PIAGHE DEL PASSATO

Mare e coscienze sporche: in 26 anni da scolo della Madonnina 2mln di metri cubi di liquami nel fiume

Ora arriva la pioggia di milioni di euro. D’Alfonso record: "fogna nel fiume" per la prima volta in documento pubblico

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Mare e coscienze sporche: in 26 anni da scolo della Madonnina 2mln di metri cubi di liquami nel fiume

ABRUZZO. E se vi dicessero che per esempio da un solo scolmatore, dal momento della sua costruzione ad oggi, sono stati vomitati in mare 2mln di metri cubi di fogna? Una stima molto attendibile (purtroppo) grazie ad alcuni calcoli semplicissimi effettuati con dati forniti da apparecchiature che misurano le ore di attività delle pompe idrovore.

E bisogna tenere conto che di impianti di questo genere ce ne sono decine e tutti immettono nel fiume Pescara (legittimamente?) liquami fognari di solito ogni volta che piove molto.

Quanti metri cubi in totale sono stati versati?

50, 100 mln di metri cubi?

Chissà, di certo troppi e per troppo tempo per inerzia, imperizia e per quella -sempre presente- reticenza simile a omertà della classe dirigente degli ultimi 20 o 30 anni.

Tutti sapevano che gli impianti fognari erano concepiti così ma nessuno mai ha avuto il coraggio di raccontarlo ai cittadini e ai balneatori, sempre pronti a fare battaglie inutili, fino ad oggi, e soprattutto senza che le centinaia di milioni di euro investiti servissero a risolvere il problema noto. Anzi i lavori di collettamento vari sono serviti in buona parte ad aggravare il problema, “appesantendo” il depuratore di Pescara e, dunque, aumentando la portata degli scarichi nel fiume.

Isabella del Trecco, assessore della giunta Mascia, nel 2013 diceva che «il centro storico è fortunatamente una delle poche zone della città in cui, durante i lavori di riqualificazione effettuati a fine anni Novanta dalla giunta Pace, si è provveduto a separare la linea delle acque nere da quella delle acque bianche, di fatto consentendo una netta separazione nella gestione delle reti interrate…».

Come mai la separazione è stata fatta solo in quella zona (ed in poche altre)?

Se questi lavori sono stati davvero effettuati durante «gli anni ‘90» non è forse questa la prova che il problema era conosciuto fin da allora e che dunque non è stato fatto nulla, nonostante tutti i lavori successivi sulle reti?

Una vicenda di cui ora si parla -con riluttanza- solo dopo l’inchiesta di PrimaDaNoi.it che ha svelato il “segreto di Pulcinella” e costretto gli amministratori pro tempore a confrontarsi con la “torbida” verità.

Torbida verità quella che riguarda un project financing del 2006 tra Ato e Di Vincenzo (che gestisce il depuratore) nel quale era scritto nero su bianco che a fronte della gestione pagata oltre 20mln di euro il privato avrebbe dovuto eseguire lavori di potenziamento che avrebbero evitato gli sversamenti (lavori mai realizzati e mai sollecitati da nessuno).


DOMANDE SENZA RISPOSTA

Nel 2016, invece, è il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, a segnare un primato: quello di scrivere chiaramente in un documento pubblico che dopo ogni pioggia si verificano sversamenti di liquami nel fiume.

Allora a noi sorgono spontaneamente molte domande:

1) quando lo ha scoperto il presidente che questo accade?

2) Che cosa ha fatto l’attuale presidente per sollecitare gli enti competenti a porre rimedio al problema quando era presidente della Provincia o sindaco di Pescara?

3) Dove sono tutte le altre lettere in cui si spiega il problema e si richiede una soluzione?

4) L’attuale presidente sa che i lavori di collettamento della riviera o quelli di Porta Nuova (in parte approvati anche dalla sua amministrazione) per esempio hanno aggravato la situazione del depuratore?

5) D’Alfonso era a conoscenza dell’accordo di programma dell’Ato che impegnava Di Vincenzo a potenziare il depuratore?

6) Poichè quei lavori non sono stati eseguiti creando un danno non solo economico, la Regione per conto dell’Ato ha per caso citato in giudizio la ditta?

7) Ha citato i rappresentanti dell’Ato per danno erariale?

Purtroppo invece di chiarire il perchè ci si trova in una determinata (brutta) situazione si approfitta del problema per spendere milioni di euro a pioggia per lavori dagli importi spropositati che andrebbe pure bene se i problemi si risolvessero.





200 MLN DI LAVORI

Così D’Alfonso propone oltre 200 mln di euro per lavori a difesa del «mare blu» (quello che una volta era “verde come i pascoli dei monti”) e 12 mln di euro per potenziare il depuratore (soldi che potevano non essere spesi) nel frattempo sono tutti d’accordo che serve un altro depuratore e se ne inizierà a parlare in pieno agosto.

Tra gli altri lavori previsti per oltre 50 mln di euro ci sono anche quelli di “collettamento” che dovrebbe significare raccolta di acque piovane da spedire ai depuratori.

A febbraio 2016 in occasione di una visita spontanea in procura al pm Papalia, Enzo Del Vecchio, disse: «Sono necessari degli interventi sugli impianti di depurazione, sulla separazione delle acque bianche e delle acque nere e sugli impianti di sollevamento che, unitamente alla lotta contro gli scarichi abusivi, rappresentano la frontiera entro cui tutti quanti dobbiamo sentirci impegnati per ristabilire le condizioni naturali del fiume e del mare».

Affermazioni lucide fatte però davanti un pm che sta indagando da mesi proprio sugli sversamenti di fogna nel fiume.

Ora, si pone l’ulteriore domanda: di questi oltre 200mln di euro stanziati per lavori quale quota è destinata alla separazione delle reti?

La risposta -al netto di schizofrenie- dovrebbe essere: 0 euro. E questo perchè con la separazione delle acque non sarebbe necessario un secondo depuratore ma basterebbe un potenziamento di quello esistente.



CALCOLARE LA FOGNA CHE FINISCE NEL FIUME

Premesso che dal 2000 l’Europa vieta gli scarichi in mare di fogne e che sarebbe pure un reato farlo, il tecnico dell’Arta Carlo Spatola Mayo, attento osservatore e studioso “in proprio” delle vicende sull’inquinamento del mare, sul suo blog ha riportato dati e riflessioni molto interessanti.

Scrive:

«Ebbene, dovete sapere che l’impianto B0 (nei pressi della Madonnina) consiste in una semplice vasca di accumulo e di rilancio del collettore rivierasco, che è un grande canale scatolare realizzato negli anni ‘80 sotto la riviera nord per intercettare tutte le fogne della città e trasferirne i reflui al depuratore di via Raiale. Le acque raccolte in periodo asciutto sono definite “acque nere” e vengono pompate mediante quattro pompe sommergibili da 200 litri al secondo cadauna e, per mezzo si una serie di condotte e pompe di rilancio, vengono trasferite al depuratore di via Raiale.
Che succede se per un breve periodo la portata aumenta rispetto alla portata complessiva delle pompe?
Niente di particolare: l’acqua in eccesso si accumula nella vasca e viene comunque inviata al depuratore quando gli afflussi diminuiscono, ad esempio di notte. Ma in caso di pioggia, quando la portata diventa molte volte superiore a quella di progetto del sistema di condotte che porta al depuratore, succede che la vasca dell’impianto della Madonnina si riempie e, arrivato il livello a una certa quota, si attivano le idrovore. Queste sono pompe in grado di scaricare grandi portate (nel nostro caso ce ne sono 5 da 800 litri al secondo ma – direi a questo punto fortunatamente – ne funzionano solo due) che hanno il compito di mantenere sempre il livello in vasca al di sotto di una soglia di sicurezza calcolata in modo che la città non si allaghi.
Bene, dovete però sapere che questo sistema di fatto si attiva piuttosto spesso, scaricando migliaia di metri cubi di refluo ad appena seicento metri dalla foce del fiume».

Spatola Mayo poi spiega che

«dall’11 di febbraio 2016, data in cui si sono iniziate a registrare le ore di funzionamento delle idrovore, si è constatato che la numero 3 ha funzionato per 27 ore mentre la numero 5 per 29 ore. Considerando che ogni idrovora scarica 800 litri al secondo, che corrispondono a 2.880 metri cubi ogni ora, è facile calcolare che da febbraio a luglio sono stati immessi nel Pescara, solo dall’impianto della Madonnina, ben 161.280 metri cubi di refluo. (Dal 1990, anno di entrata in funzione del sistema B0, sono stati scaricati al Pescara, e praticamente in mare, oltre due milioni di metri cubi di refluo!)
Nel corso dei due eventi da me filmati si è trattato nel primo caso di 5 ore di funzionamento, per un totale di 14.400 metri cubi, mentre nel secondo di ben 19 ore di funzionamento che corrispondono a 54.720 metri cubi. Portate confrontabili con quelle stimate per la drammatica rottura della condotta del 29 luglio dell’anno scorso che secondo i miei calcoli, nelle 17 ore necessarie per la riparazione, causò lo sversamento nel fiume di 42.500 metri cubi di refluo».

L’impianto B0 non è l’unico scolmatore presente nella rete fognaria di Pescara: ne esistono al ponte di Capacchietti, ai fossi Bardet, alla Camuzzi, a via Gran Sasso etc. per un totale di ben 12 impianti che nel corso dell’evento del 15 luglio hanno tutti scaricato reflui nel Pescara e che hanno continuato a scaricare fino alla mattina, qualcuno al pomeriggio, del 16 luglio.

Dati che davvero nessun amministratore si è mai sognato di dire e purtroppo anche questo costituisce un grave vulnus nella credibilità di chi governa oggi.

Se si riesce solo ad esultare provando ad accecare la popolazione con la parte di verità che conviene, prima o poi accade che si inizi a dubitare delle istituzioni o quanto meno a fare la tara su tutto quello che viene ufficialmente dichiarato.


SVERSAMENTI E COMUNICATO “RETRODATATO” DELL’ACA

A proposito di dichiarazioni dopo le ultime piogge gli scarichi hanno funzionato anche diverse ore dopo per ragioni non chiare tanto che i divieti di balneazione sono stati prolungati.

Sul portale dell’Aca è comparso da poco un avviso non del tutto chiaro e datato «20 giugno 2016» (forse un refuso per “20 luglio 2016”?) che dice:

Il sito dell'AcaTutti gli impianti ieri hanno funzionato a pieno regime, garantendo il costante e totale trasferimento delle acque reflue al depuratore senza alcuna interruzione. Nonostante l’eccezionalità delle piogge e’ stato comunque garantito il massimo regime di portata, ma proprio a causa della quantità di acqua che si è accumulata in breve tempo, si sono verificati sversamenti di acque reflue nel fiume, comunque diluite dalle acque piovane, oltre il limite fisico di portata. L’Aca ha provveduto a informare tempestivamente il Comune sugli orari degli sversamenti. L’ordinanza di divieto di balneazione emessa dall’amministrazione comunale a seguito della comunicazione Aca deriva dall’applicazione dei criteri di massima prudenza per situazioni particolari come quelle che si sono verificate ieri.Tutti gli impianti ieri hanno funzionato a pieno regime, garantendo il costante e totale trasferimento delle acque reflue al depuratore senza alcuna interruzione. Nonostante l’eccezionalità delle piogge e’ stato comunque garantito il massimo regime di portata, ma proprio a causa della quantità di acqua che si è accumulata in breve tempo, si sono verificati sversamenti di acque reflue nel fiume, comunque diluite dalle acque piovane, oltre il limite fisico di portata. L’Aca ha provveduto a informare tempestivamente il Comune sugli orari degli sversamenti. L’ordinanza di divieto di balneazione emessa dall’amministrazione comunale a seguito della comunicazione Aca deriva dall’applicazione dei criteri di massima prudenza per situazioni particolari come quelle che si sono verificate ieri.

Pescara, 20 giugno 2016

«Dove si sono verificati gli sversamenti? In quali quantità? Per quanti giorni? Possibile che dopo un anno di figuracce ed omissioni, gli amministratori del Comune, in primis sindaco e vicesindaco, e dell’ACA continuino ad avere un atteggiamento "fosco" nei confronti dei cittadini? Quali sono le quantità di Oxystrong nelle acque? », sono queste le domande poste dal consigliere comunale del M5S Massimiliano di Pillo.

«L’Amministrazione», continuano di concerto le colleghe Sabatini ed Alessandrini, «non può affidarsi alla fortuna ed attendere i dati delle analisi dell'Arta sulla balneazione, come la lotteria di Capodanno. L’intervento deve essere mirato e responsabile. La comunicazione repentina e la trasparenza costante».


a.b.