LA GUERRA DEI CONTI

Ospedale Maltauro, cappio al collo per la Asl di Chieti che a fine 2016 avrà 50mln di debiti

Mauro Febbo (Fi) continua la sua guerra contro l’ennesima opera faraonica e contestata

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ABRUZZO. Conti in rosso (profondo rosso con tendenza al peggioramento) ed in questo contesto si appesantisce una nave -che già imbarca acqua e rischia di affondare- con un peso insostenibile.

E’ più o meno quello che potrebbe succedere se effettivamente dovesse diventare realtà il project financing proposto da Maltauro, una cambiale per circa 30 anni per la Asl di Chieti.

E’ una vera e propria guerra dei conti per cercare di far comprendere agli abruzzesi l’inopportunità di un investimento con queste modalità e di questa scala.

Ci riprova Mauro Febbo che questa mattina ha svelato ulteriori elementi messi sul tavolo che aumentano solo dubbi e domande alle quali l’attuale giunta di centrosinistra risponde senza riuscire a dissipare ombre e a tranquillizzare.


La vera notizia, in realtà, è l’ennesimo indizio che rende difficilmente comprensibile l’uscita dal commissariamento per la Regione Abruzzo: dopo il pesantissimo debito di almeno 30 mln di euro della Asl di Pescara (bilancio 2015) anche la Asl di Chieti tocca quota 31 mln di euro di passivo (2015) ma la notizia più sconvolgente è che  per il 2016 se ne prevedono 55 di milioni di debito.

E Febbo oggi ha ricordato che nel 2014 quella stessa Asl aveva un utile di 200mila euro.


In realtà ha ricordato Febbo tra quei 31 mln di passivo non sono conteggiati gli 8 mln di euro di prestazioni di Villa Pini ancora incagliate nella curatela fallimentare.


 

Difficile da spiegare come nei due anni di gestione D’Alfonso -Paolucci -che sono anche gli ultimi due anni di commissariamento- le cose siano peggiorate così tanto anche se non abbastanza da evitare la fuoriuscita dal commissariamento.

Misteri oscuri e, forse, dolorosi se il buongiorno si vede dal mattino e se, cioè, la politica locale gestirà la sanità seguendo logiche di correnti, campanili e tornaconti di vario genere.


E stamattina Febbo ha ribadito che il costo totale di tutta l’operazione (dunque i costi totali) ammontano a 2,3 miliardi di euro cioè le “mura” più le tecnologie più i servizi ed il canone annuale da pagare.    


Secondo i calcoli di Febbo per tutti gli stessi servizi la Asl di Chieti oggi spende 1,5 miliardi con una differenza di 700 milioni «per cui l’operazione nel complesso appesantirà i già precari bilanci della Asl per i prossimi 30 anni per un importo pari a  ben 23.487.900 euro/annui,  cioè  704.637.000 euro diviso 30 anni»

«Allora credo sia logica e spontanea la domanda: come può la Asl caricarsi di un ulteriore costo per 30 anni? », ha detto Febbo.


Una ulteriore incongruenza potrebbe poi risiedere -sempre secondo Febbo- i una sonora bocciatura dell’Ana guidata da Raffaele Cantone che ha strigliato un analogo project financing di un ospedale di Nuoro.

La relazione, trasmessa anche alla Procura della Repubblica di Nuoro e alla Procura della Corte dei Conti della Sardegna, spiega che  il contratto firmato ha trasgredito le norme e i principi che disciplinano gli appalti pubblici «perché il rischio imprenditoriale era riposto sul pubblico». Il contratto è da annullare, perché scrive l’Anac, «è strumento con il quale si trasgredisce l’applicazione delle norme e dei principi che disciplinano la concessione di lavori pubblici e il project financing, nonché gli appalti pubblici in generale, facendo conseguire alle parti un risultato precluso dall’ordinamento». Ovvero «con una remunerazione degli investimenti dei privati concessionari posta interamente a carico dell’amministrazione aggiudicatrice, senza che si verifichi la necessaria traslazione in capo ai privati del rischio economico e gestionale, elemento essenziale del project».

Cose che per i detrattori sarebbero sovrapponibili al caso abruzzese.


«Non abbiamo ben capito quale sia l’utilità di aprire un centro commerciale con ben 26 attività diverse tra le quali profumeria, cosmesi, telefonia, bigiotteria, gioielleria, caramelleria, addirittura videogiochi (forse per dare la possibilità ai giocatori di  trovare risposte immediate alla ludopatia) oltre a un’area ristorazione di 750 mq da destinare probabilmente anche a cerimonie nuziali», dice Febbo, « ritengo che dietro il pretesto della pericolosità delle due palazzine costruite con cemento impoverito, problema reale da risolvere in tempi ragionevoli, si nasconda piuttosto un’operazione speculativa che prevede l’abbattimento dei vecchi manufatti e la costruzione del nuovo nosocomio con tanto di affidamento dei servizi per 30 anni che non avrà benefici né economici né sanitari».