VERGOGNE ISTITUZIONALI

Diritto all’oblio. Gli indagati della Fira vogliono già essere dimenticati

Google deindicizza unilateralmente gli articoli: chi cerca non trova

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

693

Diritto all’oblio. Gli indagati della Fira vogliono già essere dimenticati

 

ABRUZZO. Non si farà in tempo a commemorare i dieci anni dai fragorosi arresti dello scandalo Fira che l’oblio interviene per metterci una pezza.

Già perchè alcuni indagati, condannati, prosciolti o prescritti hanno chiesto più volte la cancellazione di alcuni  articoli (qualcuno ha chiesto di cancellarli tutti) riguardante la grande inchiesta su centinaia di milioni di euro di finanziamenti pubblici distribuiti ad amici degli amici.

Secondo la giurisprudenza europea le istanze vanno rivolte a Google che decide e giudica se un articolo è ancora di interesse pubblico. A Montain View evidentemente non sono arrivate le gesta dei “nostri eroi” per cui molti degli articoli sono stati deindicizzati d’imperio e ritenuti non di interesse pubblico: chi cerca qualcosa relativo a quei fatti su Google non li troverà più anche perchè gli altri giornali hanno già cancellato molto.

Solo una delle tante aberrazioni di alcune sentenze che stanno creando il caos nell’informazione d’Europa ed in Italia di più dopo la condanna di PrimaDaNoi.it che ha aperto di fatto un precedente pericolosissimo che abolisce il diritto di cronaca grazie al passaggio del tempo e instaura una censura postuma a tutto vantaggio di chi ha scheletri negli armadi e peccati grandi e piccoli da far dimenticare.

La Cassazione in una pasticciata sentenza di giugno 2016 è riuscita in un colpo solo a contraddire la sua stessa giurisprudenza di sette anni ed ha aperto una strada sovrapponendosi alle leggi esistenti in materia di diritto di cronaca. Di fatto ne esce menomato l’articolo 21 della Costituzione che è l’articolo fondamentale per garantire il diritto di sapere e conoscere, strumento essenziale per  controllare i rappresentanti del popolo e dunque la democrazia.

Gruppi di potere politico ed economico da anni fanno pressione per comprimere il web che ha reso la conoscenza a portata di clic e milioni di fonti di informazioni in ogni casa.

«Troppo facile conoscere» contestano i giudici ermellini e per questo i quotidiani on line devono cancellare i loro archivi per dare spazio alla “privacy”, cioè al diritto di essere dimenticati a personaggi che, invece, erano finiti sui giornali legittimamente per effetto del diritto di cronaca.

Un diritto che di fatto non esiste e che, a giudicare dalle conseguenze, è molto pericoloso.

Fa comodo a troppe persone cancellare notizie scomode che non puoi controllare, specie se ad opera di giornalismo vero o d’inchiesta, mentre calpesta i diritti di molte persone normali ma silenziose ed in fondo disinteressate al fatto che ieri Google era come un negozio che conteneva ogni articolo (informazione) ed oggi il 20-30% in meno. Tutte informazioni magari utili per un Paese o una piccola comunità, tutti fatti di una storia vissuta di cui si sente l’insano bisogno di cancellare perchè giudicati “irrilevante” da qualcuno.


IL CASO FIRA

Allora prendiamo il caso della Fira per l’Abruzzo.

Chi ricorda a memoria i nomi degli indagati? Delle ditte coinvolte?

Nessuno; e questo agevola molto il fatto che anche persone che hanno tentato scorciatoie e sveltine, magari sanzionate dalla giustizia, siano di nuovo nel circuito magari già da 6-7 anni.

Ora anche chi vorrà prendersi la briga di fare una ricerca per conoscere quei nomi non li troverà attraverso i motori di ricerca e chissà ancora per quanto tempo potrà trovare informazione negli archivi on line.

Meglio cancellare fatti e nomi di quella Fira al cui vertice era stato messo Giancarlo Masciarelli dalla giunta di centrodestra di Giovanni Pace ma poi confermato anche da quella di centrosinistra di Ottaviano del Turco perchè si scoprirà poi dalle intercettazioni lui non era nè di destra nè di sinistra ma «del partito dei soldi».

E di soldi nè ha distribuiti molti all’epoca, secondo quanto emerso dalle indagini, in maniera non regolare ad amici e sodali: erano i famigerati fondi Docup che dovevano sollevare l’Abruzzo e dargli la spinta decisiva proprio in un periodo, mentre le grandi imprese mollavano.

Masciarelli era considerato il mago delle cartolarizzazioni avendo debuttato con la Carichieti ai tempi di Francesco Di Tizio  per poi passare alla montagna di debiti della sanità con le maxi cartolarizzazioni che hanno permesso di occultare per un pò la grande abbuffata di cui paghiamo ancora oggi le conseguenze.

Mega operazione effettuata attraverso la Deutsche Bank, scelta senza gara, che è valsa però a Masciarelli una sostanziosa consulenza.

Lo stesso ha parlato più volte di come la politica venisse foraggiata dagli imprenditori, lui autore di un fantomatico dossier mai emerso.

Non solo, ma i suoi rapporti cordiali con gli uomini importanti del potere di allora, prima Berlusconi, poi Taormina, poi Dell’Utri poi imprenditori come Fusi (diventato più famoso in seguito ai processi subiti)  gli hanno consentito forse di trovare subito nuove occupazioni.

Almeno dal 2008, infatti, Masciarelli ha stretti rapporti con lo studio Milia che lo ha difeso nei suoi processi e poi ha lavorato nella ricostruzione de L’Aquila senza bisogno di alcun oblio.


ARRESTI: OTTOBRE 2006

L’inchiesta Fira scoppiò ad ottobre 2006 e fu solo l’inizio delle grandi inchieste sulla pubblica amministrazione abruzzese dai tempi degli arresti del 1992 della giunta regionale di Salini.

Alle grandi inchieste sono seguiti grandi processi ma non condanne di rilievo, anzi spesso sonore bastonate agli accusatori. Non nel caso della Fira dove gran parte dei capi di imputazione hanno retto in primo grado. Il più l’ha fatto l’inerzia inspiegabile degli uffici di procura e tribunale che hanno permesso di fatto la prescrizione di buona parte delle accuse.

La folta schiera di indagati ha subito un processo con rito ordinario terminato con una sentenza di primo grado emessa ad ottobre 2013, sette anni dopo gli arresti.

Non Giancarlo Masciarelli che ha preferito patteggiare subito ottenendo una consistente decurtazione della pena (sconto di pena secondo il principio “più capi di imputazione più sconto”):  ‘appena’ 3 anni e 4 mesi per i reati commessi nell’ambito dello scandali Fira e in quello di Sanitopoli.

E’ stato condannato dalla Corte dei conti a risarcire la Regione almeno un milione di euro che nessuno gli ha mai chiesto perchè risulta nullatenente.

Ora tutto può essere dimenticato ed essere cancellato come se non fosse mai accaduto.

Ma non è così.