IL RICORDO

75 anni fa l’uccisione di Antonio Paoloemilio, eroe pescarese dimenticato

Lo ricorda Geremia Mancini

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75 anni fa l’uccisione di Antonio Paoloemilio, eroe pescarese dimenticato

PESCARA. Un eroe pescarese dimenticato: 75 anni fa, il 15 luglio 1941, nella zona di Guerra di Riyeka-Cettigne (oggi Montenegro) Antonio Paolemilio, nonostante fosse ferito, nel tentativo di soccorrere un suo ufficiale venne colpito mortalmente. Per questo fu insignito della medaglia d'argento al Valor Militare "alla memoria".

Antonio Paoloemilio era nato a Pescara il 18 gennaio 1914 da Tommaso e Cristina Falconi.

A soli 21 anni si arruolò volontario per la Campagna d’Etiopia e qui, grazie al suo ardimentoso temperamento, venne decorato con la croce di guerra al merito.

Tornato dall’Etiopia coronò il suo sogno di entrare nel Regio Corpo Agenti di Polizia dello Stato. Venne inviato presso la Questura di Teramo. Intanto aveva sposato Jolanda Fratini. Ma il 17 aprile 1941 dovette lasciare la Questura teramana e la famiglia perché assegnato al Battaglione Motociclisti Agenti di P. S. dislocato ed impegnato in operazioni di guerra nel Montenegro.

Il 15 luglio del 1941 lungo la dorsale stradale nei pressi di Rijeka- Cetinje (per i soldati italiani Cettigne) si verificò uno scontro violentissimo e sanguinoso tra le truppe italiane e quelle locali. Ed è qui che il giovane pescarese mostrò tutto il suo eroico e smisurato coraggio.

Per ricordare quei momenti non possiamo che far ricorso ad alcuni ritagli di giornali o alle menzioni ufficiali del tempo: « Il 15 luglio 1941 ad Ocevic, sulla rotabile Riyeka-Cettigne, in servizio di vigilanza e rastrellamento con un plotone di motociclisti, dopo tenacia resistenza dinanzi a preponderanti forze ribelli, non curandosi delle ferite già riportate, coadiuvava i compagni fino all'olocausto della sua giovane vita, dando esempio di alte virtù militari e di grande comprensione del proprio dovere».

Oppure «la guardia Paolemilio si contraddistinse per l’estremo coraggio e l’assoluta abnegazione: benché ferito, non volle ritirarsi dal combattimento e portò in salvo altri colleghi rimasti a loro volta feriti. Per tale eroico comportamento gli venne conferita la medaglia d’argento al Valor Militare alla memoria».

Ma più di tutte vale la motivazione che gli valse la Medaglia d’Argento al Valor Militare “alla memoria”: «Durante un combattimento contro bande armate, ferito ad una gamba, mentre stava per essere curato dall’ufficiale medico, visto cadere ferito un ufficiale in zona scoperta, in uno slancio di generoso eroismo, incurante del pericolo, raggiungeva il superiore e, nel trarlo al coperto, veniva mortalmente colpito. Z.O., 15 luglio 1941».

Nel luogo dove morì il coraggioso abruzzese fu eretto un cippo in suo ricordo. La “Tribuna Illustrata” dedicò una delle sue copertine, disegnate dall’artista Vittorio Pisani, all’eroica vicenda. Domani saranno trascorsi esattamente 75 anni da quel tragico giorno e crediamo sia giusto che la città di Pescara, la sua città, lo ricordi. 

Geremia Mancini, Presidente onorario Associazione Culturale "Ambasciatori della fame"