sostenuto di aver operato correttamente e ha persino invocato la condanna del cliente a ripianare la perdita contabilizzata di oltre 5 miliardi di lire.

Richiesta rigettata dal giudice Angelo Zaccagnini a gennaio del 2005.

Dunque 15 anni non bastano per avere giustizia e in 15 anni nessuno si è mosso, né Bankitalia, né Consob. Nemmeno il Fondo Interbancario o la Banca popolare di Bari che ha incorporato la vecchia Caripe. Silenzio pure dalle Procure di L’Aquila, Pescara e Campobasso.

L’unico a gridare resta lui, Vallesi.

 

Alessandra Lotti