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Mps e “good bank”: settimane decisive per il loro futuro

500 mln per rilevare Carichieti, Carife, Etruria, e Banca Marche

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Mps e “good bank”: settimane decisive per il loro futuro




MILANO. Sul Monte dei Paschi di Siena e il piano sulle sofferenze si tenta la stretta. Il tempo è sempre meno nell'attesa che arrivi la lettera con 'i numeri' da parte di Francoforte (c'è tempo fino a fine mese).

Dopo il cda interlocutorio di ieri, la prossima settimana rappresenta un crocevia importante con la diffusione degli stressi test dell'Eba calendarizzata il 29 luglio. E sempre venerdì prossimo è in calendario anche il board di Rocca Salimbeni che licenzierà i conti del semestre.

Nel frattempo sono arrivate tre offerte economiche impegnative (di cui una solo per le assicurazioni Bap di Etruria) per l'acquisto delle quattro 'good bank'.

Per Carife, Banca Etruria, Banca Marche e Carichieti sarebbero stati messi sul tavolo, da parte di Apollo e Lone Star, 500 milioni di euro.

Si tratta di una cifra che ha una minusvalenza importante rispetto alle prime attese di gennaio, quando era stata messa a punto la gara.

C'è da dire che rispetto ad allora il vento è cambiato e sulle banche italiane si è scatenata una tempesta, anche alla luce dell'enorme massa di crediti deteriorati.

Ora la Banca d'Italia che, nel nostro paese funge da autorità nazionale di risoluzione, dovrà analizzare le offerte e decidere prima della scadenza massima del 30 settembre.

Il bando prevede che oltre al prezzo vada considerata anche l'offerta che valorizzi il territorio e attribuisce alla Banca d'Italia la facoltà di recedere in qualsiasi momento. Bisognerà vedere cosa faranno il direttorio e il governatore cui spetta per legge la decisione.

Guardando al Monte dei Paschi (in Borsa -3,29%) il piano fino ad ora emerso per metterlo in sicurezza prevederà strumenti di mercato e la garanzia dello Stato solo come potenziale e in ultima istanza, salvaguardando i risparmiatori con il riacquisto dei loro bond ma applicando ugualmente la burden sharing (cioè il principio della condivisione delle perdite).


Il cuore dell'operazione, studiata da Mediobanca e JpMorgan, è nella cessione dei crediti deteriorati (10 miliardi circa) ad un veicolo esterno costituito con l'ausilio della banche d'affari. In più ci sarebbe il ruolo di Atlante pronto a farsi carico di 1,7 miliardi di tranche equity/mezzanina.

Altri 6 miliardi potrebbero essere, invece, acquistati dal veicolo con un finanziamento ponte di JpMorgan.

A questo punto Mps si troverebbe con due miliardi di euro che dovrebbe scrivere a bilancio come perdita. La cessione degli Npl avverrebbe a prezzi superiori a quelli visti con le quattro banche in risoluzione, ma, comunque, inferiori a quelli dei valori in bilancio al Monte.

La 'pulizia' potrebbe però essere più profonda, portando a 4 miliardi il necessario aumento di capitale. Una soluzione più soft potrebbe essere tra 1,5-2 miliardi. Quale il ruolo dello Stato? Farebbe il garante di ultima istanza potenziale nel caso nessuno sottoscriva la ricapitalizzazione.

Un ruolo ben visto oltre che dalla Bce, che ha 'aperto' ieri sul tema per voce del presidente Mario Draghi anche da molti attori di mercato come la Goldman Sachs. Tutti spronano a risolvere la 'grana' degli Npl che, come ricorda l'Eba raggiungono il 17% del totale degli impieghi. Sia l'autorità che Francoforte chiedono una serie di accelerrare sulle misure legislative e giudiziarie e dare vita a un mercato dei crediti efficiente. E sull'enorme massa di crediti 'malati' è arrivata la sollecitazione del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che ha chiesto i nomi di coloro che hanno beneficiato dei crediti facili. Una richiesta soprattutto alla luce del fatto che ci possa essere, appunto, un intervento pubblico per soccorrere l'istituto.