BUSTARELLE

Mazzocchi, da Palazzo Chigi a L’Aquila: bustarella da 260mila euro per aggiustare i processi

Quando la cricca incrocia pericolosamente l’Abruzzo: è l’inchiesta Labirinto con al centro Raffaele Pizza

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Mazzocchi, da Palazzo Chigi a L’Aquila: bustarella da 260mila euro per aggiustare i processi

Palazzo Chigi



ABRUZZO. Una sola busta già preparata con 260 mila euro dentro ed un biglietto che farebbe intendere che il fine sarebbe quello di addolcire, smussare e diluire indagini e processi. Insomma corrompere giudici e investigatori.

La notizia ha destato scalpore ed era nota negli ambienti già da alcuni giorni poi è divenuta pubblica dopo l’udienza davanti al giudice che ha convalidato il sequestro dei quattrini.

Ora è nei guai anche Renato Mazzocchi, funzionario della presidenza del Consiglio e membro della Struttura di missione per la ricostruzione de L’Aquila, vice di Giampiero Marchesi.

L’accusa per ora è di riciclaggio ma il sospetto è che si tratti di corruzione e che quei soldi fossero provento di reati e diretti a qualcuno che avrebbe avuto grosse influenze.


L’inchiesta è quella denominata labirinto della procura di Roma che ha già portato a 24 arresti e che vede indagato il parlamentare dell’Ncd Antonio Marotta, l’ex sottosegretario del governo Berlusconi Giuseppe Pizza e suo fratello Raffaele.

La perquisizione dei finanzieri in realtà scatta lo stesso giorno dei clamorosi arresti, il 4 luglio 2016, e a sorpresa piombano anche a casa di Mazzocchi dove, sopra un soppalco, trovano la busta con i soldi.

Da dove arrivano e dove erano diretti quei soldi?

E qual è il ruolo di Mazzocchi in tutta la vicenda di intrecci tra politica e affari e appalti aggiustati con mire neppure troppo vaghe di influire sulla giustizia, conoscendo in anticipo le notizie coperte da segrete grazie ad un  software?

L’intreccio è istituzionale ad altissimi livelli; lo si era già capito ma trovare un così alto funzionario persino con i soldi contanti dà un impulso ulteriore alle indagini.


Mazzocchi pur avendo un ruolo importante per la ricostruzione de L’Aquila è praticamene sconosciuto alle cronache e di lui non si parla quasi mai. Anche le sue tracce sul web sono praticamente nulle come se non fosse mai esistito…

Di lui non hanno mai parlato i grandi giornali.

Solo Il Giornale nel 2009 lo cita in quanto segretario dell’ex ministro all’ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, indagato per rati molto gravi. Mazzocchi fu interrogato dal pm Woodcock e racconto degli spostamenti e delle spese dell’ex ministro tutte addebitate allo Stato, persino quelle con l’elicottero per spostamenti anche brevi.

Si creò un certo imbarazzo. Era il 2009.

In seguito Mazzocchi è stato anche segretario di Marotta, indagato proprio nella inchiesta di oggi.

Dal 2009 è stato a Palazzo Chigi e nella struttura di missione per L’Aquila fino a ieri quando la notizia è arrivata anche nelle stanze vicine al premier Renzi e Mazzocchi è stato allontanato grazie all’istituto del comando.

Mandato dove?



TROPPI PUNTI DI CONTATTO CON L’ABRUZZO

Ma non è l’unico tassello che lega questa inchiesta con l’Abruzzo.

Nei giorni scorsi abbiamo raccontato del ruolo di Guglielmo Boschetti, della sua amicizia con Giovanni Legnini che la cricca voleva avvicinare per sistemare il software spia.

A finire nei guai è anche il manager dei call center, Roberto Boggio.

Anche lui il 4 luglio scorso ha subito una perquisizione della finanza.

In questo caso a casa sua sarebbero stati trovati 140 mila euro in contanti.

Boggio è il referente italiano della società Transcom Worldwide, che ha vinto l’appalto da 118 mln di euro per il  call center dell’Inps finito sotto inchiesta.

Boggio frequentava spesso l’ufficio di piazza san Lorenzo in Lucina, dove Raffaele Pizza organizzava i suoi affari e, come scopriranno gli investigatori, proprio mentre lo intercettano con Boggio, aveva fatto installare un disturbatore di frequenze. Precauzione inutile.

Secondo quanto riporta Il Fatto quotidiano i finanzieri del Nucleo Valutario annotano una conversazione che, stando agli atti, dovrebbe riguardare proprio la proroga di un appalto: «Pizza – scrivono gli investigatori – tranquillizza Boggio circa il positivo esito anche della proroga, facendogli intendere di poter influire favorevolmente in ordine alla decisione grazie alle sue altolocate conoscenze nell’ambiente, citando espressamente Sarmi (Massimo Sarmi, ex ad di Poste italiane spa, ndr) come persona in grado di ‘arrivare’ a Boeri, attuale presidente dell’Inps”.

E quando Boggio gli dice di aver sentito Boeri, Pizza replica: “Boeri ci penso io quand’è il momento, è amico di… ma siamo a livelli altissimi… con Sarmi se gli dico una cosa la fa… capito, non rompesse il c… quand’è il momento, io sono in grado di intervenire, amico amico suo proprio… è anche una persona di grandi qualità…».


Boggio è persona molto nota a L’Aquila perchè una delle sedi dei call center dell’inps si trova proprio a l’Aquila nel quartiere di Pettino dove lavorano 500 persone di cui la maggior parte precari nonostante la commessa milionaria e nessuna clausa contrattuale di stabilizzare il personale.


Ma chi è Roberto Boggio?

Nato a Firenze nel 1959 è  laureato alla Bocconi in Economia aziendale, dal 2000 al 2004 è stato direttore generale di Televoice, ex Giallo Voice, società posseduta al 100% da Telecom Italia, attiva nella gestione in outsourcing di contact center e servizi di telemarketing e teleselling.

Nel 2004 entrò in Transcom, multinazionale svedese dei call center, con il ruolo di country manager per l'Italia.

La sua è una carriera rapidissima che lo porta ad essere il vertice europeo della multinazionale.


    Boggio è membro del comitato di presidenza di Confindustria digitale ed è anche presidente di Assocontact, l'Associazione nazionale dei call center in outsourcing.

A L’Aquila oggi come nel 2009 i lavoratori sono in forte fibrillazione per il futuro incerto e le possibilità di ridimensionamento della società e del personale.
Nel 2009 subito dopo il terremoto Boggio fu quello che ordinò di cambiare sede e licenziò 270 persone.

Una parte fu recuperata e continuò a lavorare per Vodafone, che era il committente principale, altri decisero di fare causa all'azienda.

A supportarli però ci fu un solo sindacato, l’Ugl, mente tutti gli altri erano occupati in altre faccende. La giustizia diede ragione in prima grado ai lavoratori poi appello e Cassazione finirono il lavoro con una mazzata che non permise di ottenere nemmeno il risarcimento con grande sollievo per Boggio e la sua società.

Gli aquilani licenziati rimasero terremotati, abbandonati e senza lavoro.

Chi di terremoto ferisce, di terremoto (giudiziario) perisce.


a.b.