LA SENTENZA

Traffico rifiuti, Cassazione cancella sentenze di condanna per Bellia e Minichilli

Nel frattempo è intervenuta la prescrizione che cancella le condanne

Redazione Pdn

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Traffico rifiuti, Cassazione cancella sentenze di condanna per Bellia e Minichilli

Walter Bellia




CHIETI. Sentenza di condanna annullata dalla Cassazione per intervenuta prescrizione.

 

I supremi giudici non hanno ritento infondato i ricorsi dell'imprenditore titolare della società Seab che opera nel campo del trattamento dei rifiuti, Walter Bellia, del fratello Angelo Fabrizio e dell'avvocato Maurizio Minichilli, consulente legale Seab.

I tre erano stati condannati in primo e secondo grado per traffico illecito di rifiuti, truffa ai danni della Regione Abruzzo e frode processuale. Ma sia la prima sentenza che la seconda sono state annullate.

I giudici della Cassazione si sono espressi in modo inequivocabile sulla non manifesta irrilevanza del ricorso su motivi basilari, ovvero l’assenza di prove in ordine all’avvenuto traffico illecito.

Già nella sentenza del tribunale di Chieti erano stati assolti tutti gli altri 11 imputati (titolari di discarica, trasportatori, tecnici di laboratorio) e non era stata riconosciuta nemmeno l’associazione per delinquere.

«Dall'accertamento eseguito dal consulente del pm in data 29/11/2007», scrivono i giudici nella sentenza, «nella discarica Vergine sulle acque di falda o di percolazione non era stata rilevata la presenza di elementi contaminanti di sorta: ora, se pure è vero che la sentenza impugnata ha sul punto spiegato non esservi alcuna certezza che le acque ivi presenti dovessero essere già inquinate alla data del novembre del 2007, è peraltro innegabile che, essendo l'attività di recapito dei rifiuti in tesi accusatoria pericolosi iniziata sin dal 2005, proprio l'esito delle analisi sui rifiuti abbia ancor più potuto rappresentare, nella motivazione della sentenza impugnata, un elemento probatorio certamente di non trascurabile rilievo nella classificazione degli stessi».

Ma gli imputati hanno pure contestato (e per la Cassazione il motivo è fondato) il fatto che siano stati utilizzati e ritenuti determinanti come prova i risultati di attività di prelievo e analisi effettuate nei confronti di soggetti già sottoposti ad indagini e che dunque avrebbero avuto diritto, secondo le regole previste agli articoli 220 e 223 cit., ad essere avvisate per partecipare, nominando un difensore ed  eventualmente un consulente di parte.

«Anche l'attività di campionamento, in quanto volta ad assicurare le fonti di prova e raccogliere quant'altro possa servire per l'applicazione della legge penale», scrivono i giudici della Cassazione, «deve essere compiuta, laddove già siano emersi indizi di reato, con l'osservanza delle disposizioni del codice».

I Bellia hanno anche contestato «la manifesta illogicità e contraddittorietà della motivazione» di condanna e il travisamento della prova dal momento che la S.e.a.b. aveva tutte le autorizzazioni,  compresa quella in deroga al divieto di miscelazione.

«II giudice di primo grado», hanno contestato i due fratelli nel ricorso, «ha basato la sentenza di condanna sulla circostanza relativa alla miscelazione stessa, la Corte d'appello avrebbe dovuto giungere ad una pronuncia assolutoria; al contrario, la stessa, non potendo più invocare la circostanza relativa al divieto di miscelazione ha argomentato per l'irrilevanza delle autorizzazioni essendo invece determinanti i quantitativi di rifiuti, tuttavia non fatti oggetto d'imputazione».

L’avvocato Minichilli annuncia che chiederà un risarcimento allo Stato per quanto subito.