L'ACCUSA

Agronomi vittima della propaganda: «Albero non tagliato per colpa degli ambientalisti»

Riprende la guerra degli alberi a Pescara tra propaganda e dubbi

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Agronomi vittima della propaganda: «Albero non tagliato per colpa degli ambientalisti»

PESCARA. Se la realtà viene distorta o raccontata parzialmente, poi accade che l’autorevole ordine degli agronomi che esprimono alte competenze si ritrovino ad inciampare nel commentare un fatto distorto.

Nei giorni scorsi uno dei pini d’Aleppo di via Scarfoglio a Pescara, complice una normale pioggia autunnale, è caduto distruggendo due auto in sosta senza tuttavia arrecare, per fortuna, danni a persone o edifici.

Oggi, gli agronomi, nel tentativo di ribadire la loro professionalità e quella del tecnico Carlo Massimo Rabottini, incaricato dal Comune di Pescara nel redigere il famoso elenco di piante pericolose, fanno a loro volta precipitare le loro accuse sul comitato che ha chiesto maggiore trasparenza e verificato errori (poi anche parzialmente ammessi dal Comune).

 

In una loro nota ufficiale tra le altre cose scrivono: «L’albero era ovviamente da abbattere immediatamente, ma, per i motivi che tutti conoscono, si è deciso di rinviare tale decisione».

Il presidente della Federazione degli agronomi e forestali, Mario Di Pardo, sembra proprio lasciare intendere in maniera poco velata che quei «motivi che tutti conoscono» siano le schermaglie andate avanti per settimane tra Comune e comitato ambientalisti il quale ha evidenziato -documenti alla mano- tutti gli errori ed i sospetti di un lavoro con troppe falle costato anche caro alla collettività.

E così se l’albero fortemente compromesso cade e provoca danni, per fortuna solo materiali, la colpa è di chi ha chiesto maggiore trasparenza e le ragioni dell’abbattimento di piante sane.

L’agronomo Di Pardo la racconta così: «cronaca di un cedimento annunciato. Si tratta della stessa pianta giudicata dal consulente e dottore agronomo Massimo Rabottini come appartenente alla classe D secondo l’analisi visuale speditiva, un protocollo scientifico internazionale per il riconoscimento della stabilità arborea delle piante. L’albero era ovviamente da abbattere immediatamente, ma, per i motivi che tutti conoscono, si è deciso di rinviare tale decisione. Pertanto sono dovuti intervenire i vigili del fuoco per riportare la situazione in sicurezza».

La premessa serve per meglio orientare l’arringa: «le critiche rivolte al tecnico incaricato, in questo caso Massimo Rabottini, riguardo al fatto che la tecnica di analisi commissionatagli dal Comune non fosse idonea, e la richiesta di ulteriori analisi strumentali, sono state vagliate dall’Ordine provinciale dei dottori agronomi e dei dottori forestali di Pescara nella persona del vicepresidente e dottore forestale, Matteo Colarossi, che ha giudicato non necessario dover vagliare ulteriormente l’analisi visuale speditiva su piante come quella di Via Scarfoglio, caduta venerdì. L’evento dei giorni scorsi porta finalmente alla riprova, per coloro che ne dubitavano, che la visuale speditiva è assolutamente attendibile, e che occorre avviare la messa in sicurezza del Patrimonio arboreo cittadino in vista della stagione invernale».



Peccato che raccontata così la realtà è fortemente distorta, magari senza colpa, visto che sul crollo del pino è scesa prepotente la... motosega della propaganda politica e così non è stata molto compresa la dinamica reale dei fatti accaduti.

L’ostacolo degli ambientalisti (che può valere per altri casi) non vale qui poichè si era stabilito con certezza già il 20 settembre che l’albero andava abbattuto: lo diceva l’agronomo, lo dicevano pure gli ambientalisti che non sono ciechi (perchè la pianta era compromessa e fortemente inclinata).

Dunque tutti erano d’accordo nel tagliare la pianta.

Eppure il Comune per primo, nei giorni scorsi con il vicesindaco Del Vecchio e poi con l’assessore Di Pietro, con un abile dico e non dico, hanno lasciato intendere che l’albero fosse caduto perchè l’amministrazione si fosse dovuta fermare per ascoltare le voci di chi si è messo di traverso all’operazione di “deforestazione”.

 Il punto è che non è così.

Ma se erano tutti d’accordo nel tagliare, la domanda rimane sempre la stessa: perchè quella pianta non è stata tagliata dal 20 settembre al giorno in cui è stata tagliata dai vigili del fuoco?

La domanda non è secondaria perchè qui c’è un danno che il Comune dovrà risarcire ma che non doveva essere provocato se lo scrupoloso Comune, con agronomi e ditta, avessero ottemperato puntualmente.

A chi spettava tagliare?

Non certo agli agronomi nè all’assessore.

Ma chi ha dato ordini e lista delle piante da tagliare alla ditta incaricata?

E quell’albero nella lista c’era oppure no?