TRA LE CARTE

Nomina Di Pietro, Febbo arricchisce ancora l’esposto: infondata la risposta della Asl

Il caso arriva in Consiglio regionale. Il parere legale rilasciato dallo studio che difende le cliniche private

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Quando la Asl (di Chieti) strozza le cooperative non pagando i servizi ricevuti

Flacco e Paolucci

L’AQUILA. La nomina contestata del direttore amministrativo della Asl di Chieti, Sabrina Di Pietro, arriva in Consiglio regionale.

L’interpellanza del consigliere regionale di Forza Italia, Mauro Febbo, è stata infatti inserita nell’ordine del giorno dell’assise in programma martedì prossimo.

Toccherà dunque al presidente e commissario alla Sanità, Luciano D’Alfonso, esprimersi sulla vicenda controversa sulla quale il presidente della commissione Vigilanza ha acceso i riflettori su Di Pietro, già passata per la Asl di L’Aquila ai tempi di Roberto Marzetti e poi al Comune di Spoltore, suo luogo di residenza (è sposata con Lucio Matricciani da 39 anni quasi sempre in consiglio comunale) iniziando la sua carriera come vice segretario generale dell’ente.

«Sarà l’occasione per capire qual è la posizione del presidente D’Alfonso di fronte a quello che è diventato un vero e proprio caso», commenta un incuriosito Mauro Febbo.

Proprio oggi l’esponente di Forza Italia ha provveduto ad integrare con altri elementi l’esposto che ha presentato nel mese di maggio a Procura della Repubblica e Corte dei Conti.

Il posto di direttore amministrativo della Asl di Chieti è rimasto vacante per 9/12 mesi prima che venisse occupato da Sabrina Di Pietro «guarda caso», puntualizza Febbo, «proprio nel momento in cui la Giunta regionale approvava la Delibera per il Project financing dell’ospedale di Chieti».

Su questa nomina è intervenuta già la Asl chietina, diretta da Pasquale Flacco, più volte sollecitato fino alla minaccia di Febbo di rivolgersi alle forze dell’ordine.

Di fatto l’Asl ha sposato in pieno il parere dell’avvocato (della Di Pietro) Alessandra Rulli ma non avrebbe ancora sanato i dubbio. «Alimenta ancor di più i sospetti e appare assolutamente infondata», sottolinea Febbo. Dalla documentazione prodotta Febbo fa notare che non si rileva, «probabilmente per volontaria omissione», l’atto di nomina di Di Pietro quale direttore dell’Ex Onpi di Caprara- Spoltore.


L’ATTO DI NOMINA ALLA EX ONPI

Questo vuol dire, chiarisce Febbo, «che si ignora a che titolo sia stata nominata “Direttore” della Casa di Riposo. Una carenza che non permette di comprendere se il titolo di direttore all’epoca fosse legittimato da atti e provvedimenti amministrativi o avesse solo una natura illegittima e/o surrettizia. Inoltre non si fornisce alcun chiarimento sulla circostanza in discussione e cioè se l’ex Onpi sia stata autorizzata e/o accreditata per attività sanitaria o socio sanitaria o abbia fatto richiesta in tal senso. Alla luce degli elementi fin qui emersi e che ho portato all’attenzione degli Organi competenti, l’unica certezza è che l’ex Onpi di Spoltore non ha alcuna autorizzazione sanitaria o sociosanitaria».

Nel parere inviato dalla Asl, il legale, per giustificare la mancanza di ogni qualsiasi e qualsivoglia atto autorizzatorio, riferisce che dal trasferimento dei beni mobili e immobili dalla Regione Abruzzo al Comune di Spoltore “se ne deduce che il centro ex Onpi si è caratterizzato per essere struttura residenziale autorizzata dalla stessa Regione Abruzzo” ma ciò non ha nulla a che vedere con un atto autorizzativo”.

«L’ex Onpi», continua Febbo, «era “autorizzato” (se di autorizzazione vogliamo parlare) semmai solo per attività residenziale: si tratta infatti di una Casa di Riposo (albergo per anziani) che ha svolto e svolge da sempre attività socio assistenziale».

Nello stesso parere dell’avvocato Rulli viene evidenziato che la struttura aveva una capacità ricettiva di 80 posti letto ed era pertanto inquadrabile quale “struttura a prevalente accoglienza alberghiera”.

«L’ex Onpi di Spoltore quindi», va avanti l’esponente di Forza Italia, «non ha svolto attività sanitaria e/o sociosanitaria ma solo attività di natura socio assistenziale per cui non è possibile attribuire per semplici deduzioni o fantastiche illazioni, un’attività specifica come quella sanitaria e/o sociosanitaria che richiede necessari, imprescindibili e specifici requisiti ed autorizzazioni, previsti già in precedenza alla nomina del “Direttore” dottoressa Di Pietro. Oltre a questo, manca come legittima conseguenza anche il requisito dimensionale per stessa ammissione di controparte».

Per la nomina in questione è necessario che il candidato abbia svolto una qualificata attività di direzione tecnica o amministrativa in enti o strutture sanitarie pubbliche o private di media o grande dimensione. L’incarico svolto da Di Pietro presso l’ex Onpi di Caprara, Febbo lo ripete da settimane, non avrebbe il requisito necessario e imprescindibile richiesto ai fini della nomina a Direttore Amministrativo Asl, atteso che è essa stessa a dichiarare nel proprio curriculum che la struttura è dimensionata per un massimo di 80 posti, circostanza che il legale di controparte non smentisce e non giustifica, se non genericamente, dichiarando che l’ex Onpi “si colloca fra le strutture di grandi dimensioni”.

Dalle dichiarazioni della Asl e della Di Pietro secondo Febbo risulta chiaro che la struttura di Spoltore non avesse e non ha ancora oggi alcun personale medico o paramedico per lo svolgimento delle proprie attività. «Pertanto è palese l’infondatezza delle osservazioni e della risposta “teorizzata” dalla Asl in merito alla nomina della dottoressa Di Pietro».

CONFLITTO DI INTERESSI

Ma il consigliere regionale di Forza Italia contesta anche «un evidente conflitto di interessi» tra il legale incaricato da Di Pietro e la Asl teatina.

«Risulta fatto notorio che l’avvocato Rulli collabora attivamente e continuativamente nello studio dell’avvocato Tommaso Marchese, il quale procuratore, cosa altrettanto nota, patrocina numerosi contenziosi per conto di cliniche private contro la ASL teatina. E’ oltremodo incomprensibile – conclude Febbo – l’atteggiamento dei vertici della Asl teatina che continuano a non rivolgersi né agli Uffici interni all’assessorato alla Sanità né ai 3 uffici legali a disposizione per avere la certificazione che l’ex Onpi sia o meno accreditata».