MEMORIA CORTISSIMA

«Fogne in mare», «il Comune inquina», «sindaco indagato»: da 25 anni le stesse storie

L’inquinamento da sempre ha le stesse cause ma nel frattempo sono stati spesi miliardi...

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«Fogne in mare», «il Comune inquina», «sindaco indagato»: da 25 anni le stesse storie


ABRUZZO. Tutto nuovo, tutto vecchio. Scarichi abusivi che inquinano i fiumi, inchieste della magistratura, sindaci indagati, mare inquinato, balneatori “danneggiati” sul piede di guerra e poi promesse, promesse di lavori, tanti lavori e tanti soldi e poi ancora scarichi abusivi, inchieste, sindaci indagati….

E’ un loop che fa girare la testa quello che si è innescato negli ultimi 25 anni a Pescara sull’inquinamento del fiume e del mare pesantemente condizionati dalle qualità dei servizi idrici e fognari.

Lo si evince facilmente pescando a caso sui giornali dell’epoca e sembrano articoli scritti oggi…

Uno specchio necessario nel quale riflettersi con attenzione per capire cosa è stato e cosa accade realmente oggi.

 Abbiamo scelto solo quattro pagine. Ecco cosa si poteva leggere.


26 FEBBRAIO 1991


Il primo ritaglio è del Il Centro del 26 febbraio 1991 titolo: «Fogne, un affare da otto miliardi». Allora c’erano le lire ma i valori si sono rivalutati negli anni anche grazie alla nuova moneta a beneficio dell’unico gestore che il depuratore ha avuto in quasi 40 anni: il gruppo Di Vincenzo, lo stesso che gestirà l’impianto almeno fino al 31 dicembre 2016.

In quell’articolo si parlava delle proroghe concesse alla Sipes (Di Vincenzo) fin dal 1987 e dei miliardi che servivano per gestire gli impianti, allora praticamente nuovi essendo stati costruiti nel 1980.

Un quarantennio funestato da inchieste e proteste, tutte neutralizzate e dimenticate per conquistare nuove proroghe e vincere nuove gare fino al project financing del 2007 firmato con l’Ato, dove a fronte di canoni per circa 20mln di euro il privato si impegnava a costruire opere che prevedevano l’adeguamento ed il potenziamento del depuratore.

Cose che non sono state fatte nè contestate da alcuno.

Questi particolari emergono proprio mentre la Regione promette 127 mln di euro per tappare tutti gli scarichi e potenziare il depuratore  e magari costruirne uno nuovo. Soldi che potevano essere impiegati per altre opere se si fosse tenuto fede al contratto tra Di Vincenzo e l’Ato-Aca.



7 MAGGIO 1997        


 Il Messaggero titola «22 fogne finiscono nel fiume» gli occhielli precisano: «La Usl scopre la causa dell’inquinamento marino:oggi le analisi volute dai balneatori».

All’epoca a fare le analisi era l’istituto zooprofilattico ma i balneatori ne contestavano lo stesso la validità, evidentemente in contrasto con i loro affari.

Un articolo che davvero sembra scritto oggi e che il caso ha voluto porti la firma della giornalista Monica Di Fabio, oggi portavoce della giunta Alessandrini, l’amministrazione comunale pesantemente nell’occhio del ciclone  dell’opinione pubblica dopo i fatti dello scorso anno che sono valsi comunque una richiesta di rinvio a giudizio per sindaco e vice.

Nell’articolo si dà conto di come la Usl avesse scoperto ben 22 scarichi nell’ultima parte del fiume dal ponte di ferro alla foce che «immettono in mare quantitativi di batteri che nè i depuratori riescono a smaltire nè le correnti riescono  a trasportare fuori… »

Il numero però è indicativo «non esiste un censimento delle immissioni legali e non legali nell’alveo del fiume Pescara».

I dati sembrano allarmanti perchè sarebbero i più elevati da 15 anni (era il 1997).

E poi l’articolo continua: «E oggi pomeriggio presso la facoltà della D’Annunzio i balneatori della Fiba, l’assessore al turismo Carlo Masci, quello provinciale Enrico Paolini si incontreranno con la professoressa Angela Morgante che a partire da dopodomani farà i prelievi chiesti al laboratorio di merceologia: una sorta di contrappeso a quelli negativi della USl»

«Il danno è enorme dicono gli albergatori bisogna porvi rimedio».

In 25 anni invece non si è riusciti a «porvi rimedio»...  

Un dejavu che sa di beffa reiterata, come uno spettacolo teatrale che si ripete sempre uguale a se stesso: ma qui parliamo della salute pubblica, del benessere e della prosperità sociale ed economica di un popolo che è stata negata per negligenza e altro.

Se 22 scarichi sono stati scoperti nel 1997 e poi altri 50 dalla forestale nel 2006 e poi altri tra il 2015 ed il 2016 da Aca, Comune e Presidente della Regione ci sono molte cose che non tornano.

Quanti sono gli scarichi? Siamo sicuri che non siano sempre gli stessi? Dove sono le carte che certificano che tutti gli scarichi scoperti di volta in volta sono stati “gestiti” nel miglior modo possibile e dunque annientati?  


Insomma 20 anni passati invano per ritrovarsi oggi a ripetere le stesse cose, con gli stessi schemi e lo stesso fumo negli occhi.    

E lo stesso mare, gli stessi operatori economici che dicono le stesse frasi: roba che Darwin entrerebbe in una depressione profonda e irreversibile.

Giusto per curiosità si nota che nella stessa pagina altri titoli riguardano l’erosione delle spiagge (20 anni e problema non risolto ma centinaia di milioni di euro spesi) e lo scirocco che fa crollare alberi (problema risolto in parte grazie alla... natura con una buona fetta di pineta dannunziana distrutta di recente ed, in altra parte, con il taglio delle piante giudicate pericolose). Intanto a Francavilla c’era chi menava il vicesindaco… (“antipolitica” d’avanguardia…)


9 LUGLIO 1997


Quella fu una brutta giornata per l’allora sindaco Carlo Pace di Forza Italia che apprese dai giornali di essere indagato.

Titolo: «fiume inquinato, indagato Pace. Accusato di violazione della legge Merli il responsabile del depuratore».

L’allora pm d’assalto, Pasquale Fimiani, oggi giudice di Cassazione, contestava gravi reati ma aveva già capito (20 anni fa) che il problema centrale era la «inadeguatezza del sistema fognario».

L’ex sindaco doveva rispondere di aver «deturpato le bellezze naturali» e di aver «danneggiato le acque insieme all’allora responsabile della Sipes, Gaetano Cardano, che negli anni venne indagato più volte, fino all’ultima di Fangopoli, inchiesta scattata nel 2006 e conclusasi con una moltitudine di assoluzioni.  

L’articolo parla di più filoni, di indagini in corso, di perizie tecniche e di «Finanza e Forestale che percorrono il fiume alla ricerca di scarichi abusivi», ricerche che si ripeteranno più e più volte fino ai giorni nostri...

«La parte più delicata», si legge nell’articolo di Maurizio Cirillo, «riguarda Fosso Vallelunga che, stando alle indagini, scaricherebbe direttamente a mare senza passare attraverso il depuratore».

Ma di casi simili ce ne sarebbero molti altri…

Il problema della enorme carica batterica in mare -si diceva allora- poteva dipendere o da un cattivo funzionamento del depuratore o da molti scarichi di fogne nel fiume.

E poi c’è sempre qualcuno che agitava e soffiava sul fuoco più per guadagnare consensi che per perseguire realmente una finalità pubblica (altrimenti in 25 anni i problemi si sarebbero risolti) .

In quell’occasione si trattava del consigliere di An, Antonio Biase, che sosteneva l’esistenza di un progetto -poi sparito- che doveva servire ad adeguare le fogne. In un verbale di un consiglio comunale lo stesso Biase avvertiva il sindaco: «le fogne finiscono in mare: ho le prove fotografiche».

Insomma storie davvero incredibilmente uguali a quelle di oggi.

A memoria non si ricordano processi o sentenze eclatanti sull’inchiesta del 1997. Di certo l’inquinamento esiste ancora, così come gli scarichi abusivi.

Verrebbe da domandarsi come sia stato davvero possibile riuscire ad ignorare tutto quanto per così tante volte spendendo milioni ma senza risolvere i problemi.

Il sistema fognario all’epoca era giudicato non adeguato.

Nel frattempo è stato adeguato oppure no?

Non è per caso che il pm si riferisse al fatto che acque bianche e fogna viaggiassero insieme e per questo poi in caso di pioggia venissero sversate direttamente in mare come accade ancora oggi?  

Non è per caso che il pm ipotizzava anche già allora che il depuratore non fosse adeguato alla portata della città che cresceva?  



16 LUGLIO 1998

Passa un anno e (ovviamente) le cose non cambiano ma il titolo de Il Centro è ancora una volta un faro abbagliante: «E’ il Comune che inquina». Il servizio ecologico della Provincia di Pescara contesta al sindaco Carlo Pace quattro scarichi abusivi e una «multa da 500 milioni di lire…»

L’articolo ricorda come qualche tempo prima lo sfortunato sindaco di Spoltore era stato multato per le medesime ragioni con una «cifra astronomica di 2miliardi di lire» per un totale di 21 scarichi.

Dietro la guerra degli scarichi c’erano anche questa volta più basse ragioni politiche, sterili e infruttuose, tra la destra di Palazzo di Città e la sinistra di Regione (Antonio Falconio) e Provincia (Luciano D’Alfonso).

Il Centro ricorda che la sanzione arrivava dalla Provincia di Pescara e contestava al sindaco la presenza di 4 scarichi abusivi tra «via Lago di Cerviello, del ponte di Villa Fabio,  del museo delle Genti d’Abruzzo,  e a 50 metri dal ponte ferroviario».

Il sindaco Pace denunciò invece ritorsioni politiche e ricordò il progetto  della sua amministrazione per «dare una soluzione al problema dell’inquinamento del fiume con progetto preliminare approvato da tempo  per l’eliminazione degli scarichi abusivi da convogliare nel depuratore». E c’era pure un progetto esecutivo pure approvato dalla giunta.

Le stesse cose che dice oggi la Regione con nuove centinaia di milioni (127) da spendere «per risolvere il problema dell’inquinamento».

Ma quei lavori di cui parlava Pace che fine hanno fatto?


Difficile non porsi serie domande su questi fatti del passato che ci forniscono elementi importanti per giudicare quelli di oggi.

La verità è che a questa fetta di territorio sono stati negati i beni primari come un ambiente sano e possibilità di sviluppo ma soltanto perchè i tantissimi amministratori che si sono avvicendati non sono riusciti a risolvere il problema più impegnati a spendere soldi per appalti.

Il risultato: un limbo lungo 30 anni fatto di torpore immobile e inconcludente.

Alessandro Biancardi