LA RIVOLUZIONE

Elettrodotto Villanova. «Terna ha mentito per ottenere incentivo da 19 mln di euro»

«Ritardo per cause esterne: tumulti e sommosse popolari». Di Pasquale scrive all’autorità per l’energia

Redazione Pdn

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Elettrodotto Villanova. «Terna ha mentito per ottenere incentivo da 19 mln di euro»



 

ABRUZZO. Mentre continua l’azione risarcitoria da parte di Terna nei confronti del perito Antonio Di Pasquale e alcuni proprietari terrieri che nei mesi scorsi si sono opposti alle immissioni, arriva una boccata d’ossigeno per la multinazionale.

La battaglia legale va avanti con richieste risarcitorie milionarie da parte della società anche per incamerare i 19 milioni di euro del premio derivante dal meccanismo incentivazioni.

Soldi persi perché lavori svolti in ritardo?

No: dalla deliberazione dell’Autorità per l’energia del 24 giugno scorso si scopre, infatti, che l’agognato incentivo è stato riconosciuto.

A riferirlo proprio Di Pasquale che ha però ha scritto all’Autorità per l’energia per smentire le ricostruzioni di Terna secondo cui i ritardi nella realizzazione dell’opera siano da attribuire ai cittadini.

Il termine ultimo per concludere i lavori ed ottenere l’incentivo era stato infatti fissato al 31 dicembre del 2015. Data sforata di un mese per colpa, dice Terna, di «sommosse popolari, tumulti, sabotaggi, atti vandalici e le violente opposizione dei proprietari dei fondi interessati dalle opere».

Insomma tutti motivi estranei alla volontà della società, alcuni dei quali, però, smentiti non solo dai cittadini stessi ma dalla Procura di Lanciano che nelle scorse settimane ha chiesto l’archiviazione per i cittadini denunciati sostenendo che «nessuna violenza c’è stata» in una delle giornate più calde, quella dell’8 luglio 2015

Ma questo l’Autorità per l’energia non lo sa, tanto che nel verbale che autorizza l’incasso del premio si sottolinea, sposando dunque la tesi di Terna, che «il ritardo nel raggiungimento della milestone per l’anno 2015 è ascrivibile a cause di forza maggiore estranee alla volontà della società ed imprevedibili, documentate dalla società nell’ambito dell’istruttoria».

Ma l’Abruzzo non sta a guardare.

Di Pasquale ha infatti scritto all’Autorità per mettere in chiaro alcuni punti fermi.

«La società», spiega il perito, «travisando i fatti realmente accaduti, per vedersi riconoscere l’incentivo di milioni di euro e non essere assoggettata a penali, con estrema spregiudicatezza continua ad attribuire colpe e responsabilità agli Enti Pubblici preposti al rilascio delle autorizzazioni nonché alle persone che legittimamente hanno manifestato il loro dissenso chiedendo il rispetto delle leggi».

«La società», insiste il perito, «non si è fatta scrupolo, di violare le Leggi nonché mentire, minacciare, denunciare e citare in giudizio persone innocenti con conseguente enorme dispendio di energie e pubbliche risorse».

Dunque Di Pasquale chiede all’Autorità per l’energia di «verificare se la stessa è legalmente meritevole degli altri incentivi  fino ad oggi ricevuti ed afferenti altre opere di pubblica utilità» ricordando anche l’archiviazione per i cittadini accusati ingiustamente.

Il perito chiede, ancora una volta, anche di sequestrare l’elettrodotto Villanova – Gissi «ordinando la demolizione in quanto opera indubbiamente costruita in abusivismo per mero lucro della società proponente, violando Leggi e Diritti a danno di tutta la collettività».