PINI NEL FIANCO

Alberi abbattuti per errore: tutti i punti che non tornano

Oggi altra giornata campale di proteste: altre denunce del coordinamento e conferenza del sindaco

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Alberi abbattuti per errore: tutti i punti che non tornano

PESCARA. La costante della brutta storia degli alberi tagliati a Pescara è una perseveranza e testardaggine fuori dal Comune (in questo caso “dentro” al Comune).

A questa si aggiunga la leggerezza di operare senza curarsi troppo che una volta tagliato un albero di 50-60-70 anni ci vorrà altrettanto tempo per rivederne un altro simile.

Evidentemente non c’è quella sensibilità che avrebbe posto mille scrupoli prima di accendere la motosega e sembra che prevalga una sorta di delirio di onnipotenza di chi non si può fermare nemmeno di fronte alle evidenza.

Ci sono troppe cose che non tornano nella vicenda degli alberi tagliati per errore.

Ieri sono arrivati gli appelli di Erri De Luca, simbolo e paladino per la guerra contro l’insana e ciclopica Tav che guarda caso tutti i governi italiani hanno sponsorizzato e spinto (a fronte di spese triplicate rispetto alla Francia, per esempio…) e Alessandro Gassman che sta conducendo la sua personale battaglia di sensibilizzazione per l’Abruzzo (prima contro l’incubo di traforare la nostra regione con il progetto Toto e ieri contro i tagli degli alberi).

Oggi si preannuncia una nuova giornata di fuoco incrociato con una nuova conferenza stampa del coordinamento “Salviamo gli alberi” che denuncerà nuovi errori nella relazione del perito Franco Massimo Rabottini e a seguire una conferenza stampa di sindaco e assessore che spiegheranno nel dettaglio la posizione del Comune. Si spera che possano portare prove convincenti che possano smentire di netto ed in maniera esaustiva quelle fornite e verificate dal coordinamento mettendo fine a questa vicenda poco onorevole.

Purtroppo, però, ad oggi non sembra si possa giungere ad una soluzione ragionevole che significherebbe solo analizzare con serenità i fatti.

Ed è proprio la mancanza di serenità che purtroppo fa emergere dubbi e fa irritare chi invece protesta da settimane e invoca buon senso, qualità imprescindibile per perseguire l’interesse pubblico.

SOMMA URGENZA

Tra i punti più critici che riguardano la storia c’è la dichiarazione di “somma urgenza” che di fatto ha accelerato la procedura amministrativa. Questo significa che gli alberi erano talmente messi male che da un momento all’altro sarebbero caduti per cui il pericolo era imminente. La tesi è così forte che i supporters indotti del sindaco per contrastare l’ondata social del coordinamento continuano a diffondere vecchie immagini di alberi crollati su strade e auto. Danni probabili, anzi possibili, visto il degrado assoluto e irresponsabile che avvolge tutto il patrimonio arboreo di Pescara.

Dunque è vero che alcuni alberi possano essere pericolosi (ma come precisa l’assessore «non pericolanti», differenza non da poco) ma già solo credere che siano proprio tutti quelli già tagliati condannati a morte dopo solo uno sguardo (esame a vista) è arduo.

Ma la somma urgenza ha fatto sì che si potesse affidare direttamente l’appalto senza gara alla ditta Vivai Barretta srl, una ditta campana di Melito di Napoli ma radicata anche in Abruzzo, proprio a Pescara, dove c’è una sede in via Tirino, oltre ad un’altra sede operativa in Lombardia.

La ditta lavora prevalentemente con enti pubblici e in Abruzzo specialmente con Comune e Asl di Pescara.

Tra le altre cose sarebbe stato detto anche che la “somma urgenza” sarebbe stato un artificio per poter attingere al relativo capitolo di bilancio (dissestato), in caso diverso i soldi non ci sarebbero stati.

Se fosse così non si tratterebbe di un dettaglio secondario.

Ufficialmente invece la somma urgenza sarebbe stata di fatto “indotta” dagli esiti della famigerata relazione Rabottini



LA RELAZIONE

Il perito Rabottini, dopo oltre un anno dal suo incarico, ha fornito la sua relazione nella quale prevede di abbattere circa 120 alberi in diverse zone della città. Non tantissimi alberi in relazione a tutti quelli esaminati -che sono migliaia- ma proprio per questo, quelli per cui viene decretata la morte, dovrebbero essere quelli messi peggio.

Purtroppo al cittadino comune risulta molto difficile comprendere non avendo a disposizione le nozioni specifiche degli agronomi per cui si è creato un certo allarme quando si è potuto vedere (utilizzando peraltro lo stesso strumento del perito… la vista) che moltissimi alberi tagliati “alla vista” (profana) sembravano sani.

Che fossero dritti, quello è un fatto meno contestabile, per cui se un albero dritto con un fusto molto grosso e con radici radicate viene giudicato pericoloso deve essere per forza malato gravemente.

Una specie di malattia che rende fragile il tronco apparentemente sano.

Un pò come succedeva con le palme (un precedente che nessuno ricorda più...) attaccate dal punteruolo rosso e che sono state tagliate in serie senza troppi convenevoli…

Ma le centinaia di foto scattate dagli attivisti in questi giorni non certificano tronchi deboli, scavati, svuotati, fragili e ad un passo dal cedimento. Anzi volendo proprio confrontare le foto postate dai supporters non spontanei del sindaco gli alberi che crollano sono profondamente diversi da quelli tagliati.

Ragionamenti profani e superficiali si dirà; bene, ma purtroppo possibili perchè fino ad ora non sono state fornite prove convincenti del contrario. Anzi quanto ha detto e fatto il Comune purtroppo conferma e aggrava tutti i dubbi.

Sta di fatto che gli errori sono stati certificati e dunque hanno inficiato una relazione che viene data come oro colato nonostante il fatto che tutti possano sbagliare e per questo buon senso imporrebbe cautela e verifiche serie.



POCHI SOLDI

La mancanza di pecunia è purtroppo un dato centrale in questa storia per due ragioni: la prima è che mancando i soldi da sempre la manutenzione del verde è stata relegata in secondo piano. Questo ha generato alberi cresciuti male anche perchè a volte sono stati potati male o non potati per decenni. Di chi è la colpa?

Perchè ci sono pochi soldi? Le cattive amministrazioni producono anche questi effetti collaterali.

Ad oggi siccome ci sono pochi soldi  e bisogna tagliare le spese in questo caso si è pensato che tagliando gli alberi si tagliavano contestualmente le spese di manutenzione.

Meno alberi da curare, meno spese.

Molti alberi, sostiene il Comune, sono molto vecchi e tra uno o due anni sarebbero morti di vecchiaia (se non storti o malati) meglio tagliarli che spendere soldi.

Stessa ragione per cui si è proceduto alla sola ispezione visiva e non a quelle tecniche che «costano molto di più».

Ma se la mancanza di soldi condiziona a tal punto da prendere decisioni così “radicali” sarebbe il caso di riflettere a fondo sui veri mali della nostra società.

Tra le altre cose questo aspetto fa sorgere la domanda: ma che fine fanno i tronchi tagliati? Anche un bambino sa che la legna ha un valore determinato. La ditta sconta questo valore al Comune? Dove finisce la legna e a chi viene ceduta e per quali scopi? Finisce in discarica?


DANNI E RESPONSABILITA’

Il danno -anche se si volesse sposare la tesi del Comune del «nessun errore»- c’è comunque: centinaia di alberi (di enorme valore anche economico) non ci sono più e questo ha depauperato la città. In questo caso la responsabilità sarebbe interamente delle precedenti amministrazioni che hanno causato l’incuria e determinato lo stato di «pericolo» di tutte quelle piante.

Come già scritto settimane fa: La Corte dei Conti dovrebbe intervenire per recuperare un risarcimento congruo dai responsabili.

Se, invece, ci sono stati errori nel taglio degli alberi alle responsabilità del passato (che restano) ci sono tutte quelle relative a questa procedura che coinvolgerebbe tecnici e dirigenti che hanno messo firme e travolgerebbe politicamente sindaco e assessore.

Inoltre, al di là degli errori intrinseci al merito della questione, in capo ai politici c’è l’ulteriore aggravante ingiustificabile della caparbietà: quella che non ha permesso in serenità di riflettere e ricontrollare se tutto fosse in ordine dopo settimane di inviti a farlo con dati oggettivi alla mano.

Ora anche qualche consigliere di maggioranza inizia a vacillare come nel caso di Sel quella sinistra poco “ecologica” che avrebbe dovuto essere la coscienza verde della giunta Alessandrini.

Daniela Santroni e Ivano Martelli ieri hanno confessato la loro «profonda amarezza e frustrazione» per le «troppe rigidità e insensatezze dettate da perizie tecniche e controperizie. La politica non può delegare il governo del territorio ai tecnici, per questo chiediamo al Sindaco e a tutta la maggioranza di centrosinistra di condividere insieme un momento di riflessione. Proviamo a salvare i pini di uno dei viali storici della nostra città. Chiediamo di fermare subito i lavori e troviamo insieme le risorse per fare le ulteriori verifiche strumentali che ci chiedono i tecnici. Noi siamo disposti a fare la nostra parte, l’assessore  Giovanni Di Iacovo, su nostra sollecitazione, si è subito reso disponibile a destinare parte, delle già molte esigue risorse della cultura, alla salvaguardia del patrimonio storico-identitario della nostra città rappresentato proprio dai pini di via Scarfoglio. Facciamo tutti insieme un passo in avanti e tuteliamo la sicurezza dei cittadini e la loro memoria ambientale».


Chissà perchè poi per Sel di pini di via Scarfoglio valgono di più di quelli delle altre vie dove motosega selvaggia è già passata o passerà.