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Bussi, Solvay cede attività a Todisco ma resta proprietaria dell’area

Allarme dei sindacati che chiedono incontro con nuovi imprenditori

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Bussi, Solvay cede attività a Todisco ma resta proprietaria dell’area

BUSSI. Il gruppo Solvay ha raggiunto un accordo con il gruppo industriale facente capo all'imprenditore Donato Todisco, affermata realtà italiana del settore chimico, per la cessione delle attività del polo di Bussi sul Tirino e per la gestione sul mercato del prodotto 'Eureco'.

L' accordo, come ha spiegato la stessa Solvay, garantisce «la permanenza industriale e lo sviluppo del sito, con il mantenimento e il successivo potenziamento dei livelli occupazionali» ed è arrivato a pochi mesi dalla decisione di non firmare l’accordo di programma che prevedeva il passaggio degli impianti alla Uniholding-Unichimica di Alberto Filippi, interlocutore individuato dalla Regione Abruzzo e dal Comune di Bussi.

È comunque previsto che Solvay rimanga proprietaria dei terreni delle aree a monte del sito, nel passato destinate a discariche (identificate per convenzione come 2A e 2B), per le quali è in corso un importante intervento ambientale.

Intanto cinque deputati del Partito democratico (Gianluca Fusilli, Vittoria D’Incecco, e Tommaso Ginoble, oltre a Federico Massa, relatore per il Pd del “decreto Ilva”, e Diego Zardini, esperto dei problemi della chimica di Porto Marghera) hanno firmato una interrogazione al ministro per l’Ambiente Gian Luca Galletti al quale è stato chiesto se si «stia già procedendo a chiedere a Solvay e a Todisco le medesime garanzie chieste a Uniholding per quanto riguarda i piani industriali in grado di garantire la salvaguardia di tutti gli attuali occupati».

La Filctem-Cgil di Pescara, dopo la riunione del 2 agosto scorso durante la quale Solvay Chimica Bussi ha proprio annunciato la cessione delle produzioni e del sito industriale al gruppo Todisco, ha espresso preoccupazione sia per quanto riguarda l'aspetto occupazionale dell'operazione sia per quanto riguarda l'aspetto ambientale.

«Abbiamo più volte stigmatizzato il comportamento della Solvay che ha condotto un'operazione così complessa in tutti i suoi risvolti senza coinvolgerci in nessun ragionamento tantomeno in quello che ci compete e che riguarda le maestranze e il loro futuro», commenta il sindacato.

«Finora non ci è stato consentito di avviare nessun tipo di confronto nè con la Solvay nè con il nuovo investitore, nè si è potuto discutere un piano industriale con le dovute garanzie per il futuro del sito produttivo di Bussi e dei suoi lavoratori, quelli attivi e quelli in attesa di essere ricollocati».

Nel corso del 2 agosto la Filctem ha manifestato il proprio disappunto e richiesto al più presto un incontro con la nuova proprietà alla quale è stato chiesto di presentare un piano industriale che, oltre all'aspetto produttivo, contenga le necessarie garanzie per il rispetto ambientale, i tempi e le ricadute occupazionali in una logica di sviluppo sostenibile e confermando il metodo del confronto e della condivisione.

Nel sito di Bussi, con l'esclusione dell'ultimo periodo, le relazioni sindacali sono sempre state all'avanguardia, «e tali devono rimanere», auspica la Cgil.

La Solvay aveva dichiarato il sito di Bussi come non strategico e quindi da chiudere sin dal 2002.

Sono passati 14 anni si sono persi oltre 400 posti di lavoro causando dei danni incalcolabili per chi si è ritrovato di colpo a dover mandare avanti una famiglia senza stipendio.

Per diversi mesi la proprietà ha preferito un percorso politico istituzionale che però non ha portato a niente. «Gli unici in questa operazione a non aver avuto la possibilità di richiedere garanzie per il proprio futuro sono i lavoratori che, come al solito, vengono sempre lasciati per ultimi», denuncia il sindacato..

«Oggi ci troviamo a rincorrere i problemi, e lo faremo anche questa volta con caparbietà, con trasparenza, con lealtà e soprattutto per il bene comune. Alle istituzioni e agli imprenditori coinvolti chiediamo lo stesso comportamento leale e trasparente.

Per quanto ci riguarda non lasceremo a nessuno la possibilità di saccheggiare ulteriormente questo territorio».

A Solvay ed alla nuova proprietà il sindacato chiede che vengano messe subito a disposizione le aree non incluse nel SIN «perchè riteniamo che non si possano perdere ulteriori investimenti che producano posti di lavoro».