LA STORIA

Terremoto, le tre scuole ‘pericolanti’ e gli scolari nel container

Storia di ordinaria prevenzione a San Benedetto dei Marsi

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

207

Terremoto, le tre scuole ‘pericolanti’ e gli scolari nel container

 

SAN BENEDETTO DEI MARSI. San Benedetto dei Marsi, comune aquilano adagiato sulla piana del Fucino, potrebbe avere un nuovo nome: ‘il paese delle tre scuole medie’. Una sproporzione, potrebbe sembrare, per un paese di appena 3.900 anime.

Ma la cosa più assurda è che gli studenti probabilmente dovranno iniziare l’anno scolastico in un container.

Delle tre scuole c’è n’è una completamente inagibile (la Marruvium di contrada San Cipriano), una solo virtuale (ma soldi a disposizione sono veri), e una (in via Fucino) che sta agitando i sonni di genitori e amministratori pubblici. Non si conosce al momento il suo grado di sicurezza, c’è chi la ritiene idonea ad ospitare gli studenti e chi non si fa troppi problemi a definirla una potenziale bara.

Una immagine che mette i brividi respinta al mittente dal sindaco Quirino D’Orazio, in carica dalla primavera del 2013, che per il momento ha deciso di ritardare l’apertura di una settimana.

Per gli studenti le vacanze si allungano, dunque, almeno fino a lunedì prossimo.

Da mesi si sta occupando di questo caso Il Martello del Fucino, diretto da Angelo Venti, che in uno degli ultimi articoli ha chiesto prudenza ricordando che «nel 1915 il terremoto, in quel luogo, ha letteralmente inghiottito metà della popolazione».

 

LA SCUOLA COMPLETAMENTE INAGIBILE

Tutto parte dal terremoto aquilano del 2009 e arriva fino al 24 agosto scorso, quando il sisma del centro Italia ha fatto tremare la terra tra Lazio e Abruzzo e insinuato numerosi pulci nelle orecchie dei controllori che hanno attivato a tappeto, in tutta la regione, nuove verifiche sismiche.

Nel 2009, dopo il sisma, la scuola si San Cipriano viene decretata inagibile.

«E’ un manufatto di nessun pregio, vi si respira, con tutto il rispetto, l’odore della peggiore e malriuscita edilizia da socialismo reale», scriveva nel 2015 Massimo Botticchio sul Martello del Fucino. «Meriterebbe una demolizione istantanea, a prescindere».

I tecnici che all’indomani del disastro aquilano, il 17 aprile 2009, fecero un sopralluogo per redigere le famose schede Aedes (con rilievi a vista senza rilievi tecnici) la dichiararono inagibile e stabilirono il nesso di casualità con il sisma per ottenere il finanziamento CIPE per la nuova scuola media (oltre 2 milioni).

All’epoca l’amministrazione comunale era diretta da Paolo Di Cesare che fece redigere un progetto poi approvato dal Consiglio comunale.

Il finanziamento arriva ma la nuova scuola non verrà mai realizzata perché la nuova giunta arrivata nel frattempo, quella di Quirino D’Orazio, cambia strategia.

In aula l’assessore disse, come riporta ‘Il Martello’, che «se anziché ristrutturare la scuola di San Cipriano, si dovesse decidere di costruire il nuovo plesso scolastico, con i fondi del sisma di euro 2.100.000,00 si riuscirebbero a realizzare solo sei aule».

Insomma si pensa di mettere mano all’edificio distrutto, quella che i tecnici avevano bocciato rilevarono una  «mancata funzionalità dei giunti strutturali», «lesioni in corrispondenza dei giunti e di alcuni elementi afferenti»,  «mancata corrispondenza delle caratteristiche meccaniche attuali dei calcestruzzi con le prescrizioni di progetto».

Lo stesso primo cittadino D’Orazio in una lettera all’ Ufficio speciale di Fossa chiese un anticipo dei finanziamenti destinati alla nuova scuola per «la realizzazione delle indagini geognostiche sulle fondazioni del plesso scolastico per ottenere tutte le informazioni necessarie per una esaustiva valutazione della sua vulnerabilità sismica».

L’idea è chiara e D’Orazio la chiarisce ancora meglio: è «opportuno effettuare ogni più ampia valutazione tecnica per valutare un suo eventuale recupero al fine del mantenimento dell’impianto urbanistico esistente».



LA SCUOLA DI VIA FUCINO

Insomma, il nuovo progetto stenta a decollare e i ragazzi restano nella scuola di via Fucino. Ma proprio su quella struttura, già nel 2015, il Martello del Fucino, aveva grossi dubbi.

E si legge in un articolo di un anno fa: «ma questa struttura di via Fucino, che ospita elementari e medie, oltre che congestionata, è sicura? E sino a che punto è sicura?»

Dubbi senza risposta almeno dal 2013 quando gli ingegneri che avrebbero dovuto iniziare una «verifica sismica», pochi giorni dopo l’incarico si dimisero  perché dagli uffici comunali non hanno mai trasmesso la documentazione necessaria per cominciare la perizia.

I dubbi sono riesplosi nelle settimane scorse, dopo il terremoto del Centro Italia. Dubbi che hanno dovuto fare a pugni anche con l’ansia, i fantasmi del passato, gli scontri politici tra vecchia e nuova guardia e la necessità di non creare un ingiustificato allarmismo.

Il punto centrale ruota intorno all’indice di vulnerabilità sismica.

Il parametro salvavita è pari a 1, la scuola di via Fucino oscilla tra lo 0,22 e lo 0,28. Nei giorni scorsi un tecnico interpellato da Repubblica (che ha inviato a San Benedetto dei Marsi uno dei suoi giornalisti di punta, Attilio Bolzoni) ha ammesso che il dato non è ancora certo e che bisogna fare ulteriori verifiche.

Dunque i ragazzi potrebbero cominciare l’anno scolastico nei container, a dispetto delle tre opzioni possibili, la scuola vecchia, quella nuova mai costruita e la succursale che nessuno oggi sa dire con certezza quanto sia sicura.

Ma visto il pasticcio ed il tempo trascorso siamo davvero sicuri che la sicurezza è la priorità assoluta?

Alessandra Lotti