POZZO CON IL FONDO

Fotovoltaico Marsica, banche e politica si inchinano al grande vecchio abruzzese

Una società anonima, un mutuo per il doppio dell’investimento, un solido asse parlamentare...

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Fotovoltaico Marsica, banche e politica si inchinano al grande vecchio abruzzese

Vito Gamberale

CELANO. Raccontare la storia del maxi investimento green della centrale fotovoltaica di Paludi di Celano significa guardare dentro le istituzioni e vedere da vicino come funzionano i meccanismi della politica, della burocrazia, della finanza e dell’impresa.

Persino le banche fanno a gara a prestare soldi, pure più di quelli che servono.

Una storia normale che andrebbe chiarita meglio visto che tutti hanno fatto finta di nulla ed ora dopo le inchieste giornalistiche a puntate di Angelo Venti su Site.it qualche nota stonata è emersa. Qualche domanda sulla opportunità di una pubblica amministrazione di avere a che fare con società schermate i cui proprietari sono segreti ed i cui bilanci sono occulti rimane e non è più tempo di rassicurazioni.

Ma PrimaDaNoi.it ha potuto chiarire con certezza a chi fa capo la società che si è aggiudicata milioni di ingenti energetici (anche se per gli altri sono scaduti) e pur non avendo vinto l’appalto pubblico indetto dal Comune di Celano.

A tirare le fila c’è un grande vecchio abruzzese, per la verità più grande che vecchio dalla storia lunghissima: almeno 40 anni e uscito indenne quasi sempre dalle vicende giudiziarie che lo hanno interessato anche se qualche volta ammaccato.

Ci ha visto lungo ed ha proposto al mega fondo che rappresenta l’acquisto del progetto sulla carta prima ancora di iniziare a costruire l’impianto. Naturalmente con i soldi delle banche molto generose.



PARADISO PER NIENTE FISCALE

Come previsto nel Bando di gara indetto dal Comune di Celano per la costruzione e gestione dell’impianto fotovoltaico, la ditta aggiudicataria (la Troiani & Ciarrocchi), ha indicato come società di progetto per realizzare e gestire l’impianto la “Celano green energy spa”.

Per varie ragioni le quote societarie della società passano di mano ed anche la sede cambia più volte spostandosi da Casoli a Roma, passando per le mani del gruppo Di Carlo di Casoli e ad una società estera sempre riconducibile alla ditta aggiudicatrice che nel frattempo avrebbe sbattuto fortemente contro la crisi economica.

Nel 2015, tuttavia, si avverte ancora l’esigenza di una cessione di quote societarie e così la Di Carlo SpA vende il 60% delle quote alla holding “Lux Renewable Holdings S.A” con sede in Lussemburgo.

La società è iscritta nel paradiso fiscale ed è schermata per cui non è possibile risalire con certezza ai reali proprietari e soci della società che di fatto incamera milioni di incentivi e di profitti derivanti dall’impianto di Celano.



Angelo Venti nella sua inchiesta ricostruisce anche un altro particolare relativo all’investimento che sarebbe frutto interamente di prestiti bancari vincolati con garanzia.

In un documento del 24 marzo 2015 dal titolo “dichiarazione di soggezione all’altrui attività“, l’amministratore unico della Lux renewable holdings, Diego Biasi, dichiara di esercitare la direzione e il coordinamento della Celano green energy.

«Il risultato finale è che milioni di euro di incentivi pubblici in arrivo dal Gse per i prossimi 20 anni saranno girati dal Comune alla Celano green enery e gestiti dalla società anonima lussemburghese Lux renewable», scrive Venti .

«Ci si aspetta che per un affare remunerativo come quello dell’impianto di Celano non ci siano problemi per i soldi da investire. Anzi, viste le roboanti dichiarazioni fatte dagli amministratori celanesi sull’arrivo di stratosferici investimenti da società estere – come la Lux Renewable Holdings del fondo Quercus Assets Selection – tutti si convincono che questi nuovi imprenditori anticipino sul piatto almeno soldi propri».

Invece niente «la Celano green energy», scopre Venti, «controllata proprio dalla lussemburghese Lux Renewable Holdings, alla fine i soldi li ha chiesti in prestito a un pool di banche finanziatrici. Tre per la precisione: MPS Capital Services Banca per le Imprese S.p.A. (della Banca Monte dei Paschi di Siena spa); Natixis S.A. (attraverso la succursale milanese della società francese); Banca popolare dell’Emilia Romagna Soc. coop (capogruppo del gruppo bancario Banca Popolare dell’Emilia Romagna) ».


Ma la cosa più interessante è che se un imprenditore normale chiede un prestito, si avvia a piedi nudi su una lunga via crucis piena di incognite; in questo caso, invece, le banche offrono persino il doppio dell’investimento richiesto.

Se l’impianto costa 39 milioni di euro, la Celano green energy si tiene molto larga: chiede e ottiene dalle tre banche ben 62 milioni e 200mila euro di prestito.

Si fanno anticipare 23 milioni e 200mila euro in più del necessario, su cui tra l’altro pagheranno fior di interessi.

«Perché ne chiedano così tanti, a cosa servano i 23 milioni in più e come sono stati spesi – lo ammettiamo – non siamo in grado di dirlo».

Un dato certo lo si può però desumere: un comportamento del genere da parte di autorevoli banche avviene solo dopo ampia e congrua garanzia di solvibilità. Carte alla mano una attenta valutazione avrà fatto determinare il pool di istituti di credito sull’idea che hanno tutti: un investimento molto ma molto redditizio anche e soprattutto per le sue peculiarità. Più uniche che rare.



VITO L’ABRUZZESE IN PARADISO

Da una attenta ricerca ed incrociando varie fonti PrimaDaNoi.it è riuscita a scoprire chi c’è dietro alla Celano Green energy la cui maggioranza è detenuta dalla Lux renewable holdings (Lussemburgo) la quale, a sua volta, è detenuta per la maggioranza dal gigantesco fondo Quercus.

Amministratore delegato di Quercus e della società lussemburghese è un rampante manager di grande successo Diego Biasi ma soprattutto c’è uno dei manager abruzzesi più quotati, dotati e stimati di questa e quell’altra Repubblica, Vito Gamberale da Castelguidone.

Lui ricopre il ruolo di presidente del cda.

La vita di Vito Gamberale è lunga e interessantissima anche se a raccontarla è lui stesso ma vale la pena di leggerla per conoscere meglio questo abruzzese di talento ma troppo discreto in “patria”.

Gamberale è nato in provincia di Chieti il il 3 agosto del 1944. Sposato, con Laura Fasolato. Due figli: Chiara, 39 anni, scrittrice; Matteo, 32 anni, ingegnere meccanico, manager.

Residente, fino a dopo la laurea, ad Agnone (Isernia), dove, nel 1962, ha conseguito, a pieni voti, la Maturità Scientifica. Gli viene assegnata una borsa di studio che gli consente di frequentare l’Università.

Vito Gamberale si laurea nel 1968 presso la Facoltà di Ingegneria Meccanica dell’Università di Roma La Sapienza,dove in seguito lavora anche come assistente alla cattedra di Impianti Meccanici.

Nell’arco della sua carriera lavorativa ha ricoperto i seguenti ruoli: Amministratore Delegato SIP, Direttore Generale Telecom Italia, Amministratore Delegato TIM (Telecom Italia Mobile);Amministratore Delegato Autostrade per l’Italia; Amministratore Delegato e Fondatore di F2i - Fondi Italiani per le Infrastrutture SGR; Azionista e Presidente di Iterchimica; Presidente GLF-Grandi Lavori Fincosit; Presidente di Quercus Assets Selection.

La sua attività manageriale/imprenditorialesi è distinta in quattro principali fasi:

1. Negli anni ‘80 ha privatizzato le Società del Gruppo ENI diverse dal Core Business della Holding.

2. Negli anni ‘90 ha lanciato la telefonia mobile in Italia, facendo di TIM il leader mondiale del settore e il benchmark assoluto.

3. Agli inizi degli anni 2000 ha trasformato Autostrade per l’Italia, dopo la privatizzazione, in una vera multinazionale.

4. Successivamente ha progettato e realizzato il primo Fondo italiano (privato, ma istituzionale) nelle infrastrutture, raccogliendo, in 7 anni oltre 3 miliardi di euro, e portandolo ad essere il più importante fondo infrastrutturale europeo.

Un manager di indubbie capacità che è inciampato più volte tra le carte di diverse procure uscendone quasi sempre pulito.

Il fatto più eclatante avvenne il 27 ottobre del 1993 alle ore 20.45 quando Gamberale fu arrestato e immediatamente trasferito nel carcere campano di Poggioreale dove e’ rimasto fino al 12 novembre. Poi arresti domiciliari.

Ma più che una macchia, quell’arresto, fu una medaglia d’oro sonante visto che ne uscì pienamente assolto, con una sequela di polemiche infinite per un nuovo “caso Tortora”.

Dopo anni arrivarono persino le scuse ufficiali dello Stato italiano nella maniera che Vito preferisce: 290milioni di vecchie lire.

La sua vita imprenditoriale si è sempre mossa contemporaneamente al di qua e al di là della linea che separa affari privati e affari pubblici rivestendo più volte ruoli di vertice in società pubbliche oppure costruendo colossi privati con la partecipazione del pubblico (per esempio la Cassa depositi e Prestiti).

Da luglio 2015 è Presidente di Quercus Assets Selection, società di gestione dei fondi inglesi Quercus specializzati in investimenti nel comparto delle rinnovabili.

Sono proprio i mesi in cui a Celano c’è il passaggio di quote della Celano green energy spa.

Sempre a luglio del 2015 è stato nominato Presidente di Grandi Lavori Fincosit, primario Gruppo operativo nel settore infrastrutturale, dei lavori marittimi, del tunnelling e dell’edilizia, che ha realizzato importanti opere in oltre 30 Paesi nel mondo. Il suo ruolo, dopo la “vicenda Mose”, è quello di traghettare il Gruppo da una gestione “familiare” ad una di tipo “manageriale”.

Non è la prima volta che Gamberale opera nella nostra regione ma è strano che quaggiù in Abruzzo lo si incroci tanto raramente.



CHE FA IL FONDO QUERCUS

Sul loro sito si legge che Quercus, con sedi anche a Londra e Roma, è una società specializzata in investimenti infrastrutturali di larga scala sulle energie rinnovabili.

«Forniamo accesso a rendimenti interessanti, stabili e a lungo termine facendo leva sulle nostre eccellenti capacità di sourcing e sull’abilità ed esperienza del nostro management. Oltre ai servizi di strutturazione e asset management, Quercus offre anche servizi di consulenza a valore aggiunto a investitori interessati ad allocare capitali in progetti di infrastrutture per le energie rinnovabili».

Un valore aggiunto che è emerso tutto nel caso abruzzese.

Quercus è stata fondata nel 2010 da Simone Borla e Diego Biasi. «Il suo Senior Management team vanta decenni di esperienza nel campo dell’asset management di alto valore in un ampio ventaglio di classi di attività, tecnologie e aree geografiche. La nostra flessibilità, rapidità di esecuzione, vasta competenza e profonda esperienza sono per noi motivi di orgoglio. Quercus può contare su un’ampia rete di partner esterni di eccellenza, avvalendosi di una pluralità di competenze difficilmente riscontrabili in un’unica organizzazione».


a.b.