PROGETTI PER IL FUTURO

Maltaurò e Megalò: c’è chi dice no

I centri commerciali aumentano e ce n'è uno anche nell'ospedale

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Maltaurò e Megalò: c’è chi dice no


CHIETI. Forse non è un caso che le opere più avversate sono quelle maggiormente imposte, senza concertazione, e calate dall’alto con ragioni non proprio solide.

Chieti ora sembra diventato l’epicentro di alcune mega opere di cui il governo regionale si sta facendo, più che fautore, vero “spingitore” per tener fede allo slogan “regione veloce”.

Si tratta del Megalò 2 e del mega ospedale Maltauro e, poco più in là, si intravedono anche le vasche di laminazione, un’altra faraonica opera che d’improvviso è divenuta necessaria e che costerà almeno 50 mln di euro anche se nessuno sa chi si dovrà occupare della manutenzione…

Un’opera che potrebbe non essere del tutto scollegata con il centro commerciale Megalò, costruito nel 2005, grazie al Prusst e che ora, dopo anni di battaglie più o meno palesi, si avvia verso il secondo tempo con un raddoppio di aree da cementificare e adibire a grande distribuzione.

In realtà si parte da un rafforzamento degli argini che sono già alti 11 metri perchè tutta l’area è situata in piena zona esondazione del fiume Pescara dove non si sarebbe dovuto costruire. La paura, dunque, è il fiume che potrebbe creare seri pericoli, tanto che dopo il 2013 (anno della più grossa piena dopo il 1992) si è fatto strada il progetto delle vasche di laminazione, cioè gigantesche piscine dove far defluire il fiume in piena così da farlo sfogare e rallentare la velocità dell'acqua. Le vasche a monte sono un vero toccasana per il Megalò che così rischierebbe di meno. 50 milioni di soldi spesi bene, penseranno di sicuro i promotori dei progetti commerciali, anche se qualcuno continua a pensare che se l’area del Megalò fosse stata lasciata sgombra sarebbe stata quella la naturale “vasca di laminazione” a costo zero per le casse pubbliche…

Ed ora che il progetto diventa ogni giorno più reale cresce anche la voce di chi dissente. Forse, però è troppo tardi.

La Confcommercio Chieti, per esempio, ribadisce il proprio “no” al progetto Megalò 2 ed avanza perplessità pure sul project financing relativo alla realizzazione di un nuovo ospedale.

Ma perchè l’organizzazione sindacale dovrebbe essere contraria ad un ospedale?

Semplice, perchè dentro ci sarebbe l’ennesimo centro commerciale con 26 negozi di vario genere e per nulla attinenti ad un nosocomio (“Maltaurò” infatti fa il verso proprio a Megalò…).

Anche perché Chieti abbonda di media e grande distribuzione.

«L’attenzione del legislatore regionale e della stessa azienda sanitaria locale», suggerisce la Confcommercio, «dovrebbe considerare un contesto urbano commerciale già penalizzato dalla presenza di molti centri commerciali nella vasta area fra Chieti e Pescara, con la pesante quanto massiccia presenza del Megalò a poca distanza e con l’incombente suo ampliamento con il Megalò 2 per cui l’iter amministrativo di concessione è in fase di prosecuzione. Per questo Confcommercio è contraria fortemente allo sviluppo di nuovi insediamenti concentrati di attività commerciali considerato il fatto che la fruizione delle attività appena fuori e circostanti l’ospedale teatino è molto più facile e immediata».


​Anche nella stessa maggioranza diversa dal Pd si apre un distinguo che pare netto e che si aggiunge alla contrarietà già espressa da M5s e Fi.

La Federazione di Sel/Sinistra Italiana oggi si pone anche qualche domanda (che PrimaDaNoi.it ha già posto anni fa senza avere alcuna risposta) e nello specifico Sel ritiene «gravissimo che un ospedale come quello attuale, relativamente nuovo, ha dei padiglioni pericolanti perchè costruiti con cemento impoverito. Possibile che nel nostro paese chi sbaglia non paga mai?»

Sel poi dice basta «alla logica dell’emergenza» anche perchè in questo caso pare davvero tirata per le orecchie.

Nella stessa delibera approvata in giunta la Regione si riferisce a «carenze evidenziate, in alcuni dei plessi ospedalieri, dai tecnici della Direzione regionale della Protezione Civile e dalla perizia del Ctu nominato dal tribunale nell'estate 2012».

Situazione che «lascia presupporre una generale condizione di affanno statico di tutti i corpi di fabbrica - si legge nella delibera - costituenti il compendio ospedaliero teatino, fatta eccezione di quelli più recentemente realizzati del nuovo polo cardiochirurgico».

Dal 2012 ad oggi praticamente nulla è stato fatto e la presunta «urgenza» verrebbe inoltre risolta con la costruzione del nuovo ospedale che, se vogliamo essere proprio ottimisti, potrebbe essere inaugurato tra 5 anni.  

«Il Project Financing», dice il partito del sottosegretario Mario Mazzocca, «dovunque sono stati fatti hanno creato dei danni irreparabili agli enti pubblici coinvolti, i casi del Veneto e della Toscana sono sotto gli occhi di tutti.  E poi per entrare nel merito abbiamo urgente bisogno di vedere le carte. D'Alfonso e Paolucci per una questione di trasparenza devono rendere pubblico l'accordo tra la Asl di Chieti e l'impresa Maltauro in modo che tutti i cittadini si possono fare un’idea e capire a cosa andranno incontro nei prossimi anni.  Noi come Sinistra Italiana, facciamo delle domande pubbliche  a Paolucci e lo invitiamo ad un incontro chiarificatore».

Domande che riguardano il centro commerciale, i costi, il futuro delle imprese che oggi lavorano per la Asl e molto altro, cose che nè D’Alfonso nè Paolucci hanno avuto modo di spiegare fornendo le carte, limitandosi a rilasciare solo dichiarazioni generiche troppo politiche e per questo meno attendibili.

Però che strano che persino un partito di maggioranza come Sel debba arrivare a dichiarare che «da molto tempo» cercano «le carte di questo accordo e sino ad oggi non abbiamo ricevuto alcunchè. Senza chiarimenti sulle domande poste precedentemente la federazione di Chieti di Sel/Si darà parere negativo a questa opera che più che risolvere i problemi dei 2 padiglioni pericolanti sembra più una speculazione edilizia e commerciale per favorire dei grandi gruppi di potere».

Uno degli argomenti centrali è proprio il bilanciamento del rischio per la ditta privata che costruirà e gestirà (si farà una gara europea) perchè in Abruzzo qualcuno vorrebbe scongiurare il solito investimento facile per spremere centinaia di milioni di soldi pubblici per  imprenditori ai quali non piace rischiare.

A proposito, Sel annuncia che questo è un argomento fondamentale per restare in maggioranza. Chissà però se D’Alfonso e Paolucci del Pd staranno ad ascoltare o se già è stato siglato il nuovo patto con il centrodestra di Ncd...