IL TESTIMONE

«Cambio testimonianza se mi dai 50 mila euro». Imprenditore arrestato

Denunciato anche complice incaricato di riscuotere il denaro.

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1444

Il tribunale di Pescara



 

PESCARA. Voleva denaro per modificare la propria testimonianza a favore di un rappresentante di una ditta, parte in un procedimento penale pendente davanti al Tribunale di Pescara.

Per ottenerlo, più volte, ha inviato un proprio collaboratore sul posto di lavoro della vittima per formulare le sue richieste di ‘collaborazione’.

Per questo, G.M., imprenditore 70enne residente in contrada San Pellegrino di Penne è stato arrestato dai carabinieri del Nucleo Investigativo. I militari  hanno contestualmente applicato al suo complice A.F. 50enne di Loreto Aprutino, la misura cautelare del divieto di avvicinamento all’abitazione ed ai luoghi di lavoro della parte offesa.

L’indagine è partita dopo la denuncia-querela presentata dalla vittima, vessata da continue e reiterate richieste di denaro.

La vicenda ha avuto origine dalla precedente attività lavorativa della parte offesa: era un procuratore speciale per conto di un’impresa di costruzioni con mandato per la vendita di appartamenti. Un incarico poi terminato: l’azienda lo aveva estromesso a causa di alcune divergenze.  

Era poi derivato un contenzioso per una presunta appropriazione indebita di denaro . L’uomo è stato accusato dall’azienda, proprio in base alla testimonianza, di dubbia veridicità, dell’imprenditore arrestato.



CONTINUE PRESSIONI E RICHIESTE DI DENARO

La vittima ha raccontato agli inquirenti delle continue pressioni ricevute da A.F. per conto dell’imprenditore. Volevano a tutti i costi 50 mila euro per ritrattare la precedente dichiarazione, a sua volta nata da pressioni di altri rappresentanti dell’azienda.

L’indagine, grazie anche al supporto di intercettazioni telefoniche ed ambientali, ha consentito di ricostruire l’intera vicenda.

E’ emerso che G.M. ha sollecitato più volte il proprio complice a recarsi presso il bar di cui la vittima, impiegato pubblico, è co-titolare.

L’estorsione è andata avanti per molto tempo e ad un certo punto l’imprenditore si sarebbe detto pronto ad accontentarsi anche di un assegno post datato o di un pagamento rateizzato, ribadendo che la ritrattazione sarebbe avvenuta solo in caso di accoglimento delle sue richieste.

Secondo gli inquirenti le dichiarazioni accusatorie formulate a carico della vittima sarebbero risultate un tentativo di “ingraziarsi” l’impresa di costruzioni per ottenere dai suoi titolari le somme di denaro di cui l’imprenditore 70enne era ancora creditore per interventi di edilizia effettuati in passato.

L’imprenditore è finito agli arresti domiciliari. Per lui l’accusa è di tentativo di concussione e non quella di tentata estorsione per la sua qualità di testimone in un procedimento penale.