CONCORSI 3.0

Concorso Asl Teramo, «‘aiuto da casa’ via Whatapp e Facebook?»

La denuncia della Uil: «annullare tutto»

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Concorso Asl Teramo, «‘aiuto da casa’ via Whatapp e Facebook?»

TERAMO. Cellulari accesi durante la prova, chi scattava foto e le pubblicava su Facebook, chi chiedeva ‘l’aiuto da casa’ tramite whathapp. Insomma un delirio. Ma è andata veramente così?

E’ bufera da giorni sul maxi concorso della Asl di Teramo: 3 mila candidati nei giorni scorsi si sono presentati al Palasport Adriatica Arena di Pesaro per 56 posti da Operatore socio-sanitario.

Un concorso sul quale la Uil funzione pubblica ha chiesto l’intervento dell’azienda sanitaria e l'annullamento della prova preselettiva.

Il test comprendeva 30 domande a risposta multipla da completare in 40 minuti. I compiti, anonimi, sono poi stati corretti elettronicamente e, solo dopo l’attribuzione del punteggio, sarà possibile riassociare ad ogni singolo test il nome del concorrente; «tutto a garanzia della massima trasparenza e assoluta integrità della procedura di concorso», aveva specificato l’Asl alla vigilia della preselezione.

Il segretario provinciale Alfiero Di Giammartino denuncia una lunghissima serie di anomalie e racconta di aver saputo da alcuni candidati che durante la prova concorsuale, «da parte di un numero imprecisato di concorrenti (centinaia), è stato fatto uso, smodato ed incontrollato, del telefonino, la cui introduzione, ovvero l'utilizzo, è vietata dalla legge».

Nei giorni scorsi il giornale teramano ‘La città di Teramo’ aveva riportato invece le dichiarazioni di un partecipante secondo il quale i cellulari andavano tenuti in borsa «se poi qualcuna sia riuscita o meno a tirarlo fuori, fotografare la prova e farsi mandare le risposte via Whatsapp non è dato saperlo. È certo però che su Facebook, prima e durante la prova, circolavano foto scattate dai telefonini di partecipanti che facevano il fotoracconto della selezione».

Sempre la Uil ha denunciato «la non previsione delle necessarie condizioni da riservarsi agli invalidi e per la mancanza di documentazione al momento dell'inizio della prova (e ciò in violazione alle previsioni del bando e quindi della lex specialis)». In questa ultima ipotesi il bando prevedeva l'esclusione dalla preselezione di coloro i quali si presentavano sprovvisti di uno dei documenti richiesti, al contrario, «sono stati ammessi centinaia di candidati attraverso l'utilizzo di una autocertificazione redatta in loco», spiega Di Giammartino.

Per il segretario provinciale, insomma, ci si troverebbe davanti ad «un quadro che potrebbe pregiudicare in radice la legittimità della prima prova selettiva, posto che sarebbe stato consentito l'ingresso ai telefonini e, cosa più grave, sarebbe stato, di fatto, consentito l'uso dei medesimi telefonini ed annessi smartphone, probabilmente regolarmente connessi ad internet, ovvero collegati via Whatsapp; ciò in violazione alla legge ed in assenza di qualsiasi precauzione per evitare eventuali "fughe di notizie" ed in mancanza di ogni forma di cautela per assicurare pari condizioni per tutti i partecipanti».

I vertici aziendali a questo punto annulleranno la prova selettiva, così come richiesto?