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Domani i sindaci scelgono il futuro dell’Aca

Corsa a 22 per la carica di amministratore ma la guerra più feroce è segreta

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ACA PERQUISIZIONI



PESCARA. È stata convocata per domani e dopodomani (9 e 10 settembre) nella sede di Confindustria in via Raiale 110, l’assemblea dei soci dell’Aca per procedere alla scelta dell’amministratore unico, secondo la richiesta pervenuta da parte di alcuni Comuni ai sensi dell’articolo 10 dello Statuto della società e dell’articolo 2367 del codice civile.

Ventidue i candidati tra i quali spicca il nome di Giampiero Leombroni, 70 anni (è il più anziano tra quelli che si sono presentati), vicino al presidente D’Alfonso che nei mesi scorsi lo ha già nominato all’Arap (e pure riconfermato). Già direttore della Toto Holding per 9 anni, dirigente alla Provincia di Pescara dal 1998 al 2003 e direttore area tecnica del Comune di Pescara per due anni (2003-2005), nei giorni scorsi in una intervista al Messaggero si è detto pronto a lavorare gratis, decisione comunque obbligata dalla legge (norma Madia) in quanto è ufficialmente un pensionato.



TUTTI I CANDIDATI

Leombroni è stato pure il primo di tutti a candidarsi per il nuovo posto all’Aca: l’avviso è stato pubblicato l’8 agosto e il 12 lui ha spedito la sua candidatura.

Quattro giorni dopo, il 16 agosto, è arrivata la seconda candidatura, via pec,  quella di Rocco De Marco, 44 anni, commercialista e revisore contabile, già membro del collegio sindacale di Cosvega Srl.

Si sono candidati anche Gianluca Di Marco, 34 anni di Pianella, praticante avvocato; Carlo Spatola Mayo, 56 anni di Spoltore, tecnico dell’Arta e candidato sindaco a Spoltore con il Movimento 5 Stelle (movimento dal quale è uscito); Guido Felice De Luca, 57 anni, avvocato di Bisenti e marito dell’avvocato Wania Della Vigna che ha difeso, tra i tanti, anche le 11 parti civili nel processo Grandi Rischi.

Ci sono poi Mirco Velluto, 42 anni, commercialista di Pescara, nel collegio sindacale di Attiva; Luigi Bonetti,  53 anni di Pescara, ragioniere e direttore del porto turistico Marina di Pescara fino al 2000.

E poi ancora Mario Marzovilla, 46 anni, commercialista, fino a maggio 2014 nel cda di Provincia Ambiente spa; Domenico Di Michele, 58 anni,  presidente dell’Ordine dei commercialisti di Pescara e già direttore di Attiva; Fabrizio Calore, 50 anni di Francavilla al Mare, consulente del lavoro e già componente del Comitato organizzatore dei Giochi del Mediterraneo sulla Spiaggia del 2015; Stefano Ilari, 50 anni di Pescara, già direttore generale del Comune con Luigi Albore Mascia sindaco;  Paolo Di Felice, 47 anni di Pescara, geometra.

La lista dei candidati continua con Paolo Palombo, 57 anni, ingegnere di Pescara; Luciano De Nardellis, 69 anni di Isernia, ingegnere; Pietro Iavarone, 53 anni di Montesilvano, commercialista; Claudio Mizii, 60 anni, commercialista di Atri; Marco Desiderio Brullo, chimico e insegnante, 38 anni di Montesilvano; Fabrizio Salusest, commercialista, 58 anni di Pescara.

Per finire Antonio Farchione, 49 anni, docente della D’Annunzio che oggi lavora nello staff del sindaco di Montesilvano, Francesco Maragno, così come Giulio Geraci di 45 anni.

C’è poi Paolo Grugnale, avvocato, 52 anni di Penne, ma la sua richiesta è arrivata in ritardo.

 

RICETTE E ASPETTATIVE          

Chi la spunterà? I candidati aspettano, alcuni in silenzio, alcuni rendendo note le proprie ‘ricette’, come Paolo Di Felice, che si presenta come candidato indipendente e vuole mettere a disposizione «l'esperienza di 25 anni di attività imprenditoriale come professionista singolo, responsabile tecnico ed azionista di maggioranza dell'azienda da me fondata»,

«Ritengo», dice Di Felice, «che le aziende municipalizzate, abbiano bisogno di una gestione manageriale tecnica e "pratica" e non di amministratori referenti di partiti politici».

In realtà il super favorito resta Leombroni se non altro per l’impinting dalfonsiano e la gara è una vera battaglia aperta, tutta interna al Partito Democratico che gioca su due fronti contrapposti. Quello capitanato dal presidente D’Alfonso e quello targato Donato Di Matteo, l’assessore regionale pronto a mettersi di traverso e non darla vinta al governatore.

D’Alfonso qualche giorno fa sul Messaggero ha spiegato che incarichi come quello dell’Aca «non vanno assegnati secondo un criterio di segnalazione partitica ma spettano a personalità con esperienza e capacità manageriali indiscusse» perché «un candidato vicino ma privo di competenza rappresenterebbe un boomerang clamoroso, soprattutto adesso che il ciclo idrico è sotto la lente d'ingrandimento dei cittadini».

La conoscenza di Leombroni è indiscussa essendosi occupato di tantissime cose specie nell'area chietina e pescarese. Solo da un anno è commissario all'Arap che si occupa degli insediamenti industriali ma anche dei servizi come viabilità o fibra ottica. Sempre di recente si è occupato poi del Consorzio di Bonifica sud di Vasto procedendo al «risanamento».

Nella sua vita professionale, cominciata nel 1969 con la Toto spa e divisa con gli incarichi pubblici, si è occupato della discarica di Bussi per l'insediamento del cementificio poi sfumato, è esperto di parchi eolici e di trasporto ferroviario.

Tra il 1998 ed il 2003 è stato dirigente del settore patrimonio, edilizia scolastica e viabilità e si è anche occupato di interventi di sistemazione idraulica sul fiume Pescara ma è stato anche commissario prefettizio del Comune di Spoltore (2001-2002).

Ma è agli albori della sua carriera che ha collezionato obiettivi importanti: tra il 1971 e il 1998 ha esordito come impiegato tecnico nel consorzio di Bonifica Alento-destra Pescara Chieti seguendo la costruzione soprattutto di strade.

Ha partecipato come tecnico alla realizzazione di strade di bonifica, scoli e fossi e curato il progetto finanziato dalla Cassa del mezzogiorno per  l'irrigazione.

E' stato Rup nella realizzazione del depuratore di San Martino di Chieti ma anche del potabilizzatore, sfortunata opera incompiuta costruita e mai utilizzata per qualche svista non proprio insignificante .

 

La sua firma è presente anche nel verbale di collaudo a freddo del cosiddetto Fangodotto, altra incompiuta costata 30 miliardi di lire e che, se il caso vorrà, ritroverà tra le incombenze da sbrogliare dopo una quindicina di anni grazie agli oltre 100 mln di euro che la Regione Abruzzo ha già stanziato per l'Aca.

Nel 2005 come dirigente del Comune di Pescara, Leombroni ha firmato la determina di cessione delle reti idriche e fognarie all'Ato.

Compare molto spesso al fianco del Presidente D'Alfonso anche in riunioni ufficiali che non riguardano direttametne i suoi incarichi istituzionali come nel caso del project financing per il nuovo ospedale di Chieti proposo da Maltauro.

Con Toto e D’Alfonso, Leombroni ha condiviso il processo Housework e la conseguente assoluzione.

 

 

IL BANDO BLOCCATO

 Così come qualcuno oggi pensa subito a Leombroni, ormai pensionato molto attivo, quando si racconta la vicenda accaduta in piena estate quando l’Ato (controllore dell’Aca, peraltro sempre molto distratto) ha sospeso il bando per la nomina del nuovo amministratore per chiedere chiarimenti e specifiche in riferimento alle  possibilità di partecipazione di soggetti in stato di quiescenza, ossia di pensionati, disposti a ricoprire il ruolo e a svolgere le relative incombenze a titolo gratuito.

 

«LEOMBRONI SCOPIAZZA MALE»

E proprio contro Leombroni si è scagliato un altro dei candidati, Luigi Spatola Mayo secondo cui l’ex dirigente della provincia avrebbe «scopiazzato, male, il programma che ho postato da dieci giorni e che oramai è ampiamente noto».

Tra le sue priorità il tecnico dell’Arta avverte: «non risponderò ad altra logica se non quella di svolgere il mio incarico con disciplina e con onore, secondo i principi di efficienza, efficacia ed economicità, nell’esclusivo interesse della collettività». Entrando nello specifico Spatola Mayo aggiunge: «revisione di tutte le reti di adduzione e distribuzione idrica dalla sorgente alla foce», «separazione delle reti fognarie di tipo misto », «revisione del sistema dei depuratori con collettamento di tutti i reflui attualmente non collettati », «ristrutturazione di magazzini, laboratori, officine, acquisto di macchine e mezzi d’opera evitando quanto più possibile le esternalizzazioni e abbattendo in tal modo i costi di esercizio, incrementando il patrimonio dell’azienda, ottenendo in definitiva». Basterà?