IL CASO

Ruota Panoramica ferma, il Comune non la toglie e c’è il rischio di una denuncia

L’associazione Pescara Mi Piace pronta ad andare in procura

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Ruota Panoramica ferma, il Comune non la toglie e c’è il rischio di una denuncia

ABRUZZO. La ruota (che non gira) è ancora lì: immobile, sola e sconsolata nell’area dell’ex Cofa.

Ieri, dopo che il vice sindaco Enzo Del Vecchio ha risposto ad una interrogazione comunale spiegando che per quella struttura non esiste ad oggi alcuna autorizzazione da parte di alcun Ente, il consigliere comunale Carlo Masci ha inviato una diffida in Comune. Chiara e diretta la richiesta: smontate quell’affare.

Ma l’amministrazione non ci pensa proprio ed è chiarissimo dalla nota che ieri pomeriggio proprio il vice sindaco ha spedito alle redazioni dei giornali. Ovvero: è vero che manca la Scia, ha spiegato Del Vecchio, la ditta è corsa ai ripari, gli uffici tecnici stanno valutando e la risposta arriverà nei termini di legge.

Insomma si va avanti.

Eppure secondo l’opposizione la risposta di Del Vecchio era da considerarsi come una vera e propria notizia di reato e dunque i vigili urbani sarebbero dovuti intervenire per sfrattare la ruota abusiva.

Ma nulla è accaduto nelle ultime 24 ore.

Contrariato, assai, Armando Foschi, dell’associazione ‘Pescara Mi Piace’: «Alessandrini non ha firmato l’ordinanza di rimozione dell’impianto in acciaio, come invece è suo dovere a fronte di un abuso edilizio vero e proprio. A fronte di un ulteriore silenzio, valuteremo se sottoporre l’iter e l’intera vicenda all’attenzione delle Istituzioni giudiziarie per capire perché l’amministrazione comunale stia così ostinatamente difendendo, sfidando anche la legge, l’opera di un privato che, al contrario, andrebbe immediatamente perseguito e sanzionato avendo commesso un abuso e, peraltro, anche creando delle aspettative, oggi non realizzate, sulla città con un chiaro danno d’immagine».

Nel frattempo l’associazione chiede al Governatore D’Alfonso di aprire un’inchiesta interna nell’Ufficio Patrimonio della Regione per individuare chi abbia dato all’imprenditore privato le chiavi di un’area di proprietà regionale, appunto l’ex Cofa, per consentirgli di installare una giostra di tali proporzioni priva delle necessarie autorizzazioni, «e vogliamo sapere anche perché l’area oggi è accessibile a tutti, con il cancello costantemente aperto, in barba alle più elementari norme di sicurezza».

Foschi ammette che se l’atteggiamento dell’assessore Cuzzi non meraviglia più di tanto («è come quei bambini che alle giostre trovano i cancelli chiusi e cominciano a sbattere i piedini a terra e a fare i capricci»), da Alessandrini però si sarebbe aspettato un comportamento diversi: «è un avvocato di professione, dovrebbe avere una vocazione nel garantire il rispetto della legge e nella repressione degli abusi, e invece sembra avere una sorta di allergia per le ordinanze».

Per quella ruota sarebbe indispensabile anche il rilascio dell’autorizzazione dell’Enac perché la struttura si trova nell’area dell’ex Cofa che, a sua volta, ricade nell’area sottoposta a ‘Vincolo aeroportuale’, sulla base della legge 431/85 che appunto vincola l’area ed è stata ovviamente recepita dal Piano regolatore, una circostanza che sembra ovviamente rendere inaccettabile qualunque richiesta di autorizzazione. E comunque l’Enac deve certificare la fattibilità e compatibilità di un’opera alta ben 42 metri, per l’aggiornamento della ‘Carta degli Ostacoli’.

«La richiesta di autorizzazione e di parere all’Enac non è stata neanche inoltrata, pur essendo obbligatoria e imprescindibile», rimarca Foschi.

«Inoltre manca anche lo studio sulla qualità del terreno che dovrà sostenere il peso dell’intero manufatto, privo di fondamenta, e che risulta semplicemente bullonato a terra, sollevando non poche perplessità sulla sua capacità di tenuta a fronte di eventi meteorologici sfavorevoli. A fronte di tante, troppe carenze documentali, è evidente che oggi non è assolutamente legittima la permanenza di quella ruota panoramica ferma nell’area dell’ex Cofa, non ci sono neanche le condizioni di sicurezza».