LE ACCUSE

Favoreggiamento immigrazione clandestina. Ci sono 24 indagati tra Marocco e la Marsica

Accuse anche per truffa aggravata ai danni dello stato

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

207

Immigrazione clandestina, chiuse le indagini sui due imprenditori di Avezzano

L’AQUILA. L’attività investigativa sviluppatasi nel periodo aprile 2013 – giugno 2015, ha permesso di individuare un particolare fenomeno di favoreggiamento all’ingresso irregolare di cittadini extracomunitari attraverso l’inoltro di strumentali richieste di nulla osta che consentivano la frequentazione di corsi in Marocco, finanziati da fondi europei che davano ai beneficiari titolo di prelazione all’ingresso e possibilità di permanenza indeterminata in Italia.

L’attività illecita ha coinvolto numerosi imprenditori agricoli della Marsica che hanno inoltrato centinaia di richieste dietro pagamento di denaro. I beneficiari venivano inseriti in appositi corsi da tenersi in Marocco organizzati dagli appartenenti all’associazione Mondo a Colori facente capo al principale indagato della vicenda.

L’associazione aveva presentato un progetto chiamato ‘Integra’ e ha ottenuto un finanziamento complessivo di 200.000 euro (ottenuto in due tranches) attraverso le quali venivano finanziati corsi di formazione linguistica e professionale da tenere in favore di cittadini residenti nei paesi di origine interessati da flussi migratori.

L’obiettivo della proposta progettuale è stato quello di favorire il processo di integrazione dei cittadini extracomunitari attraverso percorsi formativi in materia linguistica di orientamento civico e professionale per sostenere e facilitare il loro ingresso nel territorio ed il conseguente inserimento lavorativo.

La Formazione qualificata certificata non è stata riscontrata in occasione delle redazioni delle centinaia di denunce sporte dai frequentatori dei corsi, per le quali personale della Squadra Mobile si è dovuto avvalere costantemente di ausiliari di polizia giudiziaria di lingua araba.

L’Integrazione lavorativa, presupposto necessario del progetto, basata unicamente sulla presentazione delle 123 strumentali domande di assunzione alle quali non è seguito un effettivo impiego lavorativo dei beneficiari, poi abbandonati nel territorio nazionale in uno stato di irregolarità.

L’attività investigativa ha evidenziato, oltre ai reati legati al favoreggiamento all’immigrazione, anche violazioni finalizzate all’ottenimento dei fondi pubblici europei con la presentazione di comunicazioni e documentazione dal contenuto forviante.

Le indagini hanno messo in risalto come l’individuazione e la selezione dei nominativi dei cittadini marocchini da avviare alla frequenza dei corsi di formazione, sia avvenuta attraverso il reclutamento di intermediari loro connazionali, i quali hanno venduto i Nulla Osta richiesti da imprenditori agricoli compiacenti, a somme che variavano tra i 6.000 e gli 11.000 euro.

E’ stato inoltre riscontrato l’assoluto disinteresse dei datori di lavoro verso la manodopera richiesta sin dal loro arrivo in Italia, il cui unico vero interesse era rivolto alla vendita dei Nulla Osta agli extracomunitari beneficiari disposti a pagarli fino ad 11.000 euro.

La partecipazione degli imprenditori è stata tale da non essere a conoscenza neanche dei nominativi degli stranieri richiesti, del loro ingresso in Italia nè dove gli stessi siano stati alloggiati.

Erano infatti gli indagati principali, due fratelli italiani, della Marsica, a ricordare ai datori di lavoro le date degli appuntamenti in Prefettura fornendo in alcuni casi, anche la documentazione da presentare.

Lo sforzo degli investigatori ha però documentato come le 123 richieste di nulla osta presentate a nome di altri indagati compiacenti, siano state inoltrate unicamente per ottenere la seconda tranche del finanziamento, consapevoli che i beneficiari non sarebbero stati mai impiegati a lavoro o alloggiati.