INCENERITI

E’ ufficiale: inceneritore anche in Abruzzo

Il decreto pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Il governo renzi va avanti nonostante il no del territorio

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E’ ufficiale: inceneritore anche in Abruzzo

Matteo Renzi






 

 

 

ABRUZZO. È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 5 ottobre il decreto del presidente del Consiglio dei Ministri 10 agosto 2016, di applicazione dell’art. 35 del Decreto‐legge 12 settembre 2014, n. 133 (Sblocca Italia), relativo ai nuovi inceneritori. Tra gli otto pianificati, ne viene previsto uno in Abruzzo da 120 mila tonnellate annue

Sempre nel decreto si conferma  la possibilità per le amministrazioni regionali di presentare al Ministero una richiesta di aggiornamento del fabbisogno residuo regionale di incenerimento di rsu e assimilati al 30 giugno di ogni anno e solo dopo l’approvazione di un nuovo Piano Rifiuti da parte della stessa Regione.

Il Governo, dunque, nonostante l’opposizione delle associazioni ambientaliste, delle comunità locali e di gran parte delle Regioni, insiste nella previsione di nuovi inceneritori, anche se è stato ampiamente dimostrato – basandosi sui dati ufficiali dell’Ispra – che il numero di impianti presenti attualmente in Italia è più che sufficiente a coprire il fabbisogno nazionale.

Definitiva dunque anche la volontà del Governo di non sottoporre il piano inceneritori a una preventiva Valutazione Ambientale Strategica.

«Aver mantenuto la previsione di un inceneritore in Abruzzo», dichiara Luciano Di Tizio, delegato regionale del WWF, »dimostra l’assoluto disinteresse del Governo per le volontà locali».

La Regione Abruzzo ha già ribadito la propria opposizione a un inceneritore sul proprio territorio, dimostrando come non sia necessario prevedere un impianto del genere.

 

                Con il Molise, aveva già spiegato l’assessore regionale Mario Mazzocca, la Regione aveva ragionato su una proposta condivisa inerente la possibilità di utilizzare l'attuale capacità dell'impianto già da tempo attivo e funzionante, a Pozzilli, per l'accoglimento delle idonee e necessarie frazioni di rifiuto di entrambe le regioni.

 

Lo stesso hanno fatto tante altre regioni raccogliendo le osservazioni delle associazioni ambientaliste.

A livello nazionale, il Wwf ha evidenziato come le previsioni del DPCM siano in contrasto con i dati forniti dagli stessi organi governativi.

«È evidente», dicono gli ambientalisti, «che ci si trova davanti ad una scelta ideologica e di mero appoggio a quanti vogliono costruire nuovi impianti del genere a scapito della raccolta differenziata e del recupero di materia. È altrettanto evidente che ci opporremo in tutti i modi a tale scelta profondamente sbagliata, pericolosa per la salute umana e priva di fondamento dal punto di vista tecnico».

UN ANNO FA IL NO FORMALE

Esattamente un anno fa (settembre 2015) la Regione Abruzzo aveva formalizzato il suo no.

Già nel 2008 si parlava della possibilità di costruire proprio in Abruzzo un inceneritore poi nel 2010 con il governo Chiodi –anche secondo quanto riportato nelle carte dell’inchiesta Re Mida - il centrodestra stava preparando il campo dicendosi favorevole anche per alcuni interessi diretti di alcuni esponenti, peraltro mai chiariti del tutto.

Proprio quell’inchiesta di fatto stoppò ogni dibattito in tal senso, dibattito che si riapre casualmente proprio dopo due sentenze opposte su quella inchiesta: una a Teramo di condanna e di conferma di un sistema di corruzione nell’ambito dei rifiuti e del monopolio realizzato dal gruppo Di Zio e l’altra  a Pescara di assoluzione per tutti che sconfessa il medesimo impianto accusatorio.   

Oggi diversi comuni abruzzesi si avvicinano alla soglia dell’80% di differenziata e gli ambientalisti contestano il fatto che invece di imporre a tutti l'esempio virtuoso, Renzi e il PD cerchino di premiare l'inefficienza «pur di soddisfare le lobby delle 4-5 multi-utility proprietarie degli inceneritori».

NEL DECRETO SI LEGGE:


   Nella regione Abruzzo non sono presenti impianti di incenerimento
operativi.
   La regione e' oggetto  di  procedura  d'infrazione  n.  2015/2165 relativa ai Piani di gestione dei rifiuti  per  violazione  dell'art. 28, paragrafo 1 della Direttiva 2008/98/CE poiche' non ha  rispettato il termine dei sei anni previsto da tale disposizione.
   La regione presenta un fabbisogno di incenerimento residuo pari a 121.069 tonn/anno.
   Il piano regionale di gestione dei rifiuti  vigente  prevede  che l'incenerimento di frazioni non altrimenti  riciclabili  in  impianti dedicati e' ammissibile al raggiungimento della media  regionale  del 40% di raccolta differenziata. Atteso che, ad oggi, tale  livello  si attesta  sulla  percentuale  del  46,1%,  risulta   giustificata   la realizzazione di un nuovo impianto  da  120.000  tonn/anno,  tale  da soddisfare le esigenze regionali.

DECRETO INCENERITORI by PrimaDaNoi.it on Scribd