PETROLIO NERO

Via libera alle trivelle in Adriatico: per ora “solo” prospezione con air gun

Bocciato il ricorso della Regione Abruzzo contro la Spectrum

Redazione Pdn

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Via libera alle trivelle in Adriatico: per ora “solo” prospezione con air gun




ABRUZZO. Adriatico campo aperto per la prospezione geologica con l’air gun alla ricerca di nuovi pozzi di petrolio. Alla fine con la bocciatura del ricorso della Regione Abruzzo contro i permessi rilasciati dal ministero dell’Ambiente alla Spectrum Geo Ltd non ci sono più armi per fermare le trivelle che verranno in Adriatico. Il tutto grazie allo Sblocca Italia.


Le aree interessate saranno quelle che comprendono 13.700 chilometri quadrati, da Rimini a Termoli e 16.210 chilometri quadrati, da Rodi Garganico a Santa Cesarea Terme.


Il Tar del Lazio ha infatti bocciato il ricorso contro il decreto di Via che autorizzava la multinazionale ad eseguire ricerche di gas e petrolio in Adriatico.

Il ricorso era stato presentato oltre che dalla Regione Abruzzo anche dalla Provincia di Teramo, dal Comune di Alba Adriatica, Comune di Cupra Marittima, Comune di Giulianova, Comune di Martinsicuro, Comune di Pedaso, Comune di Pineto, Comune di Roseto degli Abruzzi, Comune di Silvi e Comune di Tortoreto,

 


Tra i punti contestati gli enti locali lamentavano il fatto di non essere stati interpellati e coinvolti nella procedura cosa che è stata di fatto esclusa proprio con lo Sblocca Italia.

Inoltre i provvedimenti riguardavano aree poste entro le 12 miglia.

Decisivo nel giudizio l’intervento del Ministero dell’Ambiente chiamato a difendere ilproprio via libera che ha sostenuto nelle sue memorie che: « le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi di cui si discute “rivestono carattere di interesse strategico e sono di pubblica utilità”; - premesso che la normativa italiana è più restrittiva di quella comunitaria (la quale prevede la VIA solo per l’attività di “estrazione”), il perimetro interessato dalla ricerca de qua è posto a ben oltre 20 miglia dalla costa e, dunque, “non interferisce con le aree di interdizione  (...)  l’attività di prospezione non influenza la “vocazione dei territori interessati” poiché riferito alla “sola fase di ricerca”, mentre la successiva fase di coltivazione degli idrocarburi, ove reperiti, “comporterà un nuovo procedimento autorizzatorio, comprensivo di una nuova procedura di” VIA; - tale attività ha carattere temporaneo (circa un mese e mezzo nel periodo invernale) e non comporta la realizzazione di opere permanenti; - più in particolare, l’attività in esame viene effettuata mediante dispositivi detti “airguns” (cannoni ad aria), i quali producono bolle d’aria che si propagano nell’acqua, con suoni di fortissima intensità e bassissima frequenza diretti essenzialmente verso il fondale; - in definitiva, le prospezioni geofisiche costituiscono attività comportanti esclusivamente “inquinamento acustico” ma non sono oggettivamente comprovate le ricadute sulla fauna marina – come, peraltro, accertato dall’ISPRA - e, in ogni caso, sono previste “misure di mitigazione” e prevenzione degli impatti sulla “cetofauna”, le quali risultano essere state opportunamente vagliate in sede di rilascio del decreto impugnato».


Insomma tutto avverrebbe oltre le 20 miglia e l’air gun, contestatissimo dagli ambientalisti, non è affatto dannoso perchè lo certifica l’Ispra.

L’ultima rassicurazione del Ministero prevede una nuova procedura di Via per le eventuali future perforazioni che tuttavia non potranno avere esito diverso per le medesime ragioni ed i presupposti legislativi varati nel frattempo che “tutelano” le attività petrolifere.


Se Ombrina è morta, la Spectrum è viva e vegeta.