LA SENTENZA

Concessioni spiagge: «il governo si faccia sentire a Bruxelles»

Necessario riavviare gare. Ministro Costa annuncia "riordino"

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SPIAGGIA ROSETO

ABRUZZO. La Corte di giustizia europea ha definitivamente bocciato, nella giornata di ieri, la proroga automatica delle concessioni demaniali per le spiagge decisa dall'Italia fino al 31 dicembre 2020, ultimo tentativo per aggirare la direttiva Bolkenstein per il mercato unico dei servizi approvata nel 2006.

E proprio mentre gli stabilimenti si riempiono, tornano a tremare tutti i circa 30mila 'bagnini' d'Italia: le concessioni dovranno andare a gara pubblica, hanno ribadito i giudici di Lussemburgo, sottolineando che per le 'perle del turismo' dovranno essere gare aperte alle imprese di tutta la Ue.

Ed è subito bufera politica, sul governo e l'Europa. Per la Cna Balneatori la sentenza è «un colpo durissimo» e tocca adesso al governo trovare gli strumenti che consentano alle imprese di continuare a lavorare.

Per Legambiente il pronunciamento è benvenuto, ed è tempo di una «riforma che punti su trasparenza, legalità e libero e gratuito accesso al mare» per almeno il 50% delle spiagge.

Il ministro per gli affari regionali, Enrico Costa, replica affermando che il governo ha «lavorato intensamente per predisporre le basi ed i principi di riordino dell'intera materia».

Ed assicura che saranno tutelati gli investimenti e valorizzate esperienze e professionalità di coloro che rappresentano le colonne del turismo balneare nel nostro paese.

Dalla Camera, il vicepresidente dei parlamentari di Area popolare, Sergio Pizzolante anticipa che la legge delega che garantisce un periodo di transizione ed i diritti acquisiti è pronta e dovrebbe essere presentata in uno dei prossimi consigli dei ministri.

Per Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari Italia Federturismo Confindustria, quello che sta avvenendo in Italia è una «suprema Ingiustizia perché è ormai noto a tutti coloro che hanno seguito questa vicenda, che le Concessioni dello stesso tipo di quelle di cui stiamo parlando che si trovano in Spagna o in Portogallo hanno ottenuto trattamenti completamente diversi e sono state tutelate dai rispettivi Governi con norme a tutela del valore economico e occupazionale che queste rappresentano».

Locordari ricorda che il Governo Iberico ha prorogato fino a 75 anni le concessioni in scadenza nel 2018, permettendo anche di regolarizzare tutte le situazioni abusive, e il Portogallo, la nazione di appartenenza dell’ ex presidente della Commissione europea Barroso, nel 2007 ha introdotto il diritto di preferenza per il concessionario uscente.

Per questi Stati non sono state sollevate obiezioni di sorta, non si sono aperte procedure di infrazione, anzi: la Commissaria alla Giustizia europea Viavian Reading con un comunicato Stampa del 2012 ha fornito i crismi per Ley de Costas che sarebbe stata approvata l’ anno successivo, nel 2013, con le giuste motivazioni a favore della tutela di migliaia di posti di lavoro, degli investimenti effettuati, dell’ importanza economica del comparto turistico balneare per l’ economia spagnola.
«E per l’ Italia – si domanda il Presidente di Assobalneari Confindustria – chi ha preso posizioni a Bruxelles a difesa di 30.000 aziende, di 300.000 posti di lavoro, di un indotto che gravita intorno al turismo balneare che rappresenta numeri di primaria importanza costituito da imprese fornitrici tipicamente italiane, professionisti e artigiani, e produttori di attrezzature che tutti vedono sulle nostre spiagge? Abbiamo avuto un manipolo di alcuni Parlamentari europei che hanno rappresentato le nostre istanze ma senza approdare a nulla».

Secondo Licordari il Governo ha le possibilità, la forza e soprattutto il dovere, di recarsi a Bruxelles per alzare il livello delle trattative con la Commissione europea che è l’ organismo preposto a emanare le Direttive che poi la Corte di Giustizia è tenuta a fare rispettare, ottenendo una proroga di almeno trent’ anni per le concessioni esistenti come ha fatto la Spagna. «E’ solo in questo modo che si potrà risolvere il problema delle concessioni balneari italiane, ma non solo: lo stesso problema lo hanno i concessionari delle Acque minerali, i concessionari dei Porti turistici, delle imprese della Nautica, dei commercianti ambulanti».

«Io ero convinto che a decretare la fine di una azienda fossero le leggi di mercato e la capacità imprenditoriale – conclude il Presidente di Assobalneari Italia Licordari - Oggi invece centinaia di migliaia di posti di lavoro sono a rischio perché lo affermano giudici provenienti da chissà quale Paese con un nome anche impronunciabile».