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Bussi, il sindaco: «schiaffo da Solvay, cittadini vittime»

Il sindaco riordina le idee dopo il dossier della commisisone parlamentare

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Il sindaco di Bussi: «menzogne e trattative irrispettose per sgravare Solvay»



BUSSI. Qualche giorno fa la Commissione parlamentare d’Inchiesta ha pubblicato il dossier sull’inquinamento di Bussi, denunciando “inerze ed inefficienze” nella gestione della vicenda del sito industriale.

Il sindaco Salvatore Lagatta si tira però fuori dalle responsabilità sottolineando che si tratta di inerzie e inefficienze «che fin dal primo momento l’Amministrazione comunale di Bussi ha combattuto per cercare di risolvere le gravissime questioni ambientali ed occupazionali che ne sono derivate».
Il primo cittadino ricorda oggi come il primo problema da affrontare sia stato quello relativo alla mancanza di un Piano di reindustrializzazione a cui va finalizzata la bonifica ambientale, come previsto dalla Legge 225 del 2010 che per questo aveva stanziato 50 milioni di Euro.
L’amministrazione comunale fin dal suo insediamento, nel 2013, emanò «con procedure assolutamente trasparenti e condivise con tutte le Istituzioni coinvolte», rivendica oggi il sindaco, un avviso pubblico a seguito del quale 22 aziende hanno manifestato interesse ad investire nel sito di Bussi.
Mancava inoltre il Piano di caratterizzazione del sito, in attesa di approvazione da 14 anni.
Il Piano è stato approvato nel febbraio 2015.
«A quel punto», sottolinea Lagatta, «continuava a mancare il progetto di Bonifica, mai realizzato dalla gestione commissariale dal 2008 in poi. Anche il progetto di bonifica e messa in sicurezza del sito viene approvato nel giugno del 2015 (dopo soli 4 mesi dal Piano di caratterizzazione)».
Il 17 luglio 2015, esattamente un anno fa, l’Amministrazione comunale, nel rispetto della procedura pubblica concordata con tutte le Istituzioni e sulla base di criteri approvati all’unanimità, procedette alla scelta del soggetto reindustrializzatore (UNIHOLDING) che sarà tenuto a garantire gli attuali livelli occupazionali oltre che a realizzare un nuovo investimento nel settore farmaceutico in grado di occupare ulteriori 200 persone.

L’IMPREVISTO
A questo punto accade ciò che nessuno poteva aspettarsi.
«Solvay», ricorda il sindaco, «invia il 28 luglio 2015 una lettera a tutte gli Enti coinvolti nella quale, contraddicendo i suoi precedenti impegni confermati perfino nella sua audizione dinanzi alla Commissione parlamentare d’inchiesta, comunica arbitrariamente di non avere intenzione di attendere indicazioni dalle Istituzioni oltre il 30 ottobre 2015, dichiarandosi libera di assumere autonomamente qualsiasi iniziativa»

In seguito a ciò mentre il Comune, conscio del pericolo a cui si andava incontro a seguito del disimpegno di Solvay dal percorso istituzionale che comprendeva anche obblighi di tutela occupazionale ed ambientale, «si adoperava per elaborare il testo di un Accordo di Programma condiviso da tutti nel rispetto della Legge 225 - che imponeva lo stretto collegamento fra bonifica e reindustrializzazione - le strutture competenti del Ministero dell’Ambiente, senza mai attivarsi in modo positivo e senza contribuire alla concretizzazione dell’Accordo di Programma, si limitava unicamente - solo due giorni prima della Conferenza dei Servizi del 30 ottobre 2015 - ad avanzare obiezioni, peraltro tutte immediatamente accolte ed inserite nell’Accordo, nonostante si trattasse di osservazioni a volte banali, fuori luogo e anche pretestuose», contesta il primo cittadino.
Tali osservazioni sono state prese a riferimento ed utilizzate «strumentalmente», garantisce Lagatta, da coloro che, a livello locale, si opponevano aprioristicamente alla soluzione indicata dall’Amministrazione comunale. Difatti a partire dal 1 novembre 2015 fino al 23 maggio 2016, data dell’ultima CdS, si è creata una sorta di consenso nei confronti della decisione di SOLVAY di scegliere autonomamente un diverso imprenditore a cui cedere l’azienda.
«Non occorre qui ricordare gli interventi e le interviste di deputati del territorio, di esponenti della Regione e di talune forze politiche locali contrapposte all’Amministrazione di Bussi», dice il sindaco.


SCHIAFFO DI SOLVAY
«In tal modo si è consentito a Solvay di dare uno schiaffo a tutte le Istituzioni che avevano lavorato fino al 23 maggio 2016 per una positiva soluzione, nel pieno rispetto della Legge 225 del 2010 per la bonifica e la contestuale reindustrializzazione. A partire da quella data le uniche certezze purtroppo sono le seguenti:
in assenza di Accordo di Programma SOLVAY non farà nessuna opera di messa in sicurezza del sito industriale interno; si sta cercando di mettere in discussione il progetto di bonifica pronto per essere attuato;
nessuno sta chiedendo al nuovo imprenditore individuato da SOLVAY nè il piano industriale nè le garanzie occupazionali e ambientali che, nell’ambito dell’Accordo di Programma presentato il 23 maggio 2016, si chiedevano a UNIHOLDING».

Secondo il sindaco sarà sfuggito , infine, alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta nella sua Relazione stilata il 27 giugno 2016, quanto affermato nella sentenza del Consiglio di Stato del 23 giugno 2016 che in sostanza libera Solvay da qualsiasi obbligo di bonifica, messa in sicurezza e analisi del rischio.
«Questo è il risultato ottenuto da chi in modo pervicace e ostinato, a partire dal 28 luglio 2015, ha lavorato per far saltare l’Accordo di Programma», continua il sindaco. «Purtroppo sono costretto a constatare che gli sconfitti sono i cittadini di Bussi e dell’intera vallata del Pescara che non hanno oggi alcuna idea dei tempi ancora occorrenti per la bonifica, oltre ai disoccupati dell’intero territorio che vedono il rischio di perdere nuove prospettive di lavoro. Particolare preoccupazione oggi ho anche per la sorte dei lavoratori ancora occupati nel sito SOLVAY, proprio alla luce della Sentenza del Consiglio di Stato».