LE CARTE

Inchiesta Earthquake, quel tecnico alla ricerca di cimici nella “stalla”

Il dirigente del Comune di Bussi aveva l’ossessione delle microspie

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Tribunale di Pescara


 

 

ABRUZZO. Si terranno mercoledì al Tribunale di Pescara gli interrogatori di garanzia dei sette arrestati nell'ambito dell'operazione, denominata "Earthquake" , che ha portato alla luce presunte tangenti per gli appalti legati alla ricostruzione post-sisma a Bussi e Bugnara.

Intanto proprio oggi il  Gip titolare dell'inchiesta, Gianluca Sarandrea, ha disposto la decadenza degli arresti domiciliari per Antonio D'Angelo, il rup responsabile del fascicolo relativo alla ricostruzione della scuola di Bugnara.

Il dirigente ha presentato un certificato medico nel quale si dimostrerebbe che nel giorno dell'incontro con uno degli accusatori sarebbe stato in un altro luogo, ma gli inquirenti stanno verificando le carte e l'uomo resta comunque indagato perché come rup sarebbe stato in possesso del bando relativo alla scuola prima della sua pubblicazione.

Gli investigatori della Forestale intanto stanno verificando le carte sequestrate il giorno degli arresti e stanno completando la mappa delle persone informate dei fatti e di nuovi possibili indagati.

Di certo oggi se n’è aggiunto un altro che avrebbe fatto parte del sistema corruttivo e nello specifico  nella vicenda della scuola elementare di Bugnara (L'Aquila) da ricostruire.

Si tratterebbe di una figura che entra nell'indagine, forse un altro tecnico, che avrebbe partecipato a riunioni informali e forse alle spartizioni di denaro. In totale ora sono 12 gli indagati.

 


LE CIMICI NELLA STALLA

Ma dall’inchiesta emerge anche che uno dei principali indagati, Angelo Melchiorre, responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Bussi, dal primo agosto 2011 membro delle commissioni di gara del Comune di Bugnara, e dal 17 maggio 2013 responsabile coordinatore dell'ufficio territoriale per la ricostruzione dell'area omogenea numero 5, aveva tentato di ‘bonificare’ il suo ufficio per la paura che ci fossero delle microspie.

Nel corso delle indagini, infatti, gli inquirenti, hanno scoperto che Melchiorre, grazie ad un esperto radio-tecnico, effettuò  un’ attività di bonifica nella sua stanza, nel Comune di Bussi.

Non contento qualche mese dopo chiese un altro intervento sempre per stanare eventuali  microspie  dell’autorità giudiziaria. Insomma non era affatto tranquillo.

Gli inquirenti lo hanno scoperto proprio ascoltando una telefonata tra il dipendente comunale e il suo tecnico ‘di fiducia’ al quale si rivolse per  «un'altra “disinfezione” con apparecchi più sofisticati» (eh, i topi qua ci voglio le le come si dice le nerchie di quelle paurose ci vogliono! così si acchiappano tutte quante!».

Melchiorre spiegò che voleva stare tranquillo “alla stalla” per non far entrare gli animali, indicando il suo ufficio come “la stalla” e gli “animali” come eventuali ascoltatori.

E che si parlasse di microspie lo ha confermato lo stesso tecnico quando nei mesi scorsi  è stato convocato dagli inquirenti.



UN’ALTRA ASSUNZIONE MASCHERATA

Sempre tra le carte dell’inchiesta emerge che la tangente mascherata da assunzione non fu un caso singolo da addebitare solo alla figlia di Melchiorre ma ci fu un altro episodio praticamente identico e riguarda la  moglie di un altro indagato, Emilio di Carlo, 54 anni di Bussi.

Di Carlo firmò un accordo con l’imprenditore Roscini del consorzio Gescom nel quale si diceva «per tutte le opere che il Consorzio realizzerà nel Comune di Bussi, che verranno più specificatamente detto “Andranno a buon fine” e comporteranno il relativo pagamento, il Consorzio corrisponderà ad Emilio il 2%”.

 

Secondo gli inquirenti le dazioni in denaro, nei confronti di Emilio Di Carlo da parte di Roscini Stefano, sono mascherate in parte con la retribuzione mensile che la ditta Ro.Sa.Fin, di proprietà di Roscini effettua alla moglie di Emilio Di Carlo, Giuseppina Montefalcone.

A dicembre del 2012 la donna viene assunta, con la qualifica di impiegato a tempo indeterminato, dalla ditta con sede legale  ad Assisi.

Ma secondo la Procura Montefalcone non si sarebbe mai recata sul posto di lavoro come dimostrato dall’acquisizione presso l’Inps dello statino della retribuzione giornaliera dell’anno 2012 e 2013.

a.l.