LA POLEMICA

Piazza Muzzi nuovi disordini: residenti contro la giunta Alessandrini e la vigilanza privata

Cittadini stravolti: «sindaco e assessore si dimettano»

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Piazza Muzzi nuovi disordini: residenti contro la giunta Alessandrini e la vigilanza privata

PESCARA. Appena due giorni prima la giunta Alessandrini ed il neo riconfermato assessore Cuzzi avevano proposto la loro ricetta finale e risolutiva per il problema dell’ordine pubblico nel nuovo centro della movida pescarese.

La vigilanza privata chiamata da alcuni commercianti ha generato polemiche ma si è dimostrata nei fatti inefficace, appena poche ore dopo l’annuncio. Sabato notte, infatti, si è verificato l’ennesimo atto di sangue e violenza che ha portato al ferimento di una persona e ad un arresto. La polizia sta indagando sull’accaduto ma quello che emerge con forza è che, come accadeva fino a qualche anno fa a Pescara Vecchia, la movida porta con sè persone di ogni risma e magari anche traffici poco leciti e violenza sconsiderata che fanno da contorno ad iniziative commerciali che avrebbero anche il merito di aver valorizzato uno spicchio di città.

In tutto questo i residenti della zona, stravolti nelle loro tranquille abitudini, protestano per il chiasso fino a tarda notte, per i mancati controlli dei vigili, considerati troppo indulgenti, e per la violenza che si genera.

«Occorre un controllo ampio e preventivo», chiede il comitato di cittadini, «non una mera operazione finalizzata a gettare fumo negli occhi dell'opinione pubblica». Dopo questo ennesimo episodio i residenti chiedono che Cuzzi ed Alessandrini vadano a casa. Scontata la risposta dei due che resteranno al loro posto.

«È oltraggioso», continuano i cittadini, «per le centinaia di famiglie che stanno perdendo la serenità di vivere nelle proprie abitazioni sentire che si è arrivati al punto che debbano essere gli esercenti stessi a dover offrire protezione con un numero da chiamare per il pronto intervento. L’operato di un assessore che in qualche modo da credito all'idea che a fronte di reati o violazioni si debba chiamare un numero della vigilanza privata va censurato. È grave e pericoloso»

I residenti sono arrivati ormai al limite anche perché sono ormai 2 anni che protestano e che chiedono una programmazione seria della zona basata su prevenzione e regolamentazione. Adesso sono arrivati al punto di pensare che da parte dell’amministrazione pubblica manchi la volontà: «per il sindaco risulta impraticabile anche un semplice confronto con i residenti sui problemi reali che stanno portando tra l'altro problematiche sanitarie».

Intanto, mentre i residenti del quartiere continuano a non dormire, il sindaco non risponde alla richiesta di incontro inviata via mail e protocollata in data 29 settembre 2016. In altre vie scoppiano nuovi focolai come in via Piave dove altri residenti devono fare i conti con il chiasso e il frastuono di nuovi locali recentemente aperti e che mettono musica liberamente in strada.

La paura è che la zona di sofferenza sia destinata ad ampliarsi.

I residenti hanno la sensazione, e lo dicono senza nascondersi, che al Comune ci sia ormai una specie di mantra: "accontentare gli esercenti a tutti i costi": «la stessa conferenza stampa di venerdì scorso ne è un esempio; al contrario non vediamo la presenza dei rappresentanti dell'amministrazione alle 3 o alle 4 del mattino per toccare con mano i disagi di chi vive nelle vie della movida "sostenibile"».

I residenti si domandano come mai tutte le iniziative tese al ripristino della legalità sono sempre partite dalle loro denunce, come ad esempio lo stop alla musica per certi locali, le ordinanze di adeguamento delle canne fumarie di qualche altro, le verifiche sulle occupazioni di suolo pubblico che hanno portato quasi 10.000 euro nelle casse comunali, lo stop all'idropulitrice rumorosissima usata da Attiva per lavare la piazza fino alle 4 del mattino.

«Ma del rumore che faceva l'idropulitrice», sottolineano i cittadini, «alle 4 del mattino cosa può saperne il sindaco? A quell'ora è normale e giusto che riposasse nel suo letto. Da parte nostra invece il riposo sembra una pretesa assurda».