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Discarica Colle Marcone, bonifica mai avviata. Mazzocca: «demagogia»

Marcozzi: «sono anni che attendiamo piano regionale»

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Discarica Colle Marcone, bonifica mai avviata ed errori nelle mail tra Comune e Regione

Discarica di colle Marcone

CHIETI. Il Comune sbaglia indirizzo mail per richiedere la bonifica della discarica incendiata, oltre un anno fa, in località Colle Marcone.

La Regione non da seguito alla richiesta perché la mail è arrivata a un indirizzo sbagliato e lascia il territorio circostante senza una bonifica. Sembra un paradosso, ma a quanto pare invece è ordinaria amministrazione tra il Comune di Chieti e la Regione Abruzzo.
«L’anomalia nella comunicazione», che porta danni ambientali ed economici, tra la Regione e il comune di Chieti sono saltate fuori grazie all’interrogazione del consigliere Sara Marcozzi (M5S) che ha riportato la questione in Consiglio regionale.
«L’unica giustificazione a questo clamoroso ritardo portata dal consigliere Mazzocca è un’anomalia nella comunicazione», commenta Sara Marcozzi, «è una grave forma non solo di incompetenza ma anche di non curanza. Attendiamo da anni l'approvazione del piano regionale delle bonifiche, pendono procedure di infrazione UE contro la regione, ma la Giunta resta a guardare. Quando i cittadini potranno vedere la messa in sicurezza di Colle Marcone, e dell’Abruzzo tutto? Abbiamo presentato nel caso specifico una serie di documenti: un esposto in Procura, uno alla Procura distrettuale antimafia e abbiamo informato il CSM abbiamo documentato sin dai primi istanti l’incendio e la devastazione che ha provocato. Noi siamo in opposizione, ora ad agire deve essere chi Governa questa Regione e mi duole vedere che su questo tema delicato per la salute dei cittadini non chi dovrebbe tutelarci non sta facendo nulla».

Il rogo si sviluppò su una zona collinare che ricade nel territorio del Comune di Chieti, al confine con il territorio del Comune di Bucchianico, e che si affaccia lungo il primo tratto della strada provinciale che collega Chieti e Casalincontrada, strada che in quel tratto, per circa un chilometro e mezzo, è chiuso al traffico a causa di una frana.

La presenza della discarica, nata come impianto per lo stoccaggio di rifiuti speciali, era nota da anni: nel febbraio del 2009 l'area venne infatti individuata dagli uomini del Roan della Guardia di Finanza di Pescara che su quel terreno trovarono rifiuti pericolosi fra i quali batterie esauste al piombo, accumulatori, batterie al nichel cadmio, fanghi, olii esausti di origine minerale e scarti di olio, farmaci scaduti, solventi e miscele di solventi, diluenti per solventi, diluenti per vernici, resine a scambio ionico. Dall'indagine della Finanza è nato un processo che portò nel 2012 alla condanna da parte del giudice monocratico di Chieti del legale rappresentate della società che gestiva l'impianto, una condanna a 8 mesi di arresto e 15.000 euro di ammenda. Il sito non è mai stato bonificato.

La Finanza, sempre nel 2009, scoprì che molti rifiuti non erano ispezionabili in quanto raggiungerli avrebbe comportato una condizione di rischio e che molte zone dell'impianto di stoccaggio erano inaccessibili a causa della presenza dei rifiuti e quindi qualora si fosse verificato un incendio sarebbe stato difficile per i soccorritori poter intervenire. Cosa che si è puntualmente verificata nella notte dal 27 giugno, difficoltà alle quale si sono aggiunte quelle legate ad una strada provinciale, la numero 8, chiusa per frana dal 2 dicembre del 2013, e riaperta solo per poche settimane, fra il 19 gennaio e il 26 febbraio scorsi quando, a causa delle piogge, altra terra è venuta giù dalla collina sovrastante bloccando definitivamente quel tratto di strada su cui ricade l'unico accesso alla discarica andata a fuoco.

MAZZOCCA: «DEMAGOGIA»

 «La Consigliera Marcozzi sta utilizzando in modo demagogico e improprio la questione della discarica Colle Marcone». Così si esprime il interviene il Sottosegretario regionale con delega all'Ambiente Mario Mazzocca, che sottolinea inoltre come l’attenzione sul sito, nonostante alcuni disguidi di posta elettronica peraltro riferiti alla convocazione degli Uffici regionali competenti ad una riunione presso la Prefettura di Chieti, si è tradotta operativamente negli accertamenti analitici, condotti in questi mesi, sull’area interessata dall’incendio per la qualificazione ambientale della stessa.

«I risultati analitici, trasmessi dall’Arta, non hanno evidenziato superamenti dei limiti di contaminazione prescritti dalla legge per i suoli e per le acque di falda, nonché dei valori standard di qualità ambientale per le acque superficiali», ricorda Mazzocca. «Dunque, non si è perso tempo, bisogna tenere conto, infatti, delle tempistiche associate alla caratterizzazione in termini di prelievo dei campioni, analisi di laboratorio e interpretazione dei dati, che preliminarmente risultano essere assolutamente rassicuranti in tema di pericoli e rischi per la salute e per l’ambiente. Quindi, per quanto concerne la richiesta di finanziamento del Comune di Chieti alla Regione Abruzzo, alla luce dei recenti risultati delle analisi si provvederà a valutare se vi sono i presupposti giuridici per includere gli interventi di messa in sicurezza e ripristino ambientale del sito all’interno di un programma regionale di risorse disponibili (sempre salvo rivalsa nei confronti del proprietario dell’area) in relazione agli sviluppi connessi agli ulteriori obblighi procedurali di cui al D.Lgs. 152/06 (Codice dell’Ambiente). Sarà nostra cura convocare immediatamente una specifica riunione con Comune ed ARTA per affrontare la questione alla luce delle nuove acquisizioni», dichiara Mazzocca, il quale, per altro, conferma che «il piano regionale delle bonifiche, su cui stiamo lavorando alacremente da circa due anni, sarà presentato a fine settembre e andrà a procedura VAS con il Piano di Gestione dei rifiuti. Sulla vicenda, però, non si può fare a meno di rimarcare come al solito, la Marcozzi racconta, per dirla con Camilleri, solo la "mezza messa", ovvero evidenzia solo ciò che più conviene al suo orticello e non la piena e completa ricostruzione dei fatti e della realtà».

«Quanto di più lontano - argomenta il Sottosegretario - dalla nostra idea di impegno politico e dalla nostra esperienza amministrativa e culturale. Lontano anni luce da un mondo, ad esempio, come quello di tanti amministratori di Comuni non immensi, ovvero di chi il 'problema' è abituato a studiarlo per conoscerlo nei dettagli, ad affrontarlo di petto (sovente nudo) ed a proporre soluzioni concrete. Sideralmente distante da quelli, come noi, che stanno cercando di risolvere le criticità, come suol dirsi, "mettendoci la faccia". Quella faccia che altri non hanno mai il coraggio di mettere».

«Provo un'immensa pena - conclude Mazzocca - per chi ricorre strumentalmente e continuamente a questi mezzucci per giustificare il proprio operato e motivare la propria esistenza istituzionale. Quando la consigliera ed il M5S si decideranno ad abbandonare tale tipico atteggiamento intriso di bieco populismo e di bassa demagogia, saranno in condizione di avviare un percorso realmente costruttivo oltre che concretamente utile all'Abruzzo ed alla Nazione. Della serie: "Roma docet"».