OPERE CONTESTATE

Vasche antiesondazione Pescara, le 5 irregolarità che potrebbero fermare il progetto

I dubbi esposti dal capogruppo di Fi, Lorenzo Sospiri

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Vasche antiesondazione Pescara, le 5 irregolarità che potrebbero fermare il progetto

ABRUZZO. Il progetto di realizzazione delle vasche antiesondazione a Rosciano e Cepagatti è un iter pasticciato di un’opera che, com’è formulata oggi, non va bene.

È quanto emerso nel corso della riunione della Commissione Via, come riferisce il capogruppo di Forza Italia, Lorenzo Sospiri, che ha presentato di nuovo le sue osservazioni. Manca ancora il curriculum dell’incaricato Responsabile dell’Istruttoria individuato dalla Regione; manca ancora lo studio sulle terre e rocce di scavo; sul sito internet della Regione è difficile reperire lo studio di incidenza ambientale, celato sotto altre voci, e sullo stesso studio non è riportata neanche la data di pubblicazione, dunque non si sa se siano stati rispettati i tempi.

Nei mesi scorsi il Governatore D’Alfonso è riuscito a sbloccare l’iter di un progetto iniziato con il Governo Chiodi, ossia la realizzazione delle 5 vasche o bacini di laminazione, ossia le vasche di espansione, necessarie per permettere al fiume Pescara di esondare in occasione delle piene ventennali, trentennali e cinquantennali.

Un’opera oggi obbligatoria perché nel tempo molti Comuni che corrono lungo l’asta hanno cementificato le aree naturali di esondazione e tutti ricordiamo gli effetti su Pescara dell’alluvione del 2 dicembre 2013, quando è stato necessario evacuare l’intero quartiere di Villaggio Alcyone e l’acqua ha invaso la golena sud e quella nord.

Ora il progetto prevede la realizzazione di quelle vasche negli abitati di Rosciano e di Cepagatti perché, paradossalmente, sono stati i Comuni più virtuosi, ossia i soli due Comuni che hanno lasciato correttamente libero il territorio a ridosso del fiume.

Le vasche vengono dunque realizzate, e, dovendo acquisire i terreni necessari per le opere, ciò accadrà tramite una legge che stabilisce la Servitù di allagamento, ovvero non ci saranno espropri veri e propri, anche per evitare il rischio di contenziosi che avrebbero allungato i tempi di cantiere con il rischio di perdere i 54milioni di euro di finanziamento, dunque i terreni, tutti di natura agricola, non verranno tolti ai proprietari, ma ci sarà solo una servitù e i proprietari potranno continuare a coltivarli, imponendo, però, comunque delle limitazioni, ossia dei danni.

Sospiri ha fatto approvare due emendamenti alla legge 7 del 2010, per garantire comunque un indennizzo nei confronti dei Comuni e dei cittadini che sono stati bravi, e dunque non hanno cementificato come a Manoppello o Spoltore, né hanno fatto opere folli come a Pescara con la diga foranea

Con il primo emendamento è previsto un ristoro per i proprietari dei terreni, che andrà da un minimo del 40 per cento del prezzo di mercato sino a un massimo del 75 per cento, a seconda se la superficie andrà a ospitare la vasca, o l’argine o solo la strada di accesso alla vasca.

Con il secondo è previsto per i Comuni virtuosi, ossia Rosciano e Cepagatti, il pagamento di un ristoro consistente nella realizzazione di opere di mitigazione delle criticità idrauliche, idrogeologiche e ambientali. Tuttavia approvati gli emendamenti, il Governatore non ha dato loro seguito, tanto che appena un mese fa lo stesso Consiglio comunale di Cepagatti ha approvato, per la seconda volta, un ordine del giorno esprimendo la propria contrarietà a quelle opere.

E quei documenti hanno avuto, ovviamente, voce in capitolo sul Comitato Via che ha puntualmente disposto la sospensione delle opere fino a quando la Regione non avrà definito i rapporti con i 170 proprietari interessati da un cantiere che comunque andrà a stravolgere la propria situazione.

Sospiri lo scorso 30 marzo ha presentato delle osservazioni tramite il portale on line Sportello Ambiente. «Teoricamente, dopo aver comunque perso 4 mesi di tempo sulla tabella di marcia, il Governatore D’Alfonso avrebbe dovuto aprire, suo malgrado, il valzer delle trattative – ha proseguito il Capogruppo Sospiri -. E invece abbiamo scoperto che, dopo un sopralluogo da parte della Commissione Via regionale, avvenuto lo scorso 3 aprile, sarebbero stati presentati integrazioni di documenti e studi relativi all’impatto ambientale del progetto e il 13 aprile scorso è stata inoltrata la richiesta di riavvio della procedura presso lo stesso Comitato Via. Ci siamo subito attivati per fermare le procedure e infatti abbiamo chiesto che ci venisse dato, a tutti i cittadini e i comuni interessati, almeno 60 giorni per poter esaminare attentamente il nuovo progetto; inoltre abbiamo chiesto che la Regione rendesse note le integrazioni presentate sull’impatto ambientale, al fine di garantire una opportuna e doverosa trasparenza a una procedura che interesserà 170 famiglie, i cui diritti vanno tutelati, nel pieno rispetto di quanto approvato dallo stesso Consiglio regionale. La Regione ha concesso 30 giorni e noi abbiamo subito ripresentato le nostre osservazioni, ma oggi a due mesi da quella data, nulla è cambiato, tanto che ho presentato nuove osservazioni, che ho illustrato nella nuova riunione di Commissione».


I 5 PUNTI CONTESTATI

Cinque i punti di contestazione – ha riassunto il Capogruppo Sospiri -: innanzitutto ha chiesto la relazione istruttoria e il relativo parere per formulare le osservazioni onde evitare un ricorso amministrativo per contrasto di legge e quindi inficiare l’intero procedimento, da parte dei cittadini e istituzioni interessati. Ha chiesto di nuovo il curriculum del Responsabile dell’Istruttoria individuato dalla Regione Abruzzo, per verificare il possesso dei requisiti che lo rendano adatto all’incarico. Manca ancora lo studio sulle terre e rocce da scavo da allegare allo Studio di Impatto ambientale e da sottoporre alla valutazione e prescrizione del Comitato Via.

Poi, lo Studio di Incidenza Ambientale inserito nel fascicolo sul sito della Regione ‘Sportello Ambiente’ viene posto sotto la voce ‘integrazione’, dunque risulta di difficile reperimento per i cittadini, in quanto andrebbe collocato sotto la voce VINCA. Infine, lo Studio sotto la voce ‘Integrazione’ contiene due file con lo stesso nome e oggetto, ossia ‘Studio di Incidenza Ambientale’ ma con dimensioni telematiche molto diverse: il primo contiene solo aspetti generali del progetto e nessuno studio sulla incidenza degli Habitat e il documento non è firmato; il secondo è stato inserito in un secondo momento e non vi è alcun riferimento alla data di pubblicazione del secondo file, importante invece per documentare la corretta documentazione sul sito e sui media in conformità con la normativa vigente.

«A questo punto riteniamo che tali questioni vadano senza dubbio chiarite prima di pensare di portare avanti le procedure fin qui confuse, pasticciate e mal formulate», chiude Sospiri.