VOTO SPINTO

Oggi scade il bando, D’Alfonso ancora a gamba tesa sull’Aca. 69 candidati in corsa

Bisogna eleggere la nuova governace e c’è fermento tra i sindaci

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Oggi scade il bando, D’Alfonso ancora a gamba tesa sull’Aca

PESCARA. Il clima non è di quelli sereni nè tantomeno limpido. Oggi però scade il secondo bando emanato dall’Aca per la ricerca del nuovo amministratore delegato e/o del nuovo cda.

Si tratta della nuova governance che arriva dopo il periodo “vigilato” della procedura concordataria validata dal tribunale di Pescara che ha di fatto scorporato i 120 milioni di euro di debiti accumulati e scaricati sui creditori che potrebbero incassare al massimo fino al 65% dei loro crediti.

E’ il frutto della stagione nefasta dell’Aca gestita dal partito dell’acqua, quella del clientelismo e delle opere a metà e della vigilanza zero o dell’inerzia mortale.

Tutto questo pare non sia bastato e con questo passato alle spalle si cerca un “rinnovamento” della gestione della società a totale capitale pubblico che si occupa di acqua e depurazione.

Ieri il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, che nulla dovrebbe avere a che fare con l’Aca che è società i cui soci sono i Comuni ed è controllata dall’Ato, è tornato a fare pressione pubblica con una intervista al Messaggero nella quale ribadisce quanto già detto nei giorni scorsi sulle sue preferenze (Giampiero Leombroni) auspicando l’arrivo di un «implacabile realizzatore di progetti» e augurandosi che il tempo dei «gius-prudenti» sia terminato, indicando con questo gioco di parole chi forse in passato è sembrato troppo timoroso della legge e per questo non avrebbe fatto abbastanza.

Non pare sia il caso dell’Aca dove da anni si vede davvero di tutto tranne che l’eccessivo timore della legge, un effetto deterrente che nessuno ha notato se non altro perchè gli scandali sono stati continui.

D’Alfonso ha anche annunciato che invierà un dossier alla procura sulle cose che la Regione sta facendo, non si capisce però a chi lo invierà, chi glielo ha richiesto, per quale ragione preparerà il dossier e per spiegare o difendersi da quelli ipotesi.

Di «implacabili realizzatori» di progetti, in verità, se ne sono visti davvero tanti in questa regione (e basterebbe scorrere la lista delle incompiute stilata dalla giunta D’Alfonso) e solo per un caso sono proprio quei soggetti che hanno contribuito a realizzare opere nefaste e costosissime. SOlo per fare un esempio la diga foranea “implacabilmente” realizzata nonostante plurimi avvertimenti ed oggi nme paghiamo ancora le conseguenze implacabilmente.

O vogliamo parlare del fangodotto, implacabilmente realizzato e collaudato e mai utilizzato con enormi ripercussioni sulla qualità della depurazione ancora oggi.

In più, ed è solo un dettaglio, tra le altre opere da realizzare già promesse da D’Alfonso ci sono anche vasche di prima pioggia al servizio del vecchio depuratore che dovevano essere realizzate dal privato eterno gestore del depuratore di via Raiale. Altre due vasche furono realizzate nel progetto fangodotto e mai utilizzate.

Ora se ne pagano implacabilmente altre.

Forse l’importante non è tanto realizzare opere e basta ma opere utili, necessarie e fruibili, gestite da una politica meno implacabile.   


P COME PADRINO

«La battuta di Luciano D'Alfonso è a dir poco inquietante e di cattivo gusto», ha commentato Maurizio Acerbo, Rifondazione Comunista, «ricordo al presidente della Regione che l'ultimo presidente con tessera PD dell'Aca è stato arrestato ed è ancora sotto processo per tangenti. D'Alfonso dovrebbe ricordarlo perché la moglie di Ezio Di Cristoforo è tra i sindaci PD che hanno sostenuto la sua azione di riconquista dell'Aca. Come Berlusconi e Bertolaso il presidente D'Alfonso vuol far credere che sia stato un eccesso di rispetto delle norme a non far funzionare le cose.   Lasciare intendere che i problemi di gestione del servizio idrico integrato e quindi della depurazione siano derivati da eccesso di "gius-prudenza" non corrisponde alla realtà di circa un quindicennio di gestione dell'Aca e dell'Ato da parte della classe dirigente targata PD».

«La presenza di D'Alfonso nelle stanze attigue a quelle in cui si svolgeva l'assemblea dei sindaci», ha concluso Acerbo, «ha evidenziato a che grado di gius-imprudenza è capace di arrivare D'Alfonso: un tale condizionamento nei confronti dei sindaci appare un comportamento più da "padrino" che da presidente di Regione».

Intanto la procura davvero indaga su quanto è accaduto nelle scorse assemblee dell’Aca e sul ritiro del bando precedente. Pare che nonostante le consegne del silenzio imposto dalla procura sono molti quelli che hanno raccontato i contenuti degli interrogatori di diversi sindaci e anche quello di Donato Di Matteo, assessore della giunta regionale, che sarebbe stato indicato come colui che avrebbe orchestrato la cordata di primi cittadini  per ostacolare l’avanzata dei dalfonsiani.

Le ipotesi emerse e da valutare sarebbero quelle di pressioni e scambi dietro la votazione scorsa dell’assemblea dei sindaci che hanno di fatto bocciato la rielezione di Vincenzo Di Baldassarre.

 

LE POLEMICHE SUL NUOVO BANDO


Il precedente bando era stato ritirato dall’Ato (notoriamente sonnacchiosa per decenni sugli sfaceli dell’Aca) che aveva rilevato prontamente come le caratteristiche ricercate escludevano la possibilità ai pensionati di partecipare.

Una presunta discriminazione nei confronti di una categoria di possibili competitor ma soprattutto di uno: proprio il candidato spinto da D’Alfonso (sempre Leombroni) .

Con il secondo bando, invece, sono comparse nuove norme e particolari che pure hanno creato qualche dissapore e sempre intorno allo stesso argomento: eventuali cause di incompatibilità o inconferibilità dell’incarico.

Come aveva già fatto notare PrimaDaNoi.it, era stato affidato all’assemblea dei sindaci un ruolo discriminante circa l’attribuzione di un incarico a persona incompatibile (stabilito per legge).

Stesse perplessità espresse ieri da Guglielmo Lancasteri che non crede possa essere regolare l’attribuzione in capo all’assemblea del potere di eliminare cause ostative previste per legge.

Cioè dal bando sembrerebbe che i sindaci possano, di comune accordo, superare la legge e cassare quei motivi che non rendono eleggibili determinate persone.

Se questa fosse l’interpretazione non sarebbe diverso da ammettere che il sindaco possa con ordinanza, cancellare il reato di omicidio nel suo comune.    

Nel caso di specie è la legge che stabilisce quando e perchè alcune persone non possano ricoprire alcune cariche (in questo caso amministratore o cda dell’Aca) e  per superare la legge occorre un’altra legge…

In una nota l’Aca ha spiegato che è tutto in regola e che il bando è stato pienamente condiviso.

«Il punto relativo alle cause di incompatibilità - prosegue la nota dell'azienda acquedottistica - è stato adeguato alle indicazioni dell'Ato, e prevede che gli eventuali motivi ostativi alla carica di consigliere di amministrazione o di amministratore unico, vadano rimossi prima dell'accettazione, 'se richiesto dall'assemblea'. Questo aspetto - dice ancora l' Aca - è stato alla fine vagliato e chiarito anche col commissario giudiziale. Il bando, c'è da precisare, ha ottenuto l'approvazione dell'Ato. Si ricorda che il collegio sindacale, composto dal presidente Roberto Costantini, Alberto Cerretani e Carlo Garofalo, ha espletato tutti gli adempimenti previsti nel più breve tempo possibile - afferma ancora l'Aca nella nota - per poter procedere con urgenza alla convocazione dell'assemblea dei soci (che si terrà il prossimo 7 ottobre in prima convocazione e l'8 in seconda convocazione) che provvederà al rinnovo dell'organo amministrativo dell'Aca. Nel frattempo ha provveduto a risolvere i rapporti con le banche in modo da provvedere al regolare pagamento degli stipendi ai dipendenti e alla prima rata prevista dal concordato per i creditori privilegiati».

I temi caldi del medio periodo però rimangono due: la conferma della procedura concordataria in Corte d’Appello, cosa per alcuni non del tutto scontata vista la precedente pronuncia del tribunale come uno trai primissimi casi in Italia; l’altro tema sono le opere da realizzare.

In palio ci sono oltre 200mln di euro per opere che davvero potrebbero risolvere gran parte dei problemi dell’inquinamento. Ma devono essere le opere giuste altrimenti si ripetono gli errori del passato.

«OPERE MAI REALIZZATE. PERCHE’? »  

Per esempio il M5s ha una sua idea e chiede chiarezza sui fondi stanziati.

«È dal 2002 che il problema del depuratore affligge la città di Pescara», spiega Domenico Pettinari, «studi tecnici effettuati hanno stabilito che negli anni sono stati finanziati e completati lavori solo per l'8,2 % del totale. Per questo chiediamo di fare chiarezza, perché nel lontano 2003 il Piano d'Ambito dell'Ato 4 pescarese poi integrato e finanziato fino al 2011 prevedeva uno stanziamento di circa 20 milioni di euro per il potenziamento e l'adeguamento del depuratore esistente. Da lì a poco partirono i lavori che si fermarono al 8,2 % dell'intero appalto. Parliamo dunque di una eterna incompiuta e oggi ci vengono a dire - ha spiegato oggi in conferenza stampa il consigliere regionale del M5S Domenico Pettinari - che vogliono stanziare ulteriori 30 milioni di euro per realizzare un nuovo depuratore. Crediamo che questa sia una vera follia perché si dovrebbero riattivare i lavori, completare i lavori di potenziamento del depuratore esistente, ma ancora più importante realizzare tutto quello che sta a monte, ovvero la separazione fra le acque bianche e le acque nere e consentire il giusto afflusso al depuratore di Pescara, perché altrimenti sarebbe come cambiare il rubinetto di casa lasciando le condutture macerate».


«La nostra proposta - ha aggiunto Pettinari - è dunque quella di non utilizzare i 30 milioni per il nuovo depuratore bensì per realizzare la separazione delle acque bianche e delle acque nere, e far ripartire subito le opere bloccate per il potenziamento del depuratore come da stanziamenti del 2003 in poi e integrato nel 2011. Opere che sono state attivate. Dall'Anagrafe Unica delle Incompiute della Regione Abruzzo - ha spiegato il consigliere Pettinari - leggiamo che quelle opere si sono fermate inspiegabilmente al 8,2 %. Questo è il vero problema. Nell'Aca S.p.A e nell'Ato - ha proseguito Pettinari - sono stati seduti i sindaci che avevano un grande potere perché erano i veri azionisti. Tutti sapevano e oggi non si può far passare questa operazione come nuova. Se avessero fatto quello che c'era veramente da fare, oggi non avremmo dovuto fare i conti probabilmente con l'inquinamento».

69 CURRICULA ARRIVATI

Sono 69 in totale i curricula arrivati all’Aca in risposta al bando. Due sono pervenuti oltre il termine delle 12 di oggi. Tutti i curricula saranno pubblicati sul sito dell’Aca e consultabili entro la giornata del 27 settembre.

La selezione sarà effettuata dall’assemblea dei sindaci nella prossima assemblea, fissata il 7 ottobre alle ore 8.30 in prima convocazione e l’8 ottobre alle 10 in seconda convocazione presso la sede della Confindustria in via Raiale a Pescara.

All’ordine del giorno le comunicazioni del collegio sindacale; la nomina del Consiglio di amministrazione composto da tre membri e relativa determinazione del compenso; l’eventuale nomina dell’amministratore unico.