LA PROTESTA

Istruzione. Classico Pescara, sfuma l’autogestione e arriva la Digos

Studenti: «clima di repressione»

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Istruzione. Classico Pescara, sfuma l’autogestione e arriva la Digos

PESCARA. Come tante altre scuole a Pescara ed in Abruzzo, anche il Liceo Classico D’Annunzio si sta mobilitando (dopo il corteo del 17 novembre al quale hanno partecipato 4 mila studenti) per chiedere alla Regione una nuova legge regionale sul diritto allo studio e maggiori fondi.

Dopo due settimane di trattative, non si è arrivati ad un accordo con la dirigenza per concedere una autogestione di tutti gli studenti dell’istituto di via Venezia.

La circolare emanata dal vertice della scuola nei giorni scorsi è stata molto chiara: «visti gli esiti delle iniziative similari, attuate negli anni precedenti, si ritiene che 3 giorni siamo troppi e che i risultati ottenuti dagli alunni, in passato, siamo stati, in tali iniziative, molto evanescenti».

Per questo ciascun docente, ascoltando anche la voce dei propri alunni, secondo le indicazioni della dirigenza, avrebbe potuto decidere, caso per caso, se concedere o meno l’autogestione».

Dunque una autogestione a discrezione dei docenti che però non ha convinto gli studenti: «avrebbe causato poco coinvolgimento ma anche caos per il via via nelle classi, e la totale non riuscita della autogestione».

Autogestione che ha il fine, come per tutte le altre scuole abruzzesi, di stilare un documento da consegnare in Regione sulle rivendicazioni degli studenti per il diritto allo studio.

L’ASSEMBLEA NON AUTORIZZATA.

Dunque accantonata l’ipotesi proposta dalla dirigenza ieri i ragazzi hanno deciso di svolgere una assemblea straordinaria non autorizzata: si sono recati in 400 nel cortile esterno, mentre altri 200 hanno scelto di restare in classe per fare lezione.

Nel corso dell’assemblea è arrivata la Digos, chiamata dalla dirigente, che, dialogando con gli studenti, ha esortato le parti a trovare una soluzione.

La proposta emersa era quella di sciogliere immediatamente l’assemblea e di avere nelle giornate di oggi e domani autogestione ed assemblea. «Nemmeno il tempo di discutere con i 400 studenti», lamentano i ragazzi, «che la dirigente ci ha chiuso fuori stralciando ogni trattativa».

A questo punto l’assemblea è proseguita al parco “Villa De Riseis”.



OCCUPAZIONE E DANNI

Ma sono sempre gli studenti a raccontare quello che è avvenuto ieri: «nel primo pomeriggio siamo venuti a conoscenza di una nota emanata dalla dirigenza che accusa gli studenti di: “occupazione”, “danni” e di tematiche non sufficientemente importanti per protestare».

La nota ufficiale, infatti, afferma: «quest’anno ci troviamo di fronte a rivendicazioni sul diritto allo studio, che nella Legge Regionale, sembra fermo al ‘78. Si precisa che dal 1978 al 2016 sono trascorsi ben ventotto anni, durante i quali non risulta alcuna “vittima” legata al mancato rispetto al diritto allo studio».

«Evidentemente la dirigente», replicano gli studenti, «non reputa il 15,4% di abbandono scolastico italiano (ed in Abruzzo il 17%) una problematica; non reputa una problematica i costi eccessivi dell’istruzione e della cultura; non reputa fondamentale il sacrosanto diritto allo studio, il diritto a poter accedere gratuitamente ai luoghi della formazione».

La dirigente nella nota spiega che i ragazzi hanno occupato, «non autorizzati» la palestra prima e il cortile scolastico successivamente.

Ma i ragazzi rispondono spiegando che la palestra era totalmente libera, per quanto riguarda l’occupazione del campetto esterno «rispondiamo con la sentenza del 30 marzo 2000 della II sezione della Corte di Cassazione, che, è intervenuta sul punto statuendo che: “Non è applicabile l'art. 633 alle occupazioni studentesche perché tale norma ha lo scopo di punire solo l'arbitraria invasione di edifici e non qualsiasi occupazione illegittima. L'edificio scolastico, inoltre, pur appartenendo allo Stato, non costituisce una realtà estranea agli studenti, che non sono dei semplici frequentatori, ma soggetti attivi della comunità scolastica e pertanto non si ritiene che sia configurato un loro limitato diritto di accesso all'edificio scolastico nelle sole ore in cui è prevista l'attività scolastica in senso stretto».

«Soltanto l’intervento della Digos», continua la dirigente, «ha portato i ragazzi a più miti ragionamenti, per cui hanno restituito gli arredi della palestra che avevano prelevato impropriamente ( tappetini, step, travi per esercitazioni ginniche, cavi elettrici, materassini ginnici, ecc...).»

Su questo i ragazzi ammettono l'errore commesso ed infatti erano state immediatamente restituite tutte le attrezzature.

La dirigente sostiene anche che nella foga di liberare il cortile della scuola si sono registrati «dei danni causati dall’ “esodo” degli alunni (circa 300 su 834), che, seppur modesti, testimoniano scarsa civiltà (da parte di chi li ha commessi)».

«La Digos non ha fatto sgomberare gli studenti, e precisiamo che abbiamo collaborato con le Forze Dell'Ordine. Respingiamo ogni accusa di presunti "danni" poiché questi presentati dalla Dirigenza sono avvenuti in un luogo attraverso il quale nessuno studente si è recato e probabilmente causati dal maltempo dei giorni precedenti».

La nota conclude con: «Nella giornata di domani (Oggi per chi legge, ndr) la scuola sarà sotto il controllo delle Forze dell’Ordine Pubblico fin dalle ore 08.00 con lo scopo prioritario di garantire alle famiglie il regolare svolgimento e la sicurezza dei loro figli».

«Si annuncia un clima di totale repressione», contestano gli studenti, «clima che purtroppo contraddistingue il nostro Paese e le scuole da troppo tempo. Riteniamo difatti che su un doppio binario (scuole e paese) la democrazia è fortemente sotto attacco e che riappropriarsene, significhi anche autogestire ed occupare le scuole, per dare voce collettivamente alle nostre idee, rivendicazioni, proposte. La repressione non ci fermerà».