DARK SIDE

Acqua del Gran Sasso, incidente e inquinamento segreti: troppi lati oscuri

Asl Teramo: «Siamo in emergenza idrica dal 2003… »

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Acqua del Gran Sasso, incidente e inquinamento segreti: troppi lati oscuri

La lettera

TERAMO. Alzi la mano chi si ricorda lo scandalo dell’inquinamento delle falde acquifere del Gran Sasso, anno 2003, con annessa bagarre e il solito commissariamento utile a molto ma non a risolvere i problemi. Ora, alzi la mano chi sapeva che l’emergenza idrica del Gran Sasso decretata nel 2003 vige tutt’ora, cioè non è mai stata revocata?

Proprio così: 14 anni di procedure di emergenza e di presunta maggiore sorveglianza sulle fonti maltrattate del Gran Sasso, tra tunnel autostradali e l’eccellenza dei laboratori scientifici. Eppure la stessa procedura di “emergenza” non ha consentito ai cittadii di ottenere adeguata informazione, peraltro prevista per legge come obbligatoria.

La prima assurdità della storia sta proprio nel fatto che a fine agosto succede qualcosa che inquina l’ambiente e la falda e solo il 15 dicembre la giunta regionale  firma una delibera che non pubblica (perchè la trasparenza può sempre attendere)  nella quale “dichiara” lo stato di emergenza idrica e autorizza la captazione dell’acqua potabile dal Potabilizzatore di Montorio al Vomano.    

Dunque si viene a conoscenza che qualcosa è andato storto solo alla fine di un lungo processo e vorticoso scambio di informazioni tra enti; non prima.

Ma se l’emergenza dura dal 2003 possibile che la giunta non lo sappia (almeno loro)?


Dopo che la notizia è finita su tutti i giornali tutti gli enti coinvolti si sono affrettati a spiegare e a fornire la loro versione che non è sempre coincidente.

La Ruzzo spa -che gestisce l’acquedotto- sembrava essere stato il primo ente ad aver raccolto “l’allarme” e solo dopo sarebbe stata allertata la Asl che cautelativamente ha impedito la captazione e permesso che l’acqua contaminata con diclorometano si perdesse nell’ambiente.

La Ruzzo parla del 2 settembre come data dell’allarme.


Dalla versione dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (i laboratori del Gran Sasso) invece sembra che l’allarme sia partito dalla Asl di Teramo che con nota del 1 settembre li allerta.   

Dunque la Asl scrive un giorno prima rispetto alla ricostruzione della Ruzzo -che può essersi anche sbagliata- ma anche questo non depone nel senso di una maggiore tranquillità della gestione dell’emergenza.



LA VERSIONE UFFICIALE DELLA ASL


Scoppiato il putiferio sui giornali il direttore del Dipartimento di Prevenzione della Asl di Teramo, Maria Maddalena Marconi, scrive una relazione di una pagina e mezza che consegna al suo direttore generale, sanitario e amministrativo.

La relazione trova il suo impulso negli articoli di stampa -e solo “a causa di questi”- vengono chiariti fatti e cronologia.


La dottoressa Marconi, intanto, ricorda a tutti che nell'anno 2003 il presidente del Consiglio dei Ministri ha emanato una ordinanza di dichiarazione dello stato di emergenza del Gran Sasso in seguito al riscontro di trimetilbenzene:  «detto stato di emergenza a tutt’oggi non è mai stato dichiarato terminato».


Se così è, allora, le emergenze sono due: quella dichiarata nel 2003 e quella recentemente dichiarata dalla Giunta regionale.


Il direttore del Reparto di prevenzione ricorda che fin dal 2003 vengono effettuati monitoraggi continui delle acque capitate nei pressi dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare con cadenza di 7-15 giorni come stabilito dal piano di emergenza concordato con le Prefetture de L'Aquila e Teramo e con gli altri enti interessati.

E’ in occasione di questo monitoraggio -e precisamente il 30 agosto 2016- che viene rilevato nel campione di acqua la presenza di Diclorometano con concentrazione pari a 0,335 ug/l.;  allo stesso modo anche nel punto di captazione “sbarramento destro e sinistro” è stata riscontrata la presenza di diclorometano con concentrazione pari a 0,042 ug/l.

Il livello stabilito come soglia proprio nel decreto del 2003 è pari a 0,15 ug/l, dunque in un caso siamo a poco più del doppio oltre il limite consentito.


Le analisi sono state effettuate dall’Arta il 30 agosto e consegnate il giorno dopo, quando vengono effettuate ulteriori analisi dell'acqua, questa volta della rete di distribuzione, i cui dati «non hanno evidenziato la presenza della sostanza e di altre sostanze estranee contaminanti, per cui gli esiti delle analisi sono risultati conformi ai parametri di potabilità delle acque ad uso umano stabiliti dal Decreto 31 del 2001».

Quel decreto, però, non stabilisce i valori massimi della sostanza Diclorometano anche se l'organizzazione mondiale della sanità lo fissa a 20  microgrammi per litro, cioè comunque un valore di gran lunga superiore a quello riscontrato.



LA CERTEZZA DELL’INQUINAMENTO C’E’ IL 31 AGOSTO

Dunque, la certezza dell’inquinamento si ha il 31 agosto con i dati Arta. La dottoressa Marconi si mette alla scrivania e scrive una sfilza di mail per informare diversi enti e per chiedere pareri tra cui anche uno all'Istituto Superiore di Sanità. Evidentemente si fa tardi perchè la missiva parte solo il giorno dopo, il 1 settembre; vengono informati Strada dei Parchi, Laboratori del Gran Sasso, Ruzzo Reti, Regione Abruzzo Direzione Lavori Pubblici, Prefettura di Teramo.


Quello stesso giorno la Asl di Teramo propone alla Ruzzo spa di sospendere la captazione dell'acqua in attesa di approfondimenti. Materialmente la captazione viene interrotta con buona probabilità dal 2 settembre 2016.

 

SOPRALLUOGHI NEI LABORATORI QUALCOSA NON VA

Il 2 settembre gli ispettori della Asl di Teramo sono già dentro i laboratori accompagnati dal direttore Stefano Ragazzi. Evidentemente una sola ispezione non basta e così ne viene replicata un’altra il 7 settembre quando è stata richiesta anche una ulteriore documentazione dopo aver ispezionato il laboratorio di utilizzo del diclorometano.

La Asl chiede anche una relazione dettagliata ai Laboratori del Gran Sasso inviata solo il 27 settembre.



L’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’ E’ OCCUPATO


Il 10 ottobre, quando la Asl Teramo acquisita tutta la documentazione e ricostruisce i fatti, chiede un ulteriore parere all'Istituto Superiore di Sanità  ma non si sa relativo a quali quesiti specifici, sta di fatto che due mesi non sono bastati per dare un sostegno scientifico alla Asl che sta ancora attende una risposta.

E meno male che le emergenze sono due…


Sappiamo che qualcosa è successo nei Laboratori che ha prodotto l’inquinamento ma la versione ufficiale è stata molto approssimativa e molto poco scientifica:  «abbiamo verificato  l'utilizzo del diclorometano, un solvente di uso comune altamente volatile, impiegato in quei giorni per operazioni di pulizia dalla colla di alcune componenti dei rivelatori».



MISTERI E APPROSSIMAZIONE, VELENI MOLTO PERICOLOSI


Purtroppo a conti fatti rimangono molte zone oscure su questa vicenda e troppi silenzi fastidiosi.

Abbiamo chiesto delucidazioni ai Laboratori del Gran Sasso ma la domenica non si guarda la posta per cui le nostre domande per ora sono state ignorate.

Risulta francamente difficile credere che un inquinamento per mezzo di una pericolosa sostanza venga prodotto mentre si “lava” un macchinario, magari costoso decine di milioni di euro, in un ambiente che per sua natura non ammette nè svarioni, nè sbavature.


Peraltro non si chiarisce in che modo -svolgendo queste operazioni- la sostanza sia finita nella falda e si sia dispersa, inquinando.

Il punto è che già nel 2003 il commissario più che straordinario Angelo Balducci -forse già immerso in cricche e sistemi gelatinosi- diede il via libera a numerosi affidamenti diretti  milionari, costosi e oscuri di cui non c’è traccia nè trasparenza che avrebbero dovuto garantire maggiore sicurezza proprio nell’evitare contaminazioni delle falde.

A questo punto, dopo le inchieste giudiziarie che hanno svelato le priorità corruttive di alcuni personaggi e dopo le notizie che spiegano come è stato gestito questo incidente, poco onorevole per tutti, i dubbi aumentano e non si prescrivono così in fretta come certi reati gravi.

Siccome di voci ne circolano molte ed il silenzio non aiuta, sarebbe il caso di spiegare e fornire risposte documentate su molti aspetti che riguardano anche, per esempio, l’utilizzo di sostanze molto pericolose e magari anche di sorgenti  radioattive anche perchè a breve dovrebbe partire un nuovo e costosissimo esperimento scientifico il cui nome benissimo potrebbe riassumere tutta questa vicenda: “dark side”...


a.b.