INDUSTRIA

LFoundry. Cgil, chiarezza su acquisizione 70% dei cinesi

«Sconosciuto il piano industriale»

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LFoundry. Cgil, chiarezza su acquisizione 70% dei cinesi

AVEZZANO. L'acquisizione da parte di Smic del 70% delle quote dello stabilimento di Avezzano LFoundry rappresenta un punto di svolta per la societa' italo-tedesca ma la Fiom Cgil non nasconde alcune perplessità.

Prima tra tutte la mancanza, al momento, di informazioni riguardo il piano industriale ed il relativo piano di investimenti, informazioni fondamentali per capire le intenzioni sul futuro del sito marsicano.

La Smic (Semiconductor Manufactoring International Coporation) e' un colosso asiatico con sede a Shanghai che nel 2015 ha registrato un fatturato di 2,24 miliardi di dollari.

SMIC è una delle principali semiconductor foundries nel mondo e la più grande e avanzata foundry in Cina. Si tratta della prima acquisizione da parte di SMIC di un'entità al di fuori del contesto cinese e segna un importante passo in avanti nella strategia di internazionalizzazione della Compagnia. Inoltre, attraverso questa acquisizione, SMIC entra ufficialmente nel mercato globale dell'elettronica automobilistica, settore in cui LFoundry è focalizzata.

«L'incontro al Mise - sostiene il sindacato - deve affrontare non solo la questione dell'acquisizione ma anche il risultato dell'accordo sottoscritto nel 2013. Fondamentale e' capire il piano industriale nella sede che ha visto il Governo italiano impegnato nell'operazione industriale LFoundry. E' opportuno ricordare sia l'impegno economico del Governo che l'utilizzo di ammortizzatori sociali». La prima impressione, dalle poche notizie che emergono - secondo la Fiom-Cgil - e' che la Smic, sia per vocazione sia per capacita' tecnologica, voglia mantenere la caratterizzazione di LFoundry della fabbrica di Avezzano con la conseguenza di qualificarsi sempre piu' come sito produttivo e meno come sito con possibilita' di sviluppare prodotti propri.

«Il precedente passaggio di mano da Micron ad LFoundry», sottolinea il sindacato, «insegna che massima attenzione va posta su questa vicenda soprattutto per il futuro dei lavoratori. Non dimentichiamo infatti che, per quanto ad oggi la situazione dello stabilimento sia discreta, il piano industriale prospettato nel 2013 e' stato solo parzialmente rispettato».