LA GUERRA

Terna, ci fu violazione di domicilio? Oggi il gip decide se ci sarà un processo

Il pm ha chiesto l’archiviazione

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LANCIANO. Continua la saga Terna anche in ambito penale: oggi udienza davanti al gip di Lanciano per affrontare il caso delle immissioni del 27 novembre 2015 sul terreno della famiglia Del Bello.

In questo caso la battaglia legale è portata avanti dai proprietari terrieri che da anni si oppongono al colosso dell’energia elettrica.

«Quel 27 novembre di due anni fa non è possibile dimenticarlo», commenta oggi il perito Antonio Di Pasquale. «I funzionari Terna raggiunsero il massimo della violenza e della prevaricazione. Senza alcuno scrupolo, in violazione di leggi, diritti, telegrammi anticipati dallo Studio Legale della Società e precisi ordini impartiti dal vice questore Di Blasio imposero la loro volontà invadendo i fondi».

Quella mattina le uniche famiglie che non accettarono le promesse ed i lauti compensi offerti dalla società erano 6 proprietari terrieri: Iolanda Paolucci (madre) e Antonio Paoluci (figlio); Vito e Cinzia Del Bello (fratelli) nonché Franca Colanero (moglie) e Aurelio Del Bello (marito).

Alle 9 cominciarono le immissioni sul fondo dei Paolucci i quali pur opponendosi nelle forme previste e consentite dalla legge, con la presenza di Di Pasquale come tecnico di parte nonché del loro legale Pietro Paolucci, si videro invadere il terreno.

Dopo Terna si trasferì sui terreni della famiglia Del Bello. «La pioggia continuava a scendere», ricorda ancora oggi Di Pasquale, «incessantemente, ciò nonostante le inaudite immissioni non si interruppero e si salì sulla collina dove ai piedi della croce, come sul Golgota, si trovavano gli ultimi terreni oggetti del martirio».

Nei verbali i residenti troveranno poi delle incongruenze. Prima scovano caselle spuntate dove si evidenziava che i proprietari non erano presenti al momento delle immissioni poi poco più avanti dichiarazioni in cui si specificava: «viene precisato al proprietario che trattandosi di linea elettrica aerea, lo stesso potrà continuare a coltivare la superficie asservita, compatibilmente con la costruzione e l’esercizio dell’impianto (…)».

«Incredibile», denuncia Di Pasquale, «ma se il proprietario non era presente, a chi l’ostinato funzionario ha precisato quanto sopra?»

In un verbale precedente di asservimento del fondo dei fratelli Cinzia e Vito Del Bello, redatto con le stesse discrasie dell’altro, il perito ha invece scoperto che l’immissione, condotta dalle stesse persone (funzionario Terna e testimoni) inizia alle ore 09.45 per chiudersi alle ore 10,15 mentre nell’atto di asservimento del confinante fondo dei signori Franca Colanero ed Aurelio Del Bello le operazioni risultano essere iniziate alle ore 10.00 e chiuse alle ore 10.15.

«Si deduce che il funzionario con i suoi testimoni aveva così tanta fretta che contemporaneamente si immetteva su entrambi i fondi di diversi proprietari che comunque, se pur presenti, risultavano assenti ma presenti per le precisazioni di Terna», continua Di Pasquale.

«A fronte delle sopra citate dichiarazioni non veritiere e di altre discrasie nonché dell’intera procedura eseguita con inaudita violenza, ho chiesto alla società l’annullamento in autotutela di tutti i verbali di immissione che raccontano i fatti in modo non corrispondente a quanto realmente accaduto. In tutta risposta Terna ha dichiarato, in sintesi, che i verbali raccontano la verità tant’è che sono stati redatti alla presenza di due testimoni estranei alla società».

Ma chi sono i testimoni?

«Da una lettera della ditta appaltatrice Elettrodotti Cantamessa indirizzata alla società Terna e con memorie prodotta da quest’ultima nelle 45 cause aperte nei confronti del sottoscritto per giustificare le milionarie richieste di risarcimento danni, emerge che i testimoni sono stati pagati dal beneficiario dell’esproprio 55 Euro ad ora per 10 ore/giorno per 24 giorni (totale 26.400 euro ovviamente di soldi pubblici)», racconta Di Pasquale.

Da qui è nata la denuncia dei proprietari terrieri.

Benchè la denuncia riguardasse diversi reati, quali: falso in atto pubblico, violenza privata, violazione di domicilio e calunnia, il magistrato indaga contro ignoti solo per il reato di violazione del domicilio ed il 1° marzo 2016 ha chiesto al gip l’archiviazione del procedimento con la seguente motivazione: «gli indagati hanno agito sulla base di un decreto di occupazione d’urgenza regolarmente comunicato alla proprietaria interessata, provvedimento contestato dalla denunciante ma tuttora valido».

«Il fatto che la ditta espropriante è munita di un suo personale decreto di immissione non permette alla stessa di agire con prevaricazione e violenza», contesta però Di Pasquale.

Oggi toccherà al gip l’ardua decisione se archiviare o restituire il fascicolo al pm per fare le dovute indagini.