A PROCESSO

Tentata estorsione a Chiodi e Pezzopane, 4 rinvii a giudizio

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

264

Tentata estorsione a Chiodi e Pezzopane, 4 rinvii a giudizio

Foto sul set del film

L'AQUILA.  Avrebbero chiesto 35 mila euro all'allora presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi per bloccare la realizzazione di un film sulla sua relazione con la consigliera di parità Letizia Marinelli, vicenda emersa dall'inchiesta 'Rimborsopoli', film la cui uscita era annunciata nel periodo di campagna elettorale del 2014.

Lui si rifiutò di sborsare la cifra e denunciò tutto alla Digos.

E avrebbero tentato di ricattare anche la senatrice Stefania Pezzopane per una foto che la ritraeva in una vasca idromassaggio con il fidanzato, Simone Coccia Colaiuta, e l'ex narcotrafficante Gennaro Bonifacio, immagine ritenuta compromettente, ma poi diffusa dai media.

Per questo motivo oggi il giudice per le udienze preliminari del tribunale dell'Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, ha rinviato a giudizio, con l'accusa di tentata estorsione in concorso, quattro persone.

Si tratta di Gianfranco Marrocchi, 61enne di Lucoli (L'Aquila), Giovanni Volpe (60) di Battipaglia (Salerno), Raimondo Onesta (41) di Corfinio (L'Aquila) e Marco Minnucci (30) di Porto San Giorgio (Fermo).

Marrocchi è imputato per entrambi i filoni dell'inchiesta, Volpe e Onesta solo per quello di Chiodi, Minnucci solo per quello della Pezzopane.

La prima udienza del processo è stata fissata al 17 marzo 2017. Al termine dell'udienza preliminare di oggi l'avvocato sulmonese Alessandro Margiotta che, insieme al legale aquilano Angela Marinangeli, difende Raimondo Onesta, ha precisato: «Le accuse rivolte al mio assistito sono totalmente infondate e lo dimostreremo nel corso del dibattimento».

PEZZOPANE: «VICENDA DOLOROSA»  


«Una vicenda assurda e sgradevole è arrivata finalmente ad un primo approdo positivo».

Questo il commento della senatrice Stefania Pezzopane, in riferimento al rinvio a giudizio di Gianfranco Marrocchi fotografo e Marco Minnucci giornalista, insieme ad altre persone, per tentata estorsione ai danni della senatrice, nell'ambito della vicenda sui ricatti ai politici.

«Un tentativo squallido di denigrarmi e danneggiarmi che si inquadra in una vicenda ben più complessa in cui sono coinvolte anche altre figure politiche, come l'ex presidente Chiodi. Addirittura in qualche intercettazione gli imputati esprimono l'intenzione di coinvolgere anche Giovanni Legnini. Nelle intercettazioni i due esprimono l'intenzione di  "demolirmi" politicamente, di distruggermi con storie assurde, ricatti, foto taroccate, addirittura con il coinvolgimento di altre persone, in particolare di una donna di cui si fa nome e cognome, che avrebbero voluto utilizzare coinvolgendo Simone per colpirmi. Ma lucidamente e non avendo nulla da nascondere mi sono rivolta alle forze dell'ordine ed all'autorita' giudiziaria. La gravità della vicenda era ben oltre ogni mio sospetto. C'è da chiedersi se gli imputati abbiano agito per proprio conto o se dentro un disegno che vede il coinvolgimento di qualche avversario politico o di certa stampa abituata a scandali inventati di sana pianta.

Una vicenda dolorosa, che mi ha colpito e danneggiato, producendo sofferenza a me ed  ai miei cari. Il rinvio a giudizio è il primo passo. Attendo serena l'evoluzione del procedimento giudiziario».