FINE DELLA STORIA

Spionaggio Valagro, dopo 11 anni la spy story abruzzese si sgonfia

Nessun danno alla società

Redazione Pdn

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

418

Spionaggio Valagro, dopo 11 anni la spy story abruzzese si sgonfia

ABRUZZO. Dopo 11 anni e tre gradi di giudizio la spy story in salsa abruzzese ai danni della Valagro si sgonfia completamente. Reati prescritti e nessun risarcimento danni dovuto alla società di Atessa.

Il caso conquistò le pagine dei quotidiani nazionali ma dopo un decennio di quello scandalo non resta praticamente nulla.

La Corte di Cassazione (presidente Maurizio Fumo, relatore Eduardo De Gregorio) ha annullato la condanna di secondo grado di Giorgio Bracalenti e Leonardo Valenti con la sentenza numero 34.913 pubblicata lo scorso 17 agosto.

La vicenda risale alla fine del 2005 quando, dopo le dimissioni di Bracalenti dalla Valagro (per andare a lavorare alla Del Verde), Ottorino La Rocca, presidente della azienda che produce concimi ad Atessa, richiese ad una ditta milanese specializzata in informatica forense di sottoporre ad analisi il personal computer in dotazione del suo dipendente.

Da quel pc Bracalenti aveva cancellato – prima della restituzione – tutti quei documenti di natura privata che vi erano transitati, comprese le caselle di posta elettronica personale.

Era rimasto del tutto intatto, invece, l’archivio con i dati aziendali. La società milanese restituì alla Valagro un ampio rapporto nel quale veniva riportata l’attività di analisi che si era spinta fino al recupero ed alla messa in evidenza della documentazione privata che era stata cancellata a protezione della privacy.

Secondo l’accusa la società sarebbe stata vittima di un passaggio di informazioni segrete da parte di Bracalenti (quando era ancora un dipendente della società) a Valenti, ex direttore generale della spa Valagro poi passato alla Delverde.

IL PRIMO GRADO

In primo grado il tribunale di Atessa aveva assolto l'ex manager Valenti ed il suo ex collega, per il reato di rivelazione di segreto professionale per l'insussistenza del fatto.

Il reato non è stato valutato perseguibile penalmente poiché era caduto l'elemento del «nocumento dei danni e il fatto che i dati rivelati da Bracalenti a Valenti» non erano segreti «in quanto Valenti essendo stato il manager li conosceva già».



IL SECONDO GRADO

La Corte d’appello ha messo fine al caso con la dichiarazione di prescrizione dei reati ascritti ma ha condannato i due imputati al risarcimento danni all’azienda. Il responso arrivò quando Valenti era agli arresti domiciliari per l'inchiesta sulla maxi evasione fiscale del re degli aerei Giuseppe Spadaccini. Una inchiesta poi approdata in sede dibattimentale con 13 persone rinviate a giudizio, tra le quali lo stesso Valenti, Spadaccini, il commercialista Giacomo Obletter, Francesco Valentini, Angela Fabrizio, Gianfranco Bucci, Luca Orsini, Dante Silvi, Maria Dina Rodrigues, Arcangela Savino, Maria Tereza Trinidade Correira, Roger Boutin e Rosaria Esposito. L’accusa sostenuta dal pm Di Serio ruota attorno a società fittizie e ad una presunta organizzazione con a capo Spadaccini che, secondo la procura, era dedita alla esterovestizione, alla fittizia localizzazione della residenza fiscale fuori dell’Italia delle società per sottrarsi agli obblighi fiscali del nostro Paese.


IL PASSAGGIO DI NOTIZIE CI FU MA…

Tornando al caso Valagro: i Giudici d'Appello hanno ritenuto accertata la trasmissione di notizie riservatissime dell'azienda «inerenti codici dei prodotti, prezzi di vendita, clientele, quantità vendute, provvigioni, costi, da Bracalenti ancora suo dipendente, a Valenti, ormai da tempo fuori dal suo organico, che questi poteva già conoscere ma solo in parte, poichè pur essendo stato l'ideatore del programma oggetto della trasmissione, egli non ne aveva una cognizione completa, in quanto le informazioni in suo possesso erano ferme alla fine del 2004 mentre li programma stesso era in continuo aggiornamento».

Ma per la Cassazione non si ricava dalla motivazione dei giudici di secondo grado «alcun dato esplicativo circa l'uso delle informazioni provenienti da Valagro e circa la possibilità che dalla rivelazione e dall'impiego di esse derivasse un qualsiasi pregiudizio, o pericolo di pregiudizio, anche non patrimoniale ma giuridicamente apprezzabile per la predetta società».



Gli ermellini contestano anche il fatto che la Corte d'Appello non abbia valutato il fatto che all'epoca dei fatti Valenti era amministratore del Pastificio Dal Verde e le informazioni provenienti dalla Valagro, azienda inserita nel settore dei fertilizzanti, «sul piano della comune logica ed esperienza delle cose, appaiono già in sé di uso poco conciliabile con l'oggetto e l'attività della nuova società dell'imputato, mentre la sentenza non ha speso alcun argomento per giustificare l'ipotesi alternativa, invece, ritenuta».

«Alla possibilità di profitto da parte degli imputati alla rivelazione delle notizie segrete», si legge ancora nella sentenza, i giudici di secondo grado hanno fatto «appena un cenno, tramite il riferimento ad un interesse personale alla ricezione dei files da parte di Valenti, ma tale esigua motivazione in nulla chiarisce l'iter logico-argomentativo della decisione sull'aspetto determinante dell'impiego dellesuindicate informazioni e della correlativa possibilità di danno per la società Valagro».

Alessandra Lotti