IL CASO

«Il cane guida puzza», ancora nessuna soluzione per la centralinista dell’ospedale

Asl: noi la soluzione l'avevamo trovata

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«Il cane guida puzza», ancora nessuna soluzione per la centralinista dell’ospedale

PESCARA. Non è stato ancora risolto il problema di Lucia Di Mascio, la centralinista non vedente dell'ospedale di Pescara, che deve fronteggiare i malumori dei colleghi d’ufficio che lamentano il cattivo odore del cane guida Mindy, labrador che da 7 anni è la vista della sua padrona.

A settembre uno dei colleghi era finito al pronto soccorso a causa di un malore dovuto alla puzza dell’animale. Da quel momento si è chiesto l'intervento della Asl e, dopo una serie di incontri, si sono intraviste varie soluzioni tra le quali quella di spostare la centralinista in un'altra stanza.

Una opzione che però non piace affatto alla direzione generale.

Ci sarebbero infatti non solo problemi logistici ma anche di sicurezza per la dipendente.

Eppure fino a qualche mese fa la donna aveva la sua stanza, proprio per evitare divergenze con gli altri colleghi che hanno paura del cane e che non tollerano la sua presenza e il suo odore.

Poi a causa di un allagamento la camera è stata dichiarata inagibile e dal 1° settembre Di Mascio è tornata in turno per 8 ore con altri 4 centralinisti che l'8 settembre hanno messo in atto la protesta di rimanere in corridoio, lasciandola sola a lavorare.

La Asl a metà settembre aveva promesso una soluzione operativa entro 45 giorni… ma ne mancano solo 15 e non pare ci siano spiragli.

L'idea della Asl sarebbe quella di creare una parete divisoria con un infisso con vetro apribile e posizionare un gancio per legare il cane. Soluzione poi annullata perché non gradita alla dipendente che ha scoperto cosa stesse per accadere soltanto durante un'intervista del direttore generale Armando Mancini durante una puntata della Vita in diretta su Rai 1, lo scorso 29 settembre.

Prima di allora, conferma anche l'associazione Codici che tutela i diritti di Di Mascio, nessuno l'aveva contattata.

«È davvero spiacevole», commenta Gabriele Bettoschi dell’associazione Codici, «che si sia arrivati a dire di non voler assegnare un'apposita stanza alla lavoratrice per motivi di sicurezza, non tenendo conto che prima del trasferimento nell'attuale sede la signora ha sempre svolto l'attività in un'apposita stanza. L’Asl però non ha avvertito l'esigenza della sicurezza dell’impiegata quando l'ha lasciata sola a lavorare a causa della protesta dei colleghi. In quella circostanza nessuno ha avvertito la necessità di intervenire per la sua sicurezza o di garantire il servizio di pubblica utilità del centralino. E’ stata lasciata sola», continua Bettoschi, «priva del sistema tecnico di lettura vocale per un intero turno di lavoro che normalmente viene svolto da 4 persone. Ed ha pure dovuto fronteggiare l'urgenza di chiamate di reperibilità per un infarto».

Secondo l'associazione la cosa più spiacevole è il fatto che la Asl abbia pensato alla soluzione della parete divisoria riconoscendo dunque la validità della protesta dei colleghi: «mai nessuno, in nessun luogo, eccetto che in ufficio, ha avuto mai da lamentarsi per l'animale».

Codici fa inoltre notare che ad oggi non è mai stato effettuato, da parte dei competenti uffici dell'Asl, una verifica sul posto di lavoro. Si chiede inoltre di sapere perché la donna «sia l'unica a non avere neanche un armadietto, come gli altri colleghi, indispensabile tra l'altro per riporre il cibo e le ciotole del cane. Come mai», chiede ancora l'associazione, «ad oggi il programma voice non è ancora reso operativo con una conseguente imbarazzante disuguaglianza operativa».

FORNITI GLI STRUMENTI DI LAVORO

Maria Assunta Ceccagnoli dalla Asl di Pescara sottolinea però che la soluzione era stata individuata ma è stata la lavoratrice a rifiutarla, dopo un primo assenso.  

 «La soluzione , da realizzarsi in tempi brevissimi, prevedeva una postazione di lavoro, delimitata da una parete “divisoria” di vetro , che avrebbe consentito  alla Di Mascio di essere pienamente integrata  con gli altri centralinisti ed al contempo di poter svolgere il proprio lavoro in tutta tranquillità e sicurezza, affiancata dal proprio cane guida.  Successivamente la dipendente ha espresso la  volontà contraria a tale soluzione, di cui la direzione  ha preso atto e ha deciso di non dare seguito alla realizzazione di quanto precedentemente concordato e messo in cantiere».

Sempre la Asl assicura che  gli strumenti di lavoro (PC configurato con Screen Reader NVDA e Voce Silvia ) sono stati regolarmente forniti.

Circa il comportamento dei colleghi di lavoro (tutti facenti parte di categorie protette) «è stata attivata valutazione da parte della Commissione disciplinare della Asl, come legge impone».