LA STORIA

Università, meno di dieci docenti under 40 in Italia. C’è anche Luca Corazzini

Come il collega De Massis anche lui è di Pescara

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Università, meno di dieci docenti under 40 in Italia. C’è anche Luca Corazzini

Luca Corazzini





PESCARA. Che le cattedre universitarie non siano un luogo confortevole e aperto agli under 40 in Italia è cosa nota.
A certificarlo anche i dati del Miur: su 13.263 professori ordinari, i titolari di cattedra in atenei statali italiani con meno di 40 anni si contano sulle dita di due mani. Decisamente pochi.

E se qualche giorno fa PrimaDaNoi.it ha raccontato la storia del docente più giovane d’Italia, Alfredo De Massis, c’è da dire che Pescara può vantare un altro super professore under 40, Luca Corazzini.

Come lui meno di 10 in tutta Italia.

Giovani, ambiziosi...a separarli solo il fiume Pescara: Alfredo De Massis è originario del centro della città mentre Luca Corazzini di Portanuova.

Corazzini oggi è ordinario di Economia Politica a Messina.


Dopo la laurea in Economia alla Bocconi e un PhD in economia in UK (University of East Anglia, Norwich), è arrivato anche un dottorato in economia e diritto internazionale alla Bocconi e molta flessibilità lavorativa: un assegno di ricerca a Milano, ricercatore e associato all'Università di Padova, ordinario a Messina. E poi ancora 6 mesi di docenza e ricerca presso l'Università di Miami, US.


Le università straniere cosa hanno da offrire di più rispetto agli atenei italiani?

«Le nostre università sono molto buone. La qualità didattica è elevata. Marginalmente, le università straniere (in primis, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna) favoriscono rapporti più diretti e collaborativi tra docenti e studenti, semplificano le questioni burocratiche legate alle collaborazioni tra docenti e studenti - soprattutto in ambito post-graduate - e, infine, stimolano una proficua riflessione sull'utilità della ricerca e dei concetti appresi in classe nello spiegare e comprendere la realtà che ci circonda».


Cosa manca oggi alle facoltà italiane per sfornare giovani di successo?
«Prevalentemente l'appoggio istituzionale e risorse economiche. Siamo agli ultimi posti nella graduatoria europea per investimento pubblico in attività di ricerca universitaria. Questo rappresenta un handicap importante se si pensa che difficilmente si può prescindere da contratti accademici per completare progetti di ricerca che possano avere una rilevanza sia in ambito universitario che privato (si pensi ad ingegneria e medicina).
A ciò si aggiunga la necessità di ridefinire i contenuti tradizionali dei corsi universitari al fine di renderli più affini e utili per il mondo reale».


Quanto contano in percentuale fortuna, determinazione e preparazione nella costruzione di una carriera come la sua?

«Non credo molto nella fortuna... ma voglio comunque attribuirgli un peso relativo positivo, diciamo 5%. Per le altre due caratteristiche, direi 55% determinazione (con questa percentuale destinata ad aumentare in maniera significativa in ambiti lavorativi quali la ricerca istituzionale) e 40% preparazione.


Il suo obiettivo futuro?

«Applicare i risultati delle mie attività di ricerca (a cavallo tra l'economia e la psicologia) ad importanti ambiti sociali quali l'istruzione e la sanità. Rendere la ricerca nelle scienze sociali facilmente comprensibili da "non addetti ai lavori". Incrementare la quota di ore frontali di lezione dedicate all'analisi di risultati di ricerca piuttosto che alla copertura di materiale didattico standard».


a.l.