L'INCIDENTE

Gran Sasso precipitano escursionisti: morti due noti alpinisti

Soccorritori al lavoro in Abruzzo, 'corpi da recuperare'

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Gran Sasso precipitano escursionisti: paura per due noti escursionisti


TERAMO. Due alpinisti sono stati ritrovati morti questa mattina alla base della parete nord del Monte Camicia, sul massiccio del Gran Sasso.

Si tratta di Roberto Iannilli, 60 anni, alpinista preparatissimo ed esperto conoscitore della montagna, di Cerveteri (Roma) ma teramano d'adozione per le innumerevoli scalate sul Gran Sasso, e del suo amico e compagno di scalate, Luca D’Andrea di Sulmona.

Il recupero dei corpi e' stato effettuato stamani dal Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico (Cnsas) abruzzese e dall'elisoccorso del 118.

Le salme sono state trasferite all'obitorio dell'ospedale 'Mazzini' di Teramo. I due erano alpinisti esperti e non di certo alle prime armi.

L'allarme, da parte dei familiari, è scattato stamattina, dopo che i congiunti degli alpinisti avrebbero atteso vanamente il loro ritorno a casa.

Cio' farebbe ipotizzare che l'incidente di montagna sarebbe avvenuto nella giornata di ieri. I soccorsi hanno accertato che i due si trovavano in cordata.

La parete nord del Monte Camicia e' considerata tra le piu' difficili in Italia poiche', proprio per la sua esposizione, rende instabile la roccia.

Iannilli nel 2010 era rimasto vittima di un altro incidente in montagna: era caduto dal Paretone sul Gran Sasso. In quel caso lo scalatore, che stava facendo una escursione insieme ad un amico, perse l'appiglio e precipitò per circa 25 metri.

In quel caso lo trattenne la corda di arrampicata: l'impatto con la roccia gli causò la frattura di entrambi i polsi. Alla fine Iannilli interruppe la caduta su una specie di terrazzino naturale, una sporgenza della roccia dove rimase privo di sensi. Il compagno di cordata chiamò immediatamente i soccorsi.

Questa volta il finale è stato invece tragico e sia per Iannilli che per D'Andrea non c’è stato nulla da fare.



IANNILLI UNO DEI MASSIMI ESPERTI

Iannilli era considerato uno dei massimi esperti di arrampicata in Italia. Ha aperto centinaia di nuovi itinerari in Italia e all'estero. Ha vinto per due volte il premio 'Consiglio', massimo riconoscimento alpinistico italiano. Era particolarmente legato al Gran Sasso dove, in solitaria o con altri escursionisti, ha aperto più di 100 nuove vie. E' stato inoltre tra i finalisti al premio internazionale 'Piolet d'Or', per una impresa compiuta sulle Ande peruviane. Molto nota, tra gli appassionati, è anche la sua scalata alla "Bartolomei Tower", sull'Himalaya.


LEGATI DA UNA UNICA CORDA

Sono stati trovati uno accanto all'altro, legati da una unica corda, i corpi senza vita di Roberto Iannilli e Luca D'Andrea, i due alpinisti morti dopo essere precipitati sul Gran Sasso. Impossibile al momento ricostruire la causa della tragedia. «Stavano scalando una parete che ha uno sviluppo di 1200 metri - spiegano dal Soccorso Alpino - e non si può stabilire da che altezza siano precipitati».


VIA LIBERA PER SEPOLTURA

Intanto il pubblico ministero di turno, Stefano Giovagnoni, ha concesso il nulla osta alla sepoltura delle salme dei due. E' stata sufficiente la ricognizione cadaverica esterna al magistrato per riconsegnare i corpi alle rispettive famiglie per poter celebrare le esequie.

Il pm non ha infatti ritenuto necessario svolgere l'autopsia. I corpi delle vittime sono all'obitorio dell'ospedale Mazzini di Teramo dove sono già arrivate tantissime persone, tra parenti e amici dei due alpinisti.


«PURA FATALITA’»

«Qualsiasi cosa sia successa è stata una pura fatalità. Parliamo di gente seria, erano tra i migliori alpinisti d'Italia; persone esperte e corrette, sempre molto prudenti», così all'Ansa l'alpinista abruzzese Italo Fasciani, esperto conoscitore del Gran Sasso. «Da quello che so - conclude - erano lì per aprire una nuova via, erano fortissimi, una generazioni di alpinisti di vecchia guardia, non avventati. Avevano alle spalle grandi esperienze in Italia e nel mondo. Per questo dico che è stata una fatalità, una pura disgrazia».


D'ANDREA SU MONTI DA QUANDO ERA BAMBINO

Ha frequentato la montagna fin da bambino, con genitori e fratelli. Così chi lo conosceva racconta del grande legame tra Luca D'Andrea e la montagna.

A Sulmona, la sua città, lo ricorda come grande appassionato di montagna, avendo scalato vette come Marmolada, Sella e fino a partecipare a spedizioni internazionali come l'ultima in Patagonia. Gli amici lo descrivono come «persona di straordinaria bontà, gentile con tutti, sempre sorridente, da tutti stimato, per la sua riservatezza, la sua giovialità ed educazione». Non è stato mai spericolato, ma sempre prudente nelle sue scalate. L'ultima volta in città è stato visto lunedì pomeriggio, al bar con alcuni amici. Per il Gran Sasso è partito martedì e ieri sera doveva tornare a Sulmona. Non era sposato ed era iscritto fin da ragazzo alla sezione Club Alpino Italiano di Sulmona.Con il fratello Lelio lavorava alla ditta 'Valeri Traslochi'.