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Spese del Csm, i bilanci sono top secret. Consulta dovrà decidere

Corte dei Conti chiede di poter vedere i bilanci

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Spese del Csm, i bilanci sono top secret. Consulta dovrà decidere

Giovanni Legnini

ROMA. Il Csm non vuole comunicare le spese ai pm contabili della Corte dei Conti.

Dunque a breve dovrà decidere sul da farsi la Corte costituzionale dal momento che il consiglio superiore della magistratura con il suo no ha sollevato conflitto di poteri davanti alla Consulta che qualche giorno fa ha dichiarato preliminarmente ammissibile la doglianza.

Una formalità che però nulla ha a che fare con la decisione nel merito che dovrebbe arrivare a breve.

Il caso non è di certo recenti: la Corte dei conti nel 2015 avrebbe voluto verificare i bilanci «per l'aggiornamento annuale dell'anagrafe dei soggetti pubblici titolari di gestioni di denaro, beni o valori assoggettabili alla resa del relativo conto».

Dopo il no si è scoperto che è dal 1997 (ben 19 anni) che nessuno controlla.

Come ha raccontato nei mesi scorsi il settimanale Panorama i giudici contabili volevano semplicemente verificare come il Csm utilizzi un bilancio che nel 2013 (uno degli ultimi dati disponibili) era stato di 35 milioni di euro. Hanno così bussato alla porta del vicepresidente del Consiglio, Giovanni Legnini.

Come spiega sempre Panorama il Csm risponde che si ritiene non soltanto organo di rilevanza costituzionale, ma organo supremo dello Stato: non ha pertanto alcun dovere di rendicontazione.

«Del resto, spiega il segretario generale del Consiglio, "la regolarità contabile è garantita da elevate e specifiche professionalità", ovviamente interne al Csm, e da “controlli puntuali, seri e costanti"».

La Corte dei Conti, però, non si arrende e insiste. Il 21 febbraio una sentenza intima tassativamente al Csm di presentare il rendiconto entro 120 giorni. Il 4 marzo, all'inaugurazione dell'anno giudiziario, il presidente della sezione Lazio della Corte attacca le resistenze del Csm: Ivan De Musso critica «il peccato di superbia (...) mosso dall'insofferenza istituzionale di essere sottoposto al controllo di un altro organo dello Stato di cui non riconosce l'autorità».

Da qui la decisione del Csm di investire la Consulta che dovrà decidere a breve. Nel ricorso il Consiglio superiore della magistratura ha denunciato anche la «grave lesione dell'autonomia costituzionale della magistratura».