LE CONSEGUENZE

Inquinamento e depuratore: necessario un nuovo collettore, ma quello che c’è fu terminato 6 anni fa

Progettato nel 1990: ecco cosa succede se l’amministrazione pubblica è lenta

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Inquinamento e depuratore: necessario un nuovo collettore, ma quello che c’è fu terminato 6 anni fa

PESCARA. Man mano che passano i giorni sembra che gli amministratori locali di Pescara siano costretti a perdere un pò di terreno ammettendo qualche verità taciuta per decenni.

Così ieri è stata la volta del vicesindaco Enzo Del Vecchio che incalzato dal consigliere comunale Massimiliano Di Pillo del M5S, rispondendo ad una interrogazione,  ha dovuto ammettere, precisare e ripetere qualche concetto già espresso “fugacemente” qualche giorno fa .

Quello che è ormai chiaro è che il depuratore è insufficiente e questo accade perchè le fogne hanno un “unico tubo” che trasporta acque bianche (piovane) e acque nere (fogna).

Dunque, la soluzione scovata è quella dello sdoppiamento della attuale rete.

Ma anche in questo caso, oltre al fatto che qualcuno avrebbe dovuto prevederlo, occorrono forse centinaia di milioni di euro e lavori per altri trent’anni?


DEL VECCHIO: «CI VUOLE UN NUOVO COLLETTORE CHE COSTA MILIONI»

«Abbiamo ancora un sistema misto nonostante una legge di qualche anno fa… », dice Enzo Del Vecchio che,  parlando a braccio non sembra avere freni, anche perchè nessuno sembra aver sentito quel «nonostante», ed aggiunge «fino a qualche tempo fa la cosa aveva poca importanza perchè il depuratore riusciva a gestire tutto. Mentre oggi il depuratore ormai è al limite della gestione delle acque reflue. Di Baldassarre, l’amministratore unico dell’Aca dice il vero: ci vuole  ampliamento del depuratore ma è una spesa enorme e poi c’è bisogno della separazione delle acque. In alcune zone stiamo già intervenendo con al separazione. Tra il dire ed il fare ci vogliono i milioni».

Nel suo breve intervento Del Vecchio non ha il tempo di contestualizzare meglio i dati “storici” e dire per esempio che il collettore rivierasco è stato terminato nel 2010, cioè appena sei anni fa, dopo anni di disagi per cantieri invernali che venivano richiusi d’estate.  

Ma Del Vecchio dice anche che  «fino a poco tempo fa il depuratore riusciva a gestire tutto».

Il «poco tempo fa» a quando risale?

Da quanto ha già rivelato PrimaDaNoi.it  possiamo dire con certezza che l’esigenza di ampliare il depuratore si era certamente sentita nel 2005 cioè 10 anni fa (e c’erano già Del Vecchio e D’Alfonso) perchè è in quel periodo che nasce l’idea dell’ultimo “ampliamento “, obbligo poi calato nel project financing che l’Ato firma con Biofert-Di Vincenzo a cui affida in continuità la gestione.

I lavori non furono mai realizzati e per questo il depuratore ancora oggi è «insufficiente».  

Un altro ampliamento, pure previsto e pagato, risale agli anni ‘90 all’epoca del Fangodotto mai entrato in funzione, altro incredibile tassello di pessima amministrazione e di giustizia negata le cui conseguenze paghiamo ancora oggi.

Dunque si potrebbe affermare con certezza che quando si avviarono i lavori del collettore rivierasco (quello che oggi si dice si dovrebbe sdoppiare), forse persino quando venne progettato, gli amministratori pubblici erano ben consapevoli che questa opera sarebbe stata insufficiente e non più adatta alle esigenze.

Allora la domanda vera sarebbe questa: perchè si è progettato un collettore costato decine di milioni di euro che è opera che crea problemi quando già si sapeva che la soluzione era lo sdoppiamento della rete?

La vicenda -che pare assurda- invece è uno schema consolidato già ripetuto più volte, per esempio, con i lavori del porto: anni ‘90 si costruisce il nuovo porto, nel 2000 compare la diga foranea, nel 2005 le nuove banchine che contribuiscono a tappare il fiume e accrescono l’insabbiamento, 2006 già si parla di nuovo porto, 2008 si ammettono gli errori e si cercano almeno 150 mln di euro per ridisegnare l’assetto dello scalo, 2016 il progetto realizzato 10 anni prima non ha ancora superato tutte le barriere della burocrazia.

Un buon progettista avrebbe dovuto immaginare che la città del cemento si sarebbe espansa e avrebbe dovuto prevedere le conseguenze di oggi. Amministratori più attenti e coscienziosi avrebbero imposto scelte diverse, più utili e persino meno costose a conti fatti.

E se avessero avuto contezza della realizzazione di un'opera ormai obsoleta o dannosa avrebbero dovuto fermarla o aggiornarla.

    

IL COLLETTORE : L’OPERA FARAONICA DELLA PRIMA REPUBBLICA

Il collettore rivierasco, così come tutti gli altri collettori presenti in città, aveva lo scopo di raccogliere tutte le acque bianche e le acque nere. Fu progettato agli inizi degli anni ‘90.

I lavori sono durati più di 15 anni tra stop and go e lentezza cronica.

L’ultimo chilometro e mezzo di tracciato compreso tra via Cavour-rotonda Paolucci e via Solferino (dove è stato collocato un tubo in cemento armato) e fino al confine con Montesilvano (tratto nel quale è stata utilizzata una tubatura in Pvc) è stato appaltato intorno al 2004 alla ditta Di Prospero Sas di Pescara grazie a un'offerta al ribasso del 22 per cento.

Alla gara parteciparono 147 ditte che cercarono di accaparrarsi i lavori per 2,7 mln di euro.

Nel 2006 l’allora assessore ai lavori pubblici della giunta D’Alfonso, Armando Mancini (oggi manager della Asl di Pescara) spiegava: «il collettore servirà a drenare soprattutto le acque bianche, acque piovane, nella zona nord della città. Rispetto al progetto iniziale, i lavori sono stati largamente ridimensionati nei costi e nella realizzazione, perché in quell'area ci sono solo la pineta e gli stabilimenti balneari e gli allacci alle case sono pressoché inesistenti. Il completamento dell'opera dovrebbe eliminare i problemi degli allagamenti nel tratto più a nord della Riviera, così come è avvenuto nel tratto già completato. Niente collettore, invece, sulla Riviera sud: il Comune sta facendo uno studio di dettaglio per creare un sistema di vasche sotterranee dotate di pompe idrovore in grado di scaricare le acque direttamente nel fiume».

Nel fiume invece da almeno dieci anni ci finisce anche la fogna.

Sempre in quel periodo l’Aca spiegava i lavori così: «si tratta di un intervento di fondamentale importanza, perché renderà più funzionale ed efficiente il sistema fognario di tutto il litorale della città adriatica soprattutto in vista della nuova stagione balneare».

Peccato che a distanza di molto tempo si è scoperto anche altro.

IL DOCUMENTO: LA RELAZIONE TECNICA  (DELIBERA DI GIUNTA COMUNE DI PESCARA 976 DEL 2005)

RELAZIONE

L’Amministrazione Comunale di Pescara ha affidato, giusta scrittura privata n. 17 del 22.12.1995, l’incarico di progettazione preliminare-definitiva-esecutiva, coordinamento della sicurezza e direzione lavori dell’opera denominata “Completamento del collettore rivierasco e innesti di collegamento” ai seguenti professionisti:

  • Ing. Bellafronte Taraborrelli (capogruppo),

  • Ing. Giuseppe Di Michele,

  • Ing. Paolo Rossi,

  • Arch. Marcello D’Alonzo.

Con deliberazione di G.C. n. 159 del 18.03.2003 è stato approvato il progetto preliminare – 2 lotto – dell’opera in parola per l’importo di € 4.258.000,00.

Con deliberazione di G.C. n. 773 del 13.11.2003 è stato approvato il progetto definitivo dell’opera già citata “Completamento del collettore rivierasco e innesti di collegamento – 2 lotto” di complessivi € 4.258.000,00.

A seguito della predetta approvazione, la stessa Amministrazione Comunale ha rilevato la necessità di realizzare i lavori di che trattasi a stralci funzionali, ritenendo che, così facendo, si potesse definire al meglio le soluzioni della delicata problematica legata alla riqualificazione della rete fognaria della Città.

Per tale ragione, sono stati affidati una serie di lavori a trattativa privata, ai sensi dell’art. 24, comma 1 lett. 0a) e lett. a), della Legge 109/94 e s. m. e i., che ha comportato una spesa complessiva pari ad € 1.472.383,67, per cui il finanziamento restante per lavori risulta essere pari ad € 2.527.616,33 degli € 4.000.000,00 iniziali.

Per quanto sin qui detto, i progettisti incaricati hanno avuto mandato dall’Ente di redigere, sulla base della progettazione definitiva approvata con deliberazione di G.C. 773/2003, un progetto definitivo-esecutivo di complessivi € 2.785.616,33, che prevedesse alcune modifiche sostanziali al citato progetto definitivo, sia in virtù dei lavori già eseguiti per € 1.472.383,67, sia in virtù delle nuove esigenze riscontrate dal competente Settore Tecnico Comunale.

Il progetto definitivo-esecutivo in parola di complessivi € 2.785.616,33 è ripartito come segue:

Voci del quadro economico

Lavori a misura, a corpo, in economia

2.048.256,31

Oneri di sicurezza

52.000,00

Sommano

2.100.256,31

Somme a disposizione:

IVA su lavori ed oneri

210.025,63

Rilievi, accertamenti ed indagini

24.000,00

Imprevisti IVA compresa

150.833,11

Incentivo art. 18 – 25% di 2%

10.501,28

Spese tecniche, IVA ed oneri compresi

258.000,00

Accantonamento art. 26

21.000,00

Spese pubblicità

11.000,00

Sommano

685.360,02

Totale progetto

2.785.616,33

Il Responsabile Unico del Procedimento è l’Ing. Michele Di Pasquale che ha reso la prescritta dichiarazione ai sensi dell’art. 47 del regolamento di attuazione delle legge quadro, in materia di LL. PP. del 11.02.1994 n. 109 e s. m. e i, con la quale viene validato il progetto esecutivo.

Il progetto definitivo-esecutivo è stato redatto in conseguenza del progetto definitivo, ai sensi dell’art. 35 del Regolamento di attuazione della legge quadro in materia di LL.PP. del 11.02.1994 n. 109 e s. m. e i.

Per quanto sin qui esposto si sottopongono gli elaborati progettuali per la relativa approvazione da parte della Giunta Comunale.

L’INCARICATO                                           IL DIRIGENTE

Geom. Sergio Di Pietrantonio            Ing. Vincenzo Cirone