DOPO LA TEMPESTA

Pescara: divieto di balneazione causa fogne e allagamenti in città nonostante i lavori

L’opposizione vuole capire che cosa non ha funzionato dopo i lavori da 2mln di euro

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Pescara: divieto di balneazione causa fogne e allagamenti in città nonostante i lavori



PESCARA. Da una parte acque bianche e nere che vengono scaricate nel fiume  e nel mare per evitare di sovraccaricare il depuratore; dall’altra zone di città comunque allagata nonostante i lavori... antiallagamenti (cioè quelli che avrebbero dovuto convogliare le piogge nei tombini e da questi nel collettore verso il depuratore).

L’unica certezza è che si spendono soldi se, poi, i benefici non si vedono o si creano ulteriori pericoli e danni di questo, non si preoccupa quasi nessuno.

Così dopo un giorno di pioggia la città di Pescara ha di sicuro retto meglio di alcuni anni fa eppure in alcune zone vi sono stati comunque allagamenti dopo mesi di lavori e milioni di euro spesi.

E sono sempre le stesse zone che si allagano come via Tibullo e la zona del Porto dove è chiaro che ad invadere androni e garage è proprio l’acqua piovana mista a fogna: i residenti raccontano la puzza inconfondibile. C’è il sospetto dunque che proprio le fogne non reggano all’urto della pioggia abbondante eppure i lavori sono    stati fatti di recente.

Di certo da oltre 24 ore vi sono stati sversamenti di fogna nel fiume e nel mare anche perchè le piogge sono cadute ad intermittenza anche sabato.

Per questo per la seconda volta il Comune di Pescara (ma non si capisce perchè solo questo…) ha emanato un divieto di balneazione per 48 ore temporaneo e cautelativo, cioè non basato su analisi dell’Arta ma sull’alta possibilità che il mare sia non balneabile proprio per effetto degli scarichi diretti dopo la pioggia.


Aca e Comune confermano scarichi nella zona del depuratore e lungo la parte finale del fiume (lo sfioro della madonnina documentato dai video) e nel Fosso Vallelunga (proprio il fosso dove nel 1997 si addensarono sospetti di scarichi diretti… che dunque si ripetono con certezza da almeno 20 anni)

Il Comune di Pescara informa che il divieto si estenderà per le 48 ore successive alla fine delle operazioni di sversamento.

«Non appena avremo notizie dall’Aca in tal senso», spiega il vicesindaco Enzo Del Vecchio, «provvederemo sia attraverso i mezzi di comunicazione che il diretto interessamento degli stabilimenti balneari a informare circa la revoca del divieto».

I divieti di balneazione, tuttavia, riguarderanno solo i punti classificati con “acque scarse” a nord (dalla Capannina ad Hai Bin), mentre per  la Riviera Sud, per Fosso Vallelunga , si estende dal Circolo della Vela alla Zattera”.

 

Da lunedì però quando la tempesta meteorologica sarà alle spalle riesploderà l’estate calda delle polemiche e già il centrodestra con Forza Italia annuncia   «un’azione amministrativa per individuare le risorse straordinarie utili per sostenere tutti quegli imprenditori, balneatori, commercianti, o anche semplici cittadini, che hanno subito danni per il nubifragio che ieri ha colpito il territorio di Pescara».

«Nel frattempo però», dicono il Capogruppo di Forza Italia alla Regione Abruzzo Lorenzo Sospiri e i consiglieri comunali di FI Marcello Antonelli, Vincenzo D’Incecco e Fabrizio Rapposelli, «pretendiamo chiarezza rispetto a quanto accaduto nel capoluogo adriatico che oggi ha iniziato la pesante conta dei danni: presenteremo un’interrogazione per capire perché in via Marconi non ha funzionato l’impianto di sollevamento, un disservizio sembra causato dalla mancata pulizia delle caditoie, perché piazza Spirito Santo si è allagata, cosa mai accaduta prima, perché i palazzi di via Tibullo si sono ritrovati con un metro d’acqua negli androni, perché in via De Gasperi c’è stata l’acqua alta, visto che il Comune ha appena speso 400mila euro in lavori di rifacimento delle condotte. Vogliamo capire cosa non ha funzionato e di chi è la responsabilità e chiediamo l’apertura di un’indagine perché il disastro verificatosi ieri a Pescara era perfettamente prevenibile ed evitabile».

«Non è accettabile», proseguono, «che dopo il Piano antiallagamenti di via Pepe-via Marconi-viale Pindaro-via Tirino, con la realizzazione di nuove condotte e nuovi impianti di sollevamento dotati anche di gruppi elettrogeni d’emergenza per impedirne il blocco durante i black out si siano verificati ancora allagamenti.  Di certo non è possibile mandare in fumo un’opera da 2milioni di euro per aver tagliato i fondi destinati ad Attiva per la pulizia della città, qui rasentiamo il ricorso alla Corte dei Conti».


In via Napoli un condominio intero, circondato dall’acqua, è rimasto isolato sino a tarda notte; idem i palazzi di via Tibullo e via Socrate, letteralmente sott’acqua; stesso copione in via Barilla e via Chiappini.

Per non parlare degli stabilimenti balneari della riviera sud alcuni dei quali hanno subito danni anche per i ritardi delle opere di ripascimento.